incesto
Il marchio della notte
Angel1965
30.03.2026 |
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"Quando finalmente lei si sollevò, lasciandolo ansimante e umiliato, Gislene si sdraiò accanto a lui, tracciando un
dito sulle sue labbra bagnate..."
Gislene domina Angelo in una notte dipassione sfrenata, spingendolo oltre i suoi
limiti con un mix di piacere e umiliazione.
Mentre il suo corpo cede al desiderio
proibito, Angelo si rende conto che questa
notte lascerà un segno indelebile.
Le dita di Gislene scivolavano pigre lungo il torso sudato di Angelo, tracciando cerchi attorno ai capezzoli ancora
indolenziti, mentre la sua voce calda e vellutata gli sussurrava all’orecchio parole che gli facevano contrarre lo
stomaco. «Não adianta ficar mole agora, cunhado… A noite mal começou.» La pressione delle sue unghie
affondava appena nella pelle, abbastanza da fargli sentire il bruciore, mentre l’altra mano continuava ad
accarezzargli il cazzo, ormai tornato a una semierezione pulsante sotto le sue dita esperte. Il suo alito, carico
dell’odore muschiato del sesso appena consumato, gli solleticava il collo ogni volta che parlava, e Angelo sentiva
il proprio respiro farsi più corto, il corpo che rispondeva contro la sua volontà.
Non c’era tempo per recuperare. Non c’era spazio per i rimorsi. Gislene si sollevò su un gomito, il suo corpo
snello e lucido di sudore che si staccava dalle lenzuola umide con un fruscio sensuale. Lo guardò dall’alto, i
capelli scuri appiccicati alle tempie, gli occhi neri come pozze di peccato. «Você acha que eu ia deixar você sair
daqui sem provar tudo de você?» La sua mano scivolò giù, oltre il suo addome, fino a sfiorargli l’ano con un dito
bagnato di lubrificante residuo. Angelo sussultò, le cosce che si tendevano istintivamente, ma lei premette più
forte, il polpastrello che disegnava cerchi lentissimi attorno a quel punto proibito. «Relaxa, cunhado. Você vai
gostar… ou pelo menos, vai aprender a gostar.»
Non gli diede il tempo di rispondere. Con un movimento fluido, Gislene si spostò giù lungo il suo corpo, le labbra
che lasciavano una scia umida sulla sua pelle, i denti che graffiavano appena l’interno coscia. Quando arrivò
all’altezza dei suoi fianchi, lo costrinse a girarsi sul ventre con una spinta decisa sulle spalle. «De quatro, como
uma cadela.» La sua voce era un ordine, non una richiesta. Angelo obbedì, il sangue che gli pulsava nelle
orecchie, le mani che affondavano nel materasso mentre si metteva carponi, il culo esposto, vulnerabile. Sentì il
letto muoversi quando lei si sistemò dietro di lui, le sue ginocchia che si insinuavano tra le sue gambe,
aprendolo.
Il primo contatto fu umido, caldo. La lingua di Gislene, larga e skillata, iniziò a leccargli l’ano con movimenti lenti
e circolari, la punta che premeva appena contro la resistenza del muscolo. Angelo gemette, le dita che si
aggrappavano alle lenzuola, il corpo diviso tra il disagio e un piacere travolgente che non aveva mai osato
immaginare. «Assim… bem molinho pra mim.» Le sue parole erano soffocate contro la sua pelle, la saliva che
colava giù, mescolandosi al lubrificante che lei aveva iniziato a spargere con le dita. Non era più una carezza. Era
una preparazione meticolosa, quasi clinica. Un dito affondò dentro di lui, stretto, insistente, e Angelo sobbalzò,
un suono strozzato che gli sfuggiva dalla gola.
«Shhh… respira, seu otário.» Gislene non si fermò. Il dito si muoveva dentro di lui con una lentezza sadica,
allargando, esplorando, mentre la sua altra mano gli massaggiava le palle, pesanti e piene. «Você é tão
apertadinho aqui… vai doer pra caber tudo, mas eu quero sentir você gemer.» Un secondo dito si unì al primo,
scivolando dentro con un movimento rotatorio che gli strappò un grido. Il bruciore era intenso, quasi
insopportabile, ma c’era qualcosa di oscuramente eccitante nel modo in cui lei lo dominava, nel modo in cui il
suo corpo, nonostante tutto, cominciava a rispondere, il cazzo che si induriva di nuovo contro il materasso.
Quando aggiunse il terzo dito, Angelo sentì le lacrime pungergli gli occhi. «Porra, Gislene… não dá…» Ma lei rise,
un suono oscuro e soddisfatto, mentre le sue dita si muovevano dentro di lui con una precisione che lo faceva
tremare. «Dá sim, seu viado. Você foi feito pra isso.» Il dolore si mescolava a un piacere proibito, una sensazione
di pienezza che gli faceva venire la pelle d’oca. Le sue proteste si trasformarono in gemiti quando lei iniziò a
muovere le dita in un ritmo costante, sfregando contro quel punto interno che gli faceva vedere le stelle.
Non gli diede il tempo di abituarsi. Con un movimento fluido, Gislene si ritirò, lasciandolo vuoto e tremante, solo
per sentire un momento dopo la punta del suo cazzo premere contro di lui. «Agora você vai saber o que é ser
comido direito.» Angelo non ebbe il tempo di prepararsi. Con una spinta decisa, lei affondò dentro di lui,
centimetro dopo centimetro, il suo cazzo spesso che lo apriva con una crudezza che gli mozzò il fiato. «Caralho…
é tão quente aqui dentro…» Gislene ansimava, le mani che gli affondavano nei fianchi, le unghie che gli
segnavano la pelle mentre iniziava a muoversi, con colpi lenti e profondi che lo facevano vedere nero.
Ogni spinta era una punizione, un claim di possesso. Angelo sentiva il suo corpo cedere, il dolore che si
trasformava in qualcosa di più oscuro, di più primale. Le sue braccia tremavano, incapaci di reggerlo, e alla fine
collassò sul letto, il viso sepolto tra le lenzuola, mentre lei continuava a scoparlo senza pietà. «Isso… toma tudo,
seu putinho.» Le sue parole erano un mantra, ogni sillaba accompagnata da una stoccata che lo faceva gemere.
Angelo sentiva il suo cazzo pulsare, duro contro il materasso, tradendo quanto, nonostante tutto, il suo corpo
amasse essere usato così.
Quando Gislene accelerò il ritmo, i suoi fianchi che sbattevano contro le sue natiche con un suono umido e
osceno, Angelo non riuscì più a trattenersi. Venne con un grido soffocato, il seme che schizzava sul materasso
sotto di lui, le cosce che tremavano incontrollabilmente. Ma lei non si fermò. Anzi, le sue spinte diventarono
ancora più violente, il suo respiro sempre più affannoso mentre lo penetrava senza sosta. «Vou gozar dentro de
você, seu cachorro… vou marcar você pra sempre.» Le sue parole furono l’unico avvertimento prima che Angelo
sentisse il suo cazzo pulsare dentro di lui, riempiendolo di sperma caldo, spinta dopo spinta, fino a quando non
furono entrambi esausti, sudati, distesi sul letto come relitti.
Non ci fu tempo per recuperare. Gislene si ritirò con un gemito soddisfatto, lasciandolo vuoto e tremante, ma
non era finita. Con un movimento rapido, lo costrinse a girarsi sulla schiena, poi si sistemò a cavalcioni sul suo
viso, il suo culo ancora bagnato del suo stesso sperma che premeva contro la sua bocca. «Agora limpa a bagunça
que você fez, cunhado.» Angelo non ebbe scelta. Le sue labbra si aprirono, la lingua che iniziava a leccare,
assaporando il mix di lubrificante, sudore e sperma, mentre lei si abbassava sempre di più, soffocandolo con il
suo peso. «Isso… lambuzado assim eu gosto.» Le sue cosce lo stringevano come una morsa, e Angelo sentiva il
suo stesso seme colargli giù per la gola mentre cercava di respirare, le narici piene del suo odore.
Quando finalmente lei si sollevò, lasciandolo ansimante e umiliato, Gislene si sdraiò accanto a lui, tracciando un
dito sulle sue labbra bagnate. «Agora sim, você está pronto pra voltar pra sua esposa.» Rise, un suono oscuro e
trionfante, mentre Angelo rimaneva disteso, il corpo dolorante, la mente confusa. «Não esqueça essa noite,
cunhado. Porque eu não vou esquecer.» E con quelle parole, si alzò dal letto, raccogliendo i suoi vestiti sparsi
per la stanza, lasciandolo lì, nudo, usato, con il sapore di lei ancora in bocca e la consapevolezza che nulla
sarebbe stato più lo stesso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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