trio
Il Risveglio che non finisce
Angel1965
30.05.2025 |
272 |
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"Nicole, nel frattempo, era accanto a me, mi baciava, si toccava, si mordeva le labbra..."
La luce del primo mattino filtrava appena tra le tende della cabina, morbida e dorata. L’aria era densa, intrisa di odore di sudore, sesso e pelle vissuta.Il letto, disfatto e umido, raccontava la notte appena trascorsa: Nicole dormiva di fianco, nuda, distesa a pancia in giù. Il suo corpo era un quadro impudico: la schiena segnata dalle mie dita, il culo leggermente arrossato, la figa ancora aperta, lucida di piacere.
Mi svegliai con il cazzo duro come pietra. Il desiderio era immediato, istintivo, feroce. Scostai piano le sue gambe e infilai una mano tra le sue cosce. Era ancora calda. Bagnata. La sua figa mi accolse le dita senza resistenza.
Lei gemette nel sonno, poi sorrise.
— Ancora voglia? — sussurrò, senza aprire gli occhi.
— La tua figa mi chiama… anche quando dormi.
— Allora… svegliami bene. Fammi sentire che è ancora tutto tuo.
Mi posizionai sopra di lei, guidai la punta dentro, piano, affondando un centimetro alla volta mentre le baciavo la schiena. Il suo respiro si fece più profondo, le labbra si socchiusero, i fianchi iniziarono a muoversi da soli.
— Così… lento… fammi godere ancora prima di essere sveglia del tutto…
E lo feci. Lento, profondo, ipnotico.
Nicole si mosse, poi si voltò a cavalcioni sopra di me, e cominciò a muoversi da puttana esperta, padrona della scena. I suoi seni saltavano davanti ai miei occhi, il culo sbatteva con forza sul mio bacino.
— Ti sto mungendo il cazzo, amore… voglio tutto.
Poi scese, si mise in ginocchio, e iniziò a succhiarmelo con una foga indecente, ripulendolo della nostra notte, ingoiandolo fino in gola, con la lingua che accarezzava tutto, gli occhi lucidi e sporchi.
— Brava… succhialo come se fossi drogata del mio sapore…
Salì di nuovo su di me, e mentre si calava sul cazzo, disse:
— Sto venendo… e voglio che tu venga con me. Dentro. Di nuovo.
E quando lo fece, lo fece urlando. Ed io con lei. Una scarica profonda, violenta. Restammo così, fusi, tremanti. Ma non era finita.
La porta si aprì.
Silenziosamente. E lì, in piedi, c’era Gis.
Shorts cortissimi, niente reggiseno sotto la canotta. Piedi nudi. Sguardo acceso.
— Davvero? E mi lasciate fuori?
Nicole, ancora impalata sul mio cazzo, le sorrise.
— Ti stavamo aspettando.
Gis chiuse la porta in silenzio. Si avvicinò. Si sfilò la canotta. Poi gli shorts. Nuda, bellissima, eccitata. Salì sul letto, si inginocchiò accanto a Nicole, e la baciò. Lungo. Caldo. Umido.
— Sa ancora di lui… — disse, leccandole le labbra. Poi si voltò verso di me. — Fammi sentire com’è il tuo cazzo dopo tutto questo.
Sfilò Nicole piano da sopra di me. Il cazzo era ancora duro. Coperto di piacere. Gis si chinò e iniziò a leccarlo. Ogni leccata era un atto di lussuria pura, profonda, lenta. Poi si alzò, si mise sopra il mio viso e mi offrì la sua figa.
— Leccami. Voglio la tua lingua dentro. Poi il tuo cazzo.
E io lo feci. Le labbra della sua figa si aprivano sul mio viso come un fiore impazzito. Nicole, nel frattempo, era accanto a me, mi baciava, si toccava, si mordeva le labbra.
Gis gemette forte, si abbassò e mi cavalcò con fame, calandosi su di me fino a prendersi tutto.
I movimenti si fecero furiosi. I nostri corpi sbattevano, sudavano, gemevano insieme.
Poi si alzò, tremante. E Nicole la sostituì, affondando il mio cazzo dentro di sé, che ora portava il sapore di tutte e due.
Gis si inginocchiò e le succhiò i seni, le parlava sporco.
— Senti? Sei piena di lui… e anche di me… goditelo, troia mia.
Nicole gemeva, si stava toccando mentre mi cavalcava forte.
— Voglio venire ancora… ma stavolta insieme. Tutti e tre…
Ci stringemmo. Nicole sopra di me, Gis dietro, leccandole la schiena, baciandole il culo. Le mani ovunque. Il fiato rotto.
Poi la scossa. L’ultima. La più potente.
Venimmo insieme.
Nicole con un urlo strozzato.
Gis mordendole il collo.
Io sprofondando dentro con tutta la forza rimasta.
I corpi restarono immobili per lunghi secondi. Il cazzo ancora dentro, le dita ancora intrecciate. Le cosce tremanti. Il letto distrutto. Le lenzuola fradicie.
Nicole rise, a occhi chiusi.
— Il mondo può aspettare. Noi oggi non usciamo di qui.
Gis sorrise, accarezzandole i capelli.
— No. Oggi ci si scopa. Ancora. Fino a non respirare più.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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