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sussurri nel Buio


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
02.11.2025    |    727    |    2 9.0
"Angelo si sistemò i pantaloni, il suo sguardo che incontrò il suo nello specchio..."
Sara e Angelo trasformano un gioco di
messaggi audaci in un incontro segreto e
travolgente, scatenando un desiderio che
supera ogni controllo. Un desiderio
proibito che cambierà tutto fra loro.
Sara sedeva al tavolo del ristorante, il telefono stretto in mano, mentre i suoi pollici danzavano sullo schermo
con una velocità che tradiva la sua eccitazione. Angelo, dall’altra parte della tavola, fingeva di ascoltare Matteo,
che parlava animatamente di un nuovo progetto di lavoro. Ma i suoi occhi, ogni tanto, si posavano su Sara, e il
suo sorriso era appena accennato, come se condividesse un segreto che solo loro due conoscevano. I messaggi
tra loro erano iniziati come un gioco, innocui e leggeri, ma ben presto si erano trasformati in qualcosa di più
audace, di più pericoloso.
“Cosa faresti se fossimo soli?” aveva scritto Sara, le dita che tremavano leggermente mentre inviava il
messaggio. La risposta di Angelo non si era fatta attendere: “Ti strapperei i vestiti di dosso e ti farei sentire la
mia pelle sudata contro la tua.” Le parole erano come scintille, accendendo un fuoco che cresceva dentro di
loro, sempre più intenso, sempre più incontrollabile.
Matteo, ignaro di tutto, continuava a parlare, il suo bicchiere di vino a metà sollevato in un gesto enfatico. Sara
abbassò lo sguardo sul telefono, leggendo le parole di Angelo con un’intensità che la faceva arrossire. “Voglio
prendere il tuo cazzo in bocca,” scrisse, il cuore che batteva all’impazzata. “Voglio sentire il tuo sapore, farti
impazzire.”
Angelo rispose quasi immediatamente, le parole crude e dirette: “Ti scoperei contro il muro, Sara. Ti afferrerei i
fianchi e non mi fermerei finché non urli il mio nome.” Il telefono le scivolò quasi di mano, il calore che le salì
alle guance era quasi imbarazzante. Ma non c’era tempo per l’imbarazzo. Il desiderio era troppo forte, troppo
urgente.
Matteo si interruppe per bere un sorso di vino, e in quel momento Sara e Angelo si scambiarono un’occhiata.
Non servivano parole. Si alzarono entrambi, con una scusa pronta sulle labbra. “Vado in bagno,” disse Sara, la
voce appena tremante. Angelo annuì, seguendo a ruota con la stessa scusa.
Il bagno del ristorante era piccolo, un cubicolo stretto con un lavandino e uno specchio appannato. Sara entrò
per prima, il cuore che martellava nel petto. Angelo la seguì, chiudendo la porta con un clic che risuonò come un
sigillo. Non c’erano più parole, solo azioni.
Sara si inginocchiò davanti a lui senza esitare, gli occhi fissi sul cazzo di Angelo che già spuntava dai pantaloni,
duro e pulsante. Lo afferrò con entrambe le mani, sentendo il calore attraverso il tessuto, e poi lo liberò con un
gesto rapido, come se stesse aprendo un regalo tanto atteso. Lo prese in bocca senza preliminari, ingoiandolo
fino in fondo, sentendo il sapore salato che le riempiva la bocca.
Angelo trattenne un gemito, una mano che si posò sui suoi capelli, guidando il ritmo. “Piano,” sussurrò, la voce
roca, “non vogliamo farci sentire.” Ma Sara non voleva essere delicata. Voleva farlo impazzire, voleva sentire il
suo piacere esplodere tra le sue labbra. Accelerò il movimento, la lingua che tracciava cerchi intorno alla punta, i
denti che sfioravano delicatamente la pelle sensibile.
“Ferma,” disse Angelo, la voce più ferma, anche se il respiro era affannoso. La tirò su, spingendola contro il muro
freddo del bagno. Le alzò la gonna con un gesto brusco, le mutandine abbassate con la stessa rapidità. Sara sentì
le sue dita affondare nella sua passera bagnata, due dita che scivolarono dentro di lei, trovando il ritmo che la
faceva gemere.
“Angelo,” sussurrò, il nome che le sfuggì nonostante i suoi sforzi per rimanere silenziosa. Lui le mise una mano
sulla bocca, gli occhi che brillavano di desiderio. “Zitta,” le ordinò, ma il suo tono non era severo, era carico di
promessa.
La girò, spingendola contro il lavandino. Le divaricò le chiappe con una mano, l’altra che afferrò il suo cazzo,
guidandolo verso il suo culo. Sara trattenne il fiato, sentendo la punta premere contro di lei, lenta e profonda.
Non c’erano preliminari, non c’era tempo per la dolcezza. Angelo la penetrò con un movimento deciso, il suono
della carne che sbatteva riempì il piccolo spazio del bagno.
Sara si aggrappò al bordo del lavandino, le unghie che scavavano nel marmo mentre il piacere le esplodeva
dentro. Angelo la scopò con forza, senza freni, i suoi spintoni che la facevano gemere in silenzio. Il muro dietro di
lei era freddo, ma il calore dei loro corpi era travolgente.
“Non urlare,” le sussurrò all’orecchio, la voce rauca, “non ancora.” Ma Sara non aveva bisogno di urlare. Il
piacere era lì, intenso e silenzioso, che le percorreva ogni fibra del corpo. Sentì il suo cazzo pulsare dentro di lei,
il suo orgasmo che la travolgeva, e poi il suo, che la fece tremare contro di lui.
Si fermarono, i corpi che si appoggiavano l’uno all’altro, il respiro affannoso che riempiva il silenzio. Matteo era
ancora lì fuori, inconsapevole, mentre loro si sistemavano in fretta, come se nulla fosse accaduto.
Sara si aggiustò la gonna, le mani che tremavano leggermente mentre si guardava allo specchio. Angelo si
sistemò i pantaloni, il suo sguardo che incontrò il suo nello specchio. Non c’erano parole, ma i loro occhi
parlavano chiaro. La promessa era lì, sospesa nell’aria, carica di desiderio e di possibilità.
Uscirono insieme, come se nulla fosse, ma i loro sguardi si incrociarono, carichi di promessa. La storia non era
finita. Era solo l’inizio.
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