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Prime Esperienze

La resa della carne


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
24.04.2026    |    388    |    0 3.3
"Quando finalmente lui si ritirò, lo fece con una lentezza sadica, come se volesse farle sentire ogni centimetro che usciva da lei, ogni perdita..."
Storia di pura fantasia
Nicole è intrappolata in un gioco di potere
e piacere con il suo partner, dove ogni
spinta è una violazione e ogni lacrima un
segno di possesso. Mentre il suo corpo
viene spinto oltre i limiti, lei scopre che la
resa è l'unica via per il piacere.
Il muro grezzo le graffiava la schiena mentre lui la teneva sollevata, le gambe di Nicole avvolte intorno alla sua
vita come una morsa. Il suo cazzo, ancora duro e lucido dei loro liquidi, premeva contro il suo ano gonfio, già
violato più volte quella sera. Non c’era bisogno di parole. Non ce n’era mai stato. Lui la guardava con quegli
occhi verdi, freddi e affamati, mentre con una mano le afferrava un seno, strizzando il capezzolo tra pollice e
indice fino a farle sfuggire un gemito strozzato.
«Prenditelo, troia», le aveva ordinato, e lei aveva obbedito.
Non c’era preparazione, non c’era gentilezza. Solo la pressione insopportabile di quei ventuno centimetri che si
facevano strada dentro di lei, allargandola con una lentezza crudele. Nicole sentì le labbra del suo buco
posteriore stirarsi fino a bruciare, il dolore che le trafiggeva le viscere come una lama rovente. Le unghie si
conficcarono nelle sue spalle, le dita che si contorcevano nella ricerca disperata di un appiglio, di
qualcosa—qualcuno—che la tenesse ancorata a quel momento. Lui non si fermò. Non lo fece mai.
«Tutto», ansimò lui contro il suo collo, la voce un ringhio animale. «Fino in fondo, cagna.»
E poi—Dio—la spinta finale.
Nicole urlò.
Non era un grido di dolore puro, no. Era qualcosa di più primale, di più rotto. Il suo corpo si arcò all’indietro, la
schiena che scivolava contro la pietra umida, mentre lui la trapassava completamente, il suo cazzo che le
riempiva l’intestino fino a farle sentire ogni centimetro, ogni vena pulsante, ogni millimetro di carne che la
dilaniava e la completava allo stesso tempo. Le lacrime le scesero dagli occhi prima ancora che potesse renderse
conto di piangere, il respiro che le si spezzava in singhiozzi strozzati.
«Troppo…» gemette, ma le sue parole si persero in un ansito quando lui si ritirò quasi del tutto, lasciandola
vuota solo per un secondo—un secondo di agonia—prima di affondare di nuovo dentro di lei con un colpo
secco che le fece vedere le stelle.

«Mai troppo», ringhiò lui, le labbra contro il suo orecchio. «Sei fatta per questo. Per me.»
Le sue dita si chiusero intorno alla sua gola, non abbastanza da soffocarla, ma abbastanza da ricordarle chi
comandava. Nicole sentì il suo polso martellarle nelle tempie, il sangue che le rimbombava nelle orecchie mentre
lui cominciava a fotterla sul serio. Non erano più spinte misurate, non era più un gioco. Era possesso. Era
distruzione.
Ogni affondo le strappava un gemito, un singhiozzo, un suono che non era né dolore né piacere, ma qualcosa di
ibrido, di sconcio, che le saliva dalla gola come vomito. Le sue pareti interne si contraevano intorno a lui, strette
e brucianti, mentre il suo cazzo le scoperchiava l’ano senza pietà. Non importava quanto fosse larga ormai—non
importava quanto il suo corpo avesse imparato ad accoglierlo. Ogni volta era come la prima. Ogni volta era una
violazione.
«Piangi», le ordinò lui, sentendo le sue lacrime bagnargli la spalla. «Piangi mentre ti scopo questo culo stretto,
puttana.»
Nicole ubbidì.
Le lacrime le solcavano le guance, mescolandosi al sudore, al trucco sbavato, alla bava che le colava dal labbro
inferiore. Non aveva mai pianto così in vita sua. Non aveva mai sentito così. Era come se ogni spinta le
strappasse via un pezzo di sé, solo per riempirla di qualcosa di più grande, di più suo. Le sue mani scivolarono tra
di loro, le dita che si insinuavano tra le sue labbra bagnate, strofinando il clitoride gonfio con movimenti circolari
che la facevano tremare.
«Sì», ansimò lui, sentendo come il suo corpo rispondeva, come i suoi muscoli si stringevano intorno al suo cazzo
come una morsa. «Grattati quella fighetta mentre ti fotto il culo, troia. Fatti venire.»
Non era una richiesta. Era un comando.
E Nicole non aveva altra scelta che obbedire.
Le sue dita lavoravano frenetiche, il pollice che premeva sul suo clitoride mentre lui la martellava senza sosta, il
suo bacino che sbatteva contro il suo con un ritmo brutale. Ogni colpo le faceva vedere nero, le faceva sentire il
suo sperma precedente che le colava fuori dal buco, mescolandosi al sudore, alla sua eccitazione, al dolore che si
trasformava in qualcosa di altro—qualcosa di così intenso da essere quasi sacro.
«Sto per…» riuscì a dire, la voce rotta.
«Lo so», ringhiò lui. «Vieni. Adesso.»
E fu come se il mondo si spezzasse in due.
L’orgasmo la travolse con la forza di un treno in corsa, le onde di piacere che le squassavano il corpo mentre lui
continuava a fotterla, senza rallentare, senza darle tregua. Le sue dita si bloccarono contro il suo clitoride, il
corpo che si inarcava, i muscoli che si contraevano intorno al suo cazzo come se volessero trattenerlo lì per
sempre. Gridò, un suono gutturale e spezzato, mentre le lacrime le scorrevano sul viso e il suo ano si stringeva
intorno a lui in spasmi incontrollabili.

Lui non si fermò.
Non finché non sentì il suo corpo irrigidirsi, non finché non avvertì quel familiare formicolio alla base della spina
dorsale. Con un ultimo affondo brutale, si seppellì dentro di lei fino all’osso, il suo cazzo che pulsava mentre
cominciava a venire.
E Dio, era tanto.
Nicole sentì il primo getto caldo che le inondava le viscere, spesso e denso, come se volesse marcarla
dall’interno. Poi un altro. E un altro ancora. Ogni spinta del suo cazzo rilasciava un’altra ondata di sperma,
riempiendola fino a farle sentire il peso di lui dentro di sé, come se stesse per scoppiare. Le sue dita scivolarono
via dalla sua fica, troppo sensibile ora, troppo piena, mentre lui continuava a pompare dentro di lei, i fianchi che
si muovevano a scatti, i gemiti che le vibravano contro la pelle.
«Tutto mio», ansimò lui, le labbra contro la sua tempia. «Ogni goccia. Ogni lacrima. Ogni buco.»
Nicole non riuscì a rispondere. Non con parole, almeno.
Il suo corpo era un tremito continuo, le gambe che tremavano intorno alla sua vita, le unghie che gli si
conficcavano nella carne come artigli. Sentiva il suo sperma che le colava fuori, caldo e appiccicoso,
mescolandosi al sudore che le imperlava la pelle. Era sua. Era marcata. E non avrebbe voluto essere da
nessun’altra parte.
Quando finalmente lui si ritirò, lo fece con una lentezza sadica, come se volesse farle sentire ogni centimetro che
usciva da lei, ogni perdita. Nicole gemette, il corpo che si contraeva intorno al vuoto improvviso, le pareti del
suo ano che pulsavano, doloranti e soddisfatte allo stesso tempo.
Lui la tenne su, le mani salde sui suoi fianchi, mentre la guardava negli occhi. Lei era un disastro—labbra gonfie,
guance bagnate, capelli incollati al viso dal sudore. Eppure, non si era mai sentita così bella.
«Ancora?», chiese lui, anche se conosceva già la risposta.
Nicole annuì, debolmente.
Non aveva voce. Non aveva forze.
Ma aveva lui.
E per ora, era tutto ciò che le serviva.
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