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incesto

Sotto la doccia il marchio del peccato


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
31.01.2026    |    1.049    |    0 8.7
"Voglio che tu senta il mio sperma colarti giù per le cosce mentre torni in salotto e sorridi a quel cretino come se niente fosse..."
Nicole e Angelo si abbandonano a un
incontro passionale sotto la doccia, mentre
il compagno di lei è in salotto, ignaro del
tradimento. L'acqua non lava via il loro
desiderio, ma lo accende ulteriormente.
Le labbra di Nicole erano ancora gonfie per il cazzo di Angelo, la gola bruciante per lo sperma che aveva ingoiato
con avidità. Si leccò le labbra, sentendo il sapore salato mescolato al suo stesso umore, e sorrise mentre lui la
guardava con occhi carichi di lussuria non saziata. Le sue dita erano ancora affondate dentro di lei, a stuzzicare
quel punto che la faceva tremare come una foglia al vento. Ma non era abbastanza. Non sarebbe mai stato
abbastanza.
«Zio…» la sua voce era roca, spezzata dai gemiti e dalle urla di poco prima, «ho voglia di sentirtelo addosso
mentre l’acqua ci lava via questa porcata.» Le sue dita scivolarono lungo il corpo di Angelo, seguendo i solchi dei
muscoli sudati, prima di stringergli il cazzo già di nuovo semiduro tra le mani. «Portami sotto la doccia. Voglio
che mi scopi mentre l’acqua ci scorre sopra, che mi riempi di nuovo mentre mi lavi via il tuo sperma dalla pelle.»
Angelo emise un ringhio basso, quasi animale, mentre le sue dita uscivano dalla figa di Nicole con un plop umido.
«Sei una maledetta troia senza fondo, lo sai?» Le afferrò i capelli, tirandole la testa all’indietro finché i loro
sguardi non si incrociarono, carichi di una promessa oscura. «Ti scoperò finché non crollerai, zia. E poi ti
trascinerò in salotto, così quel coglione del tuo compagno potrà sentirti gemere mentre ti riempio di nuovo.»
Nicole rise, una risata sporca e rotta, mentre si alzava dal tavolino della cucina, le gambe che tremavano appena.
Non si curò dei rivoli di sperma che le colavano giù per le cosce, né del dolore sordo tra le gambe. Ogni passo
verso il bagno era una sfida, una promessa di ciò che sarebbe venuto dopo. Angelo la seguì, i suoi occhi incollati
al suo culo che si muoveva con una oscenità deliberata, le natiche ancora arrossate dai suoi schiaffi.
La doccia era già calda quando Nicole vi entrò, il vapore che si alzava a avvolgerli come una nebbia peccaminosa.
Si appoggiò contro le piastrelle fredde, il contrasto con la sua pelle rovente che le strappò un sospiro. L’acqua
cominciò a scorrere sui loro corpi, lavando via il sudore, lo sperma essiccato, le tracce delle loro depravazioni
precedenti. Ma non sarebbe durato a lungo.
Angelo non perse tempo. Le si avvicinò da dietro, il suo corpo massiccio che la intrappolava contro il muro, le
mani che le afferrarono i fianchi con una forza possessiva. «Piegati, puttana» le ordinò, la voce un growl che le
fece contrarre istintivamente i muscoli interni. Nicole obbedì senza esitazione, inarcando la schiena e sporgendo
il culo verso di lui, le mani piatte contro le piastrelle per sostenersi. Sentì il suo cazzo, già di nuovo duro come la
pietra, scivolare tra le sue natiche, strofinarsi contro il suo buco ancora sensibile dall’anal di poco prima.
«Sei già bagnata di nuovo» Angelo sibilò, le dita che scendevano a esplorare la sua figa, trovandola fradicia
nonostante l’acqua che scorreva su di loro. «O forse non hai mai smesso di esserlo.» Non le diede il tempo di
rispondere. Con un colpo secco dei fianchi, la penetrò in un solo, violento affondo, riempiendola fino in fondo
con un colpo che le mozzò il fiato.
«Ah! Cazzo—!» Nicole digrignò i denti, le unghie che graffiavano le piastrelle mentre cercava di adattarsi alla sua
grandezza. Ogni centimetro di lui la riempiva, la allargava, la facevano sua in un modo che le faceva girare la
testa. L’acqua scorreva sui loro corpi, mescolandosi al sudore fresco che già ricopriva le loro pelli, diluendo i
fluidi che colavano dalle loro giunture. Angelo cominciò a muoversi, i suoi fianchi che sbattevano contro il suo
culo con un ritmo implacabile, ogni spinta che la faceva gemere, che la faceva sentire come se stesse per
spezzarsi in due.
«Ti piace, eh?» Angelo le ringhiò nell’orecchio, una mano che le serrava la gola abbastanza forte da farle vedere
le stelle. «Ti piace essere la mia troietta sotto la doccia, mentre quel povero coglione in salotto non sa nemmeno
che sua moglie è una puttana che si fa sculacciare come una cagna in calore.» Le sue parole erano veleno e miele
allo stesso tempo, e Nicole ansimò, il suo corpo che rispondeva con un’ondata di eccitazione ancora più intensa.
«Sì—! Dio, sì, zio, non fermarti—!» Le sue parole si persero in un grido quando Angelo aumentò il ritmo, i suoi
colpi che diventavano sempre più duri, più profondi, l’acqua che schizzava intorno a loro ad ogni impatto. Il suo
culo si contraeva intorno a lui ad ogni spinta, i muscoli che si stringevano istintivamente, come se volessero
trattenerlo dentro di sé per sempre. Nicole poteva sentire il suo cazzo pulsare dentro di lei, sentire come ogni
affondo la portava più vicino al baratro.
«Voglio che venga» Angelo ansimò, i denti affondati nella spalla di Nicole, abbastanza forte da lasciarle un segno.
«Voglio riempirti di nuovo, zia. Voglio che tu senta il mio sperma colarti giù per le cosce mentre torni in salotto e
sorridi a quel cretino come se niente fosse.» Le sue parole erano una tortura, una delizia, e Nicole sentì qualcosa
dentro di sé spezzarsi, un’ondata di piacere così intensa che le fece venire le lacrime agli occhi.
«Allora fallo» lo sfidò, la voce rotta dai singhiozzi di piacere. «Riempimi. Marchiami. Voglio che mi senta usata per
giorni.»
Non dovette dirglielo due volte.
Con un ultimo, violento affondo, Angelo si seppellì dentro di lei fino alle palle, il suo cazzo che pulsava mentre
cominciava a venire, riempiendola con getti bollenti di sperma che le sembravano non finire mai. Nicole gridò, le
sue pareti che si contraevano intorno a lui, milkandolo fino all’ultima goccia, mentre le sue gambe finalmente
cedevano, costringendo Angelo a sostenerla per evitare che crollasse a terra.
Per un lungo momento, rimasero così, l’acqua che continuava a scorrere su di loro, lavando via le prove del loro
peccato, ma non il marchio che lui le aveva lasciato addosso. Nicole poteva sentire il suo sperma che cominciava

a colarle fuori, mescolandosi all’acqua che scorreva tra le sue gambe, e sorrise, sazia ma già desiderosa di più.
«Credo che ora sia il momento di tornare in salotto, zia» Angelo le mormorò all’orecchio, le sue mani che le
accarezzavano i fianchi con una possessività che le fece accapponare la pelle. «Voglio vedere quanto riesci a
fingere, mentre sai che hai ancora il mio cazzo addosso.»
Nicole rise, una risata bassa e malvagia, mentre si staccava lentamente da lui, sentendo il suo sperma che le
scivolava giù per le cosce. Si voltò, gli occhi che brillavano di una sfida oscura. «E io voglio vedere quanto ci
metterai a perderla, zio» rispose, prima di spegnere l’acqua e uscire dalla doccia, lasciandolo lì a guardarle il culo
che si muoveva con una promessa silenziosa.
In salotto, il suo compagno era ancora lì, ignaro. E lei non vedeva l’ora di fargli vedere quanto poco gli
appartenesse davvero.
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