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Prime Esperienze

Il piacere di Rita


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
09.03.2026    |    606    |    1 6.0
"Rita poteva sentire ogni venatura, ogni centimetro di lui che la riempiva, la possedeva, la marchiava come sua..."
Rita è scossa da piccoli spasmi, le dita che
tremano leggermente mentre si portano
alla bocca. Il suo corpo è ancora scosso da
piccoli spasmi. Ma non è abbastanza. Non
sarebbe mai stato abbastanza.
Le dita di Angelo si ritirarono lentamente, lasciando Rita con un vuoto pulsante tra le cosce, i succhi che le
colavano ancora lungo l’interno coscia. Il film proiettato sullo schermo era solo un rumore di fondo, un mormorio
indistinto che non riusciva a coprire il battito martellante del suo cuore. Le luci fioche del cinema avvolgevano i
loro corpi in un’alone dorato, abbastanza scuro da nascondere i dettagli, ma abbastanza luminoso da far brillare
la pelle sudata di Rita.
Angelo si appoggiò allo schienale, le labbra ancora lucide dei suoi succhi, un sorrisetto compiaciuto stampato in
volto. "Allora, ti è piaciuto?" sussurrò, la voce bassa e graffiante, mentre con la mano libera si aggiustava il
cavallo dei pantaloni, dove una protuberanza evidente premeva contro la stoffa.
Rita non rispose subito. Il suo corpo era ancora scosso da piccoli spasmi, le dita che tremavano leggermente
mentre si portavano alla bocca, come se potesse assaggiare su di sé il sapore che Angelo aveva appena gustato.
Ma poi, lentamente, gli occhi le si posarono sullo schermo, dove una scena d’azione esplodeva in rumori
assordanti, e poi su Angelo, che la osservava con uno sguardo carico di promesse. Senza una parola, scivolò più
giù sulla poltrona, le gambe che si aprivano appena, il cappotto che si sollevava leggermente, scoprendo la gonna
tirata su fino ai fianchi.
Non aveva bisogno di dire nulla. Angelo capì al volo.
"Dai, puttana," le sussurrò, la voce un misto di sfida e eccitazione, "fatti vedere."
Rita chiuse gli occhi per un istante, il respiro che le si spezzava in gola. Poi, con una lentezza studiata, le dita
scesero lungo il suo ventre, sfiorando il tessuto umido delle mutandine prima di scostarlo. L’aria fresca del
cinema le accarezzò le labbra gonfie, ancora sensibili dopo le attenzioni di Angelo. Quando le dita sfiorarono il
clitoride, già tumido e pulsante, un gemito le sfuggì dalle labbra, soffocato subito dopo dalla mano libera che si
premette contro la bocca.
Non importava se qualcuno potesse sentirla. Non importava se, due file più indietro, una coppia si stava
baciando con la stessa frenesia con cui lei stava per darsi piacere. L’unica cosa che contava era il fuoco che le
divampava tra le gambe, il bisogno disperato di venire di nuovo, più forte, più a lungo.

Le dita iniziarono a muoversi in cerchi stretti, il pollice che premeva con la giusta pressione, proprio come
Angelo aveva fatto poco prima. Ma non era abbastanza. Non sarebbe mai stato abbastanza. Con un sospiro
tremante, affondò due dita dentro di sé, sentendo le pareti strette che si contraevano attorno a loro, ancora
sensibili, ancora affamate. Il suono bagnato dei suoi succhi che si mescolavano al fruscio della stoffa era quasi
assordante nelle sue orecchie, un sottofondo osceno che la faceva eccitare ancora di più.
"Così, brava," mormorò Angelo, la voce un filo di fumo nel buio. "Fatti venire, cagna. Voglio sentirti."
Rita obbedì. Le dita si mossero più veloci, il pollice che strofinava il clitoride con una pressione quasi dolorosa,
proprio sul bordo tra piacere e sofferenza. Sentiva gli occhi di Angelo su di sé, sentiva il suo respiro caldo sul
collo, e sapeva che lui stava guardando ogni movimento, ogni contorsione del suo corpo. Il pensiero la fece
impazzire.
Un’ondata di calore le salì lungo la schiena, le cosce che iniziavano a tremare. Non poteva trattenersi. Non
voleva trattenersi. Con un gemito strozzato, si inarcò contro la poltrona, le dita che affondavano dentro di sé
mentre il clitoride pulsava sotto la pressione implacabile del pollice. L’orgasmo la travolse come un’onda,
violento e inarrestabile, i muscoli che si contraevano intorno alle dita, i succhi che schizzavano fuori in un getto
caldo, bagnandole la mano, il sedile, forse anche il pavimento sotto di lei.
Non le importava.
Le labbra semiaperte, gli occhi chiusi, Rita si abbandonò completamente al piacere, il corpo scosso da spasmi che
sembravano non finire mai. Quando finalmente si rilassò, ansimante, le dita ancora immerse nella sua figa
fradicia, sentì la mano di Angelo stringersi attorno al suo polso.
"Adesso andiamo," le disse, la voce un ordine secco. "Non ho finito con te."
Rita aprì gli occhi, lo sguardo annebbiato dal piacere. Annui, senza fiato per replicare. Angelo si alzò per primo,
sistemandosi il cappotto per nascondere l’erezione evidente, mentre Rita si raddrizzava lentamente, le gambe
ancora tremanti. Si pulì alla meglio con un fazzoletto preso dalla borsa, ma sapeva che sarebbe arrivata a casa
con le mutandine zuppe e l’odore del suo piacere addosso.
Fuori dal cinema, l’aria fredda della notte la colpì come uno schiaffo, facendola sobbalzare. Angelo le cinse le
spalle con un braccio, stringendola a sé mentre camminavano verso la macchina parcheggiata poco distante. "Sei
una troia incredibile, lo sai?" le sussurrò all’orecchio, la mano che scendeva lungo il suo fianco per stringerle il
culo con possessività.
Rita sorrise, il corpo ancora elettrico per l’orgasmo appena avuto. "E tu sei un bastardo che mi fa fare cose che
non dovrei," rispose, la voce un filo di seta roco.
"Esattamente," rise Angelo, aprendo la portiera della macchina. "Ed è per questo che ti piace."
Il tragitto fino a casa di Rita fu una tortura. Angelo guidava con una mano sul volante e l’altra tra le cosce di lei,
le dita che ogni tanto si insinuavano sotto la gonna per strofinarle il clitoride già ipersensibile. Rita si mordeva il
labbro per non gemere, le unghie conficcate nel sedile di pelle, il corpo che bruciava per essere di nuovo
toccato, di nuovo posseduto.

Quando finalmente varcarono la soglia dell’appartamento, la porta si chiuse alle loro spalle con un tonfo sordo.
Angelo non perse tempo. Con un movimento brusco, spinse Rita contro il muro dell’ingresso, il corpo di lei che
sbatteva contro la superficie fredda con un sospiro strozzato. Le labbra di Angelo si schiantarono contro le sue,
la lingua che si insinuava in bocca con violenza, come se volesse divorarla.
Le mani di Rita si aggrapparono alle spalle di lui, le unghie che affondavano attraverso la stoffa della camicia,
mentre Angelo le sollevava la gonna, strappandole le mutandine con un gesto secco. Il suono del tessuto che si
lacerava le fece venire i brividi, un misto di eccitazione e anticipazione.
"Ti voglio ora," ringhiò Angelo, la voce roca, mentre con una mano si slacciava la cintura, il bottone dei pantaloni
che cedette con un clic metallico. Il cazzo gli saltò fuori, duro e pulsante, la punta già lucida di precum.
Rita non ebbe il tempo di rispondere. Angelo la afferrò per i fianchi, sollevandola da terra con una forza che la
fece gemere. Le gambe di lei si avvolsero attorno alla vita di lui, i talloni che premevano contro il suo culo,
mentre la punta del suo cazzo sfiorava l’ingresso bagnato della sua figa.
"Prepara—" iniziò a dire, ma le parole si persero in un grido quando Angelo la penetrò con un’unica, violenta
spinta.
Il cazzo di lui la riempì completamente, allargandola, stirandola, colpendo quel punto profondo che la fece
vedere le stelle. Rita gettò la testa all’indietro, sbattendola contro il muro, le unghie che graffiavano la schiena di
Angelo attraverso la camicia. "Cazzo!" urlò, la voce rotta dal piacere, mentre lui iniziava a muoversi, i fianchi che
si sbattevano contro i suoi con una forza brutale.
Ogni spinta era un colpo secco, il cazzo di Angelo che entrava e usciva dalla sua figa fradicia con un suono
umido, osceno, le palle che sbattevano contro il suo culo ad ogni affondo. Rita poteva sentire ogni venatura,
ogni centimetro di lui che la riempiva, la possedeva, la marchiava come sua.
"Sei mia," ansimò Angelo, i denti che le mordevano il collo, le mani che le stringevano i fianchi con una presa che
le avrebbe lasciato i segni. "Solo mia, puttana."
"Sì!" gridò Rita, le unghie che si conficcavano nelle sue spalle. "Sono tua, cazzo! Scopami! Scopami più forte!"
Angelo non si fece pregare. La sollevò ancora di più, cambiando angolo, e iniziò a martellarla con una velocità
disumana, il cazzo che colpiva il suo punto G ad ogni affondo, facendola urlare, farfugliare parole senza senso, le
pareti della figa che si stringevano attorno a lui in onde convulsive.
Rita sentiva il piacere montare di nuovo, più intenso, più devastante. Le gambe le tremavano, i muscoli che si
contraevano attorno al cazzo di Angelo, come se volessero trattenerlo dentro di sé per sempre. Quando
l’orgasmo la colpì, fu come un’esplosione, il corpo che si inarcava, la figa che si stringeva attorno a lui in una
morsa bagnata, i succhi che schizzavano fuori in un getto caldo, bagnandoli entrambi.
"Cazzo, Rita!" ringhiò Angelo, i fianchi che si bloccavano contro i suoi, il cazzo che pulsava dentro di lei mentre
veniva, riempiendola di sperma bollente, spinta dopo spinta, fino a farle traboccare la figa, il liquido denso che le
colava lungo le cosce.

Per un lungo momento, rimasero così, ansimanti, sudati, i corpi incollati l’uno all’altro, il muro freddo contro la
schiena di Rita l’unica cosa che li teneva in piedi. Poi, lentamente, Angelo si ritirò, il cazzo che usciva dalla sua
figa con un plop umido, lasciandola vuota, ma soddisfatta.
Rita scivolò lungo il muro, le gambe che finalmente cedevano, il corpo esausto ma ancora vibrante di piacere.
Angelo si accovacciò davanti a lei, le mani che le accarezzavano le cosce, lo sguardo fisso sulla figa gonfia e
arrossata, ancora colante del suo sperma misto ai suoi succhi.
"Sei perfetta," mormorò, prima di chinarsi e leccarla lentamente, la lingua che raccoglieva ogni goccia che le
colava fuori.
Rita chiuse gli occhi, un brivido che le percorreva la schiena. Sapeva che quella notte non sarebbe finita lì. E non
vedeva l’ora.
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