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orge

Vortice di carne


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
06.04.2026    |    711    |    0 6.0
"» Quelle parole la fecero contrarre intorno a loro, il corpo che rispondeva prima ancora che la sua mente potesse elaborarle..."
Aurora, Angelo, Chanel e Jolanda si
abbandonano a una notte di passione
sfrenata. Mentre Angelo la penetra con
forza, Chanel e Jolanda la spingono oltre i
limiti, in un vortice di sensazioni che la
lasciano senza fiato e senza controllo.
Il sudore scivolava lungo la schiena di Aurora, mescolandosi alle tracce di lubrificante e sperma che le colavano
tra le natiche ancora aperte dai colpi di Angelo. Il suo corpo tremava, non per la fatica, ma per l’eccitazione che
le pulsava ancora tra le cosce, come un fuoco che rifiutava di spegnersi. Le labbra le formicolavano per il sapore
di Jolanda, ancora impresso sulla lingua, mentre le dita affondavano nel lenzuolo stropicciato, come se
cercassero un appiglio in quel mare di sensazioni che minacciava di sommergerla di nuovo.
Angelo non le aveva ancora concesso una pausa. Il suo cazzo, ancora duro come la pietra, pulsava dentro di lei,
stretto dal calore umido del suo ano, che si contraeva intorno a lui in piccole onde involontarie. Le sue mani,
forti e callose, le stringevano i fianchi con una presa che non ammetteva resistenza, tirandola indietro a ogni
affondo, come se volesse fondersi con lei. «Non è finita, puttana» le ringhiò contro, la voce roca ma carica di
quella autorità che la faceva sempre obbedire. «Stasera ti scoperò fino a che non camminerai come una troia
sfiancata.»
Aurora gemette, la testa che le ciondolava in avanti, i capelli appiccicati alla fronte. Non aveva la forza per
rispondere, ma il suo corpo lo faceva per lei: il suo buco si strinse intorno a lui, come se volesse trattenerlo, e un
filo di bava le colò dall’angolo della bocca, gocciolando sul lenzuolo già inzuppato.
Fu in quel momento che sentì un soffio caldo tra le natiche.
Chanel non aveva perso tempo. Mentre Angelo continuava a martellare Aurora con colpi profondi e misurati, lei
si era spostata dietro di lei, le ginocchia affondate nel materasso, le mani che le divaricavano le chiappe con una
lentezza calcolata. La sua lingua, umida e vellutata, tracciò un solco lungo la fessura del suo culo, partendo dalla
base della schiena fino ad arrivare a quel piccolo, rosato anello di muscoli, ancora dilatato dal cazzo di Angelo.
«Dio, quanto sei aperta» mormorò Chanel, la voce vibrante di eccitazione. Non era una domanda. Era
un’affermazione, carica di quella soddisfazione che le faceva già bagnare le dita mentre le faceva scivolare lungo
le labbra della sua figa, strofinando il clitoride gonfio contro il palmo. «Scommetto che ti piace, vero? Sentirti
così… usata.»

Aurora sobbalzò quando la punta della lingua di Chanel premette contro il suo ano, proprio dove il cazzo di
Angelo si ritraeva per poi affondare di nuovo. Il contatto era elettrico, una scarica che le attraversò la spina
dorsale e le fece contrarre lo stomaco. «Cazzo—!» Il grido le sfuggì dalle labbra, strozzato, mentre Angelo le
affondava le dita nei fianchi, spingendola indietro con più forza, come se volesse farle sentire ogni centimetro di
quel doppio assalto.
«Ti piace, eh?» Chanel rise, la lingua che ora disegnava cerchi lento attorno al suo buco, leccando via il
lubrificante misto a sperma che colava fuori ogni volta che Angelo si ritraeva. «Allora assapora questo.»
Non le diede il tempo di prepararsi. La sua lingua si allungò, rigida e bagnata, e penetrò dentro di lei con un
movimento deciso, affiancandosi al cazzo di Angelo. Aurora urlò, le dita che si aggrappavano alle lenzuola come
artigli, le unghie che strappavano il tessuto. Era troppo. Era tutto troppo. Il calore umido della lingua di Chanel
che le riempiva il buco insieme al cazzo di Angelo, i loro movimenti che si sincronizzavano—uno che spingeva,
l’altra che leccava e succhiava, come se volessero divorarla dall’interno.
«Porca puttana» Angelo ansimò, i muscoli delle braccia tesi per lo sforzo di mantenere il ritmo mentre Chanel
lavorava sotto di lui. «Guardati. Sei una troia perfetta, Aurora. Ti stanno scopando in culo in due e tu non fai
altro che gemere come una cagna in calore.»
Le parole le colpirono dritte allo stomaco, accendendo qualcosa di primitivo dentro di lei. Si inarcò di più,
offrendosi, il culo sollevato, le cosce che tremavano. Non aveva più vergogna. Non aveva più controllo. Era solo
sensazione—il bruciore del cazzo di Angelo che la sfondava, la lingua di Chanel che le solleticava l’interno del
buco, le dita di Jolanda che le affondavano tra i capelli, tirandole la testa all’indietro per costringerla a guardarla.
«Vedi come ti godi, troia?» Jolanda le sibilò in faccia, gli occhi lucidi di lussuria. «Ti piace essere la nostra
puttana, eh? Ti piace quando ti riempiamo ogni buco.»
Aurora non riuscì a rispondere. Le labbra le tremavano, la bocca aperta in un gemito continuo, interrotto solo dai
singhiozzi che le scuotevano il petto ogni volta che Angelo le martellava più forte, ogni volta che Chanel
affondava la lingua più a fondo, le narici che si riempivano dell’odore muschiato del suo stesso corpo, del sudore,
del sesso.
Non si accorse nemmeno di quando Jolanda le slacciò le mani dalle lenzuola e le guidò tra le sue cosce,
premendole le dita contro la sua figa fradicia. «Toccami» le ordinò, la voce un ringhio. «Fammi venire di nuovo
mentre ti scoperanno quel culo fino a farti impazzire.»
Aurora ubbidì senza pensare. Le sue dita scivolarono tra le labbra bagnate di Jolanda, trovando il clitoride gonfio
e pulsante. Lo strofinò con movimenti circolari, le dita che affondavano dentro di lei ogni volta che Jolanda si
inarcava, i loro corpi che si muovevano all’unisono, come se fossero una cosa sola.
«Così… sì, proprio così, puttana» Jolanda ansimò, le unghie che le graffiavano la schiena, lasciando solchi rossi
sulla pelle sudata. «Non fermarti. Non fermarti mai.»
Ma era impossibile fermarsi. Impossibile pensare. Aurora era persa in un vortice di sensazioni—il sapore salato di
Jolanda sulle dita, il bruciore delizioso del suo ano stretto intorno al cazzo di Angelo e alla lingua di Chanel, il
suono umido dei loro corpi che si scontravano, dei gemiti che si fondevano in un coro di lussuria.

Chanel intanto aveva aumentato il ritmo, la lingua che ora fendeva il suo buco con colpi rapidi e precisi, come se
volesse scavarci dentro, raggiungere qualcosa di nascosto. Ogni volta che si ritraeva, lasciava una scia di bava
che colava giù, mescolandosi al lubrificante, allo sperma, al sudore. «Sei così stretta» ansimò contro la sua pelle,
le labbra che sfioravano il suo ano ogni volta che parlava. «Potrei leccarti per ore, Aurora. Potrei vivere qui, con
la faccia sepolta nel tuo culo.»
Quelle parole la fecero contrarre intorno a loro, il corpo che rispondeva prima ancora che la sua mente potesse
elaborarle. Era umiliante. Era perfetto.
Angelo deve averlo sentito, perché il suo respiro si fece più pesante, i colpi più decisi, quasi violenti. «Cazzo, mi
stai strozzando» ringhiò, le dita che le affondavano nella carne dei fianchi, lasciando lividi che sarebbero durati
giorni. «Vuoi venire di nuovo, eh? Vuoi che ti riempia quel buco di sperma mentre Chanel ti lecca come una
cagna affamata?»
«Sì» Aurora singhiozzò, la voce rotta, le lacrime che le scendevano dagli occhi senza che se ne accorgesse. «Per
favore. Per favore, fatemi venire. Vi prego.»
Non ebbe bisogno di chiedere due volte.
Chanel emise un gemito soffocato contro il suo culo, la lingua che si fece più aggressiva, penetrandola con colpi
rapidi e profondi, come se volesse farla esplodere solo con quella. Jolanda intanto le aveva afferrato il polso,
guidando le sue dita dentro di sé con movimenti sempre più frenetici, i fianchi che si sollevavano dal materasso
per incontrare ogni affondo.
E poi Angelo le afferrò i capelli, tirandole la testa all’indietro con uno strattone che le fece vedere le stelle.
«Vieni, troia» le ordinò, la voce un ruggito. «Vieni sul mio cazzo mentre ti lecco il buco.»
Fu l’ordine a farla crollare.
Il suo corpo si tese, ogni muscolo contratto, ogni terminazione nervosa in fiamme. L’orgasmo la colpì come
un’onda, travolgente, brutale. Il suo ano si strinse intorno al cazzo di Angelo e alla lingua di Chanel, pulsando in
onde convulse, come se volesse risucchiarli entrambi dentro di sé. Un grido le squarciò la gola, un suono
animale, disperato, mentre le cosce le tremavano violente, le dita di Jolanda che le affondavano nella figa,
strofinando il clitoride con una precisione sadica.
«Cazzo, sì!» Angelo ruggì, i fianchi che si bloccarono contro il suo culo, il cazzo che pulsava dentro di lei,
riempiendola di sperma caldo, denso, che le colava fuori subito dopo, mescolandosi alla bava di Chanel, al
sudore, ai fluidi di Jolanda che le ricoprivano le dita.
Chanel non si fermò nemmeno quando Aurora collassò in avanti, il corpo scosso dagli ultimi spasmi dell’orgasmo.
Continuò a leccarla, ora più lenta, assaporando ogni goccia che le colava dal buco, gemendo contro la sua pelle
come se non ne avesse mai abbastanza.
Jolanda venne poco dopo, con un grido strozzato, le cosce che si serravano intorno alla mano di Aurora, i
muscoli interni che si contraevano intorno alle sue dita, inondandole di umori caldi.

Per un lungo momento, l’unico suono nella stanza fu il loro respiro affannoso, i corpi accasciati l’uno sull’altro, la
pelle appiccicosa, i lenzuoli ridotti a un groviglio umido sotto di loro.
Angelo fu il primo a muoversi. Si ritrasse lentamente, il cazzo che scivolò fuori dal suo ano con un suono umido,
lasciandola vuota, dolorante, ma stranamente desiderosa di più. Si accasciò accanto a lei, una mano che le
accarezzava la schiena sudata con una tenerezza che contrastava con la violenza di poco prima.
Chanel si sollevò, le labbra lucide, il mento sporco di bava e sperma. Si passò la lingua sulle labbra, assaporando
l’ultima traccia di Aurora, prima di sorridere, maliziosa. «Be’, questa è stata una bella way per dire addio, no?»
Aurora non aveva la forza per ridere. Non aveva la forza per parlare. Si limitò ad annuire, il viso premuto contro il
materasso, il corpo ancora scosso da piccoli tremiti post-orgasmici.
Fu Jolanda a rompersi per prima. Si allungò, afferrando una ciocca dei capelli di Aurora e tirandola verso di sé per
un bacio lungo, lento, la lingua che le invadeva la bocca con possessività. «Non dimenticherò questa notte» le
sussurrò contro le labbra, la voce roca. «E neanche tu.»
No, pensò Aurora, mentre il sapore di Jolanda le riempiva la bocca, mentre sentiva il peso di Angelo accanto a
lei, mentre Chanel le accarezzava il culo ancora aperte con dita leggere.
No, non l’avrebbe dimenticata.
E in quel momento, mentre il buio della stanza si faceva più profondo e il silenzio si riempiva solo del suono dei
loro respiri che tornavano alla normalità, non voleva nemmeno provarci.
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