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Lui & Lei

Aurora sul Ticino – Il rito proibito


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
18.08.2025    |    648    |    0 6.0
"— «Angelo… oggi voglio farli impazzire davvero» — sussurrò, accarezzandosi il clitoride, il respiro già affannoso..."
La domenica successiva, il Ticino sembrava più caldo, più vivo, più carico di brividi proibiti. Io, Angelo, e Aurora, ventenne e compagna mia, arrivammo presto, camminando tra gli alberi con l’eccitazione già tangibile.

Aurora si girò verso di me con un sorriso malizioso e disse:
— «Angelo… oggi voglio che sia epico. Voglio che tutti sappiano che questa fica è tua… ma possono guardarla quanto vogliono.»

Non persi tempo. Mi avvicinai, la presi per i fianchi e le sfilai la maglietta. Rimase in topless e perizoma, pronta, splendida e spavalda, mentre il sole baciava la sua pelle lucida.

Appena ci sistemammo vicino all’acqua, la vidi: dietro i cespugli, almeno quattro uomini, occhi fissi su di lei, respiravano ansimanti, pronti a godersi ogni movimento.
Aurora non esitò. Si sdraiò sul telo, allargando le gambe e mostrando la fica umida, guardandomi negli occhi:
— «Angelo… guardali bene. Voglio che si segino tutti e quattro su di me, mentre ti appartengo.»

Io mi inginocchiai davanti a lei, affondando il mio cazzo duro nella sua fica bollente.
— «Sei mia… solo mia, Aurora. Ma loro possono sognare tutto quello che vogliono.»
Lei gemeva, le mani sui miei fianchi mentre cominciava a cavalcarmi con ritmo lento.

I primi gemiti dai cespugli non tardarono. Uno dei guardoni si era già tirato fuori il cazzo e iniziava a pomparsi. L’altro ansimava, le mani tremanti mentre sfiorava il proprio glande.
Aurora rise maliziosa:
— «Vi piacete guardando questa fica… beh, guardatela bene, stronzi. Ogni goccia è mia… ma solo per Angelo.»

Si girò su di me, cavalcandomi sempre più forte, mentre le sue tette ballavano davanti ai cespugli, i capezzoli tesi che tremavano al sole.
— «Angelo… sto per venire! Voglio che li faccia sborrare guardandomi!»

Io la presi per il culo e la scopo con forza, colpendo duro, sentendo il suo corpo stringere il mio. I guardoni dietro gli alberi esplosero uno dopo l’altro: il primo sborra copioso sulle foglie, il secondo inizia a spruzzare tra i pantaloni, gli altri due ansimano e lo seguono.

Aurora gemeva come una dea:
— «Ancora… voglio farli godere tutti! Sentite questa fica… sentite come mi dilata! Angelo, ancora dentro!»

Io venni di nuovo dentro di lei, sentendo la sua fica stringermi fino all’ultima goccia, mentre lei si abbassava a prendere il mio cazzo in bocca e mi succhiava, guardando i cespugli con occhi di sfida.
— «Guardatemi… questa fica è mia… e voi potete solo sognare!»

Quando finimmo, restammo abbracciati, nudi, sudati, i respiri ancora convulsi. Gli uomini erano spariti, probabilmente soddisfatti, ma il Ticino non era più lo stesso: era diventato il nostro teatro, il nostro palcoscenico proibito.



Capitolo 3 – Il rito epocale continua

La settimana dopo, tornati sullo stesso tratto di Ticino, Aurora era ancora più sicura e audace. Si stese sul telo, completamente nuda, con la schiena al sole e le gambe aperte, pronta a diventare l’oggetto dei desideri nascosti.

— «Angelo… oggi voglio farli impazzire davvero» — sussurrò, accarezzandosi il clitoride, il respiro già affannoso.

Io mi inginocchiai davanti a lei e affondai subito il cazzo nella sua fica calda, mentre Aurora iniziava a cavalcarmi con ritmo lento, poi sempre più selvaggio.
— «Godetevi la mia fica… ma ricordate che è tutta per Angelo!»

I guardoni erano più vicini stavolta, due dei quattro nascosti dietro i cespugli osservavano attentamente, uno addirittura con il cazzo in mano, pronto a esplodere.
Aurora rise, sfidandoli con gli occhi:
— «Vogliamo vedere chi si sborra per primo!»

Io la presi per i fianchi e la scopo duro, il suo corpo tremava, il suo squirt bagnava le mie gambe mentre gemeva convulsa.
— «Ancora… Angelo… ancora!»

I guardoni non ressero: uno dopo l’altro si svuotarono sulle foglie, sui tronchi, ognuno eccitato dall’ardore di Aurora. Lei rideva, lo sentivo tremare sotto di me, e io esplosi per l’ennesima volta dentro di lei, il nostro corpo lucido di sudore e sperma.

Aurora si stese accanto a me, il corpo ancora tremante, le tette e la fica bagnate di piacere.
— «Angelo… ogni domenica diventa più epica. Voglio che continuino a guardare, voglio che tutti sappiano che questa fica è solo tua… ma che possono sognarla quanto vogliono.»

Io la strinsi forte, baciandola sul collo e sentendo il suo cuore battere contro il mio.
— «Amore mio… siamo leggenda sul Ticino. Ogni guardone che ci osserva, ogni sborra che fanno… tutto è parte del nostro rito proibito.»

Aurora sorrise, le gambe ancora tremanti:
— «Angelo… la prossima domenica torniamo. Voglio che sia ancora più epico… voglio che li vedano godere mentre li faccio impazzire. Voglio che questa fica diventi il loro sogno proibito… e solo tu puoi usarla davvero.»

Il Ticino, da quel giorno, non fu più solo un fiume: era diventato il nostro palcoscenico, il teatro della nostra trasgressione, e Aurora ed io eravamo i protagonisti assoluti di un rito epocale, tra piacere, squirt, sborra e dominio della nostra passione.
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