incesto
Natale di fuoco e ombre
Angel1965
26.03.2026 |
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"Ogni volta che si ritraeva, il buco di
Nicole si stringeva, come se non volesse lasciarlo andare, e ogni volta che rientrava, lei gemette più forte, le
parole che si perdevano in un misto di..."
Nicole e Angelo si abbandonano a unanotte di passione sfrenata, approfittando
del sonno indotto della madre di lei. Tra
gemiti, baci violenti e desideri proibiti, il
loro rapporto raggiunge vette di intensità,
ma il rischio di essere scoperti incombe.
La voce di Nicole, ancora tremante per l’orgasmo, si mescolò al respiro affannato di Angelo, che si appoggiò al
bracciolo del divano, il cazzo semieretto lucido di sudore e sperma. Le dita di lei scivolarono lungo la coscia,
raccogliendo il seme colato e portandolo alle labbra con un sorrisetto malizioso. "Ora possiamo finalmente
goderci il Natale," ripeté, leccandosi le dita una a una, gli occhi fissi su di lui mentre il gusto salato le si spargeva
in bocca. "La notte che non finì mai."
Angelo la guardò, il petto che si alzava e abbassava come dopo una corsa, i pantaloni ancora mezzi calati sulle
cosce muscolose. La villa era immersa in un silenzio ovattato, rotto solo dal ronzio delle cicale fuori e dal respiro
pesante di entrambi. "Tua madre dorme," sussurrò lui, indicando con un cenno del capo il piano di sopra, dove la
cognata—la madre di Nicole—riposava ignara, stordita dai sonniferi che Angelo le aveva fatto prendere con una
scusa. "E non si sveglierà fino a domani mattina."
Nicole si alzò in ginocchio sul divano, il corpo nudo che luccicava di sudore, le tette sode che oscillavano
leggermente ad ogni movimento. Si avvicinò a lui, strusciando le cosce contro le sue gambe, sentendo il cazzo
che già cominciava a risvegliarsi sotto il tocco della sua pelle. "Allora non abbiamo scuse, zio," mormorò,
passandosi la lingua sulle labbra gonfie per i morsi che lui le aveva dato poco prima. "Dimmi che vuoi scoparmi
ancora. Dimmi che vuoi riempirmi di nuovo."
Non servirono altre parole. Angelo la afferrò per i capelli, tirandola verso di sé con un gesto brusco che le fece
inarcare la schiena. La bocca di Nicole si aprì in un gemito quando le labbra di lui si schiantarono contro le sue, la
lingua che si insinuava dentro con la stessa violenza con cui poco prima le aveva sfondato la figa. Le mani di
Angelo scesero lungo la sua schiena, i polpastrelli che si fermavano a strizzarle le natiche prima di scivolare tra le
cosce, dove la trovò già fradicia, il clitoride gonfio che pulsava sotto le sue dita. "Putana," ringhiò contro la sua
bocca, "sei sempre pronta, eh?"
Nicole rise, un suono roco e sporco, mentre si staccava da lui solo per abbassarsi e prendere il cazzo tra le mani.
Era ancora appiccicoso del loro primo round, la punta lucida, le vene che pulsavano sotto la pelle tesa. "È Natale,
zio," disse, soffiando un getto d’aria calda sull’asta prima di passargli la lingua sulla fessura, raccogliendo l’ultima
goccia di sperma rimasta. "E io voglio il mio regalo." Senza aspettare risposta, aprì la bocca e lo ingoiò fino in
fondo, la gola che si contraeva intorno alla punta, le labbra strette intorno alla base. Angelo gemette, le dita che
si stringevano tra i suoi capelli, spingendola giù con colpi secchi del bacino. "Così, troia… succhiamelo come si
deve."
Il divano scricchiolava sotto di loro, il legno che protestava ad ogni affondo. Nicole lavorava la lingua lungo la
parte inferiore dell’asta, le guance incavate, le mani che si muovevano tra le palle di lui e il proprio sesso, dove si
fingerava senza pudore, i gemiti soffocati dal cazzo che le riempiva la bocca. Angelo sentiva le cosce tremare, il
piacere che gli saliva dalla spina dorsale come una scossa elettrica. "Sto per venire," avvertì, la voce strozzata, ma
Nicole non si fermò. Anzi, accelerò, le labbra che si stringevano ancora di più, la mano che si avvolgeva intorno
alla base per strizzargli le palle mentre lui esplodeva nella sua gola con un ruggito.
Le venne in bocca a fiotti densi, e lei ingoiò tutto, leccandosi le labbra solo quando fu sicuro che non ne sarebbe
uscito altro. "Buono," disse, sorridendo, mentre si alzava in piedi, le gambe che tremavano leggermente. "Ma ora
tocca a me." Si voltò, appoggiando le mani sul bracciolo del divano, il culo alto e aperto davanti a lui, la figa che
gocciolava di eccitazione. "Voglio che mi lecchi fino a farmi squirtare, zio. E poi…" Si toccò il buco del culo con un
dito, strizzandolo leggermente, "voglio che mi scoperchi qui. È da quando ho 18 anni che sogno il tuo cazzo nel
mio culo."
Angelo non ebbe bisogno di altre istruzioni. Si gettò in ginocchio dietro di lei, le mani che le spalancavano le
natiche mentre la lingua si tuffava tra le labbra della sua figa, raccogliendo il miele caldo che colava. Nicole
gemette, le dita che si aggrappavano al cuscino, i fianchi che cominciavano a muoversi indietro, cercando di più.
Lui non le diede tregua: la lingua si avvolgeva intorno al clitoride, succhiandolo come se volesse strapparglielo
via, mentre due dita affondavano dentro di lei, curvandosi per colpire quel punto che la faceva impazzire. "Dio,
sì… proprio lì, zio… non fermarti…" La voce le si spezzò in un grido quando le dita si mossero più veloci, il pollice
che le sfregava l’ano, preparandola.
Non ci volle molto. Con un urlo strozzato, Nicole si contrasse, il corpo che si irrigidiva mentre un getto caldo di
liquido schizzava fuori dalla sua figa, bagnando il viso di Angelo, il divano, il pavimento sotto di loro. "Cazzo, sì!"
ansimò lui, leccando avidamente ogni goccia, sentendo il sapore dolce e muschiato di lei sulla lingua. Non le
diede nemmeno il tempo di riprendere fiato. Si alzò, si pulì la bocca con il dorso della mano e, con un colpo
secco, affondò due dita nel suo culo stretto, allargandola con movimenti circolari mentre lei gemette, il corpo
ancora scosso dagli spasmi dell’orgasmo.
"Sei sicura?" chiese, anche se sapeva già la risposta. Nicole annuì, il viso premuto contro il cuscino, le dita che si
affondavano nella stoffa. "Fammi male," sussurrò. "Voglio sentirti per giorni."
Angelo non se lo fece ripetere due volte. Si strofinò il cazzo contro la fessura del suo culo, bagnandolo con la
sua stessa saliva e il liquido che ancora colava dalla figa di Nicole. Poi, con un colpo deciso, cominciò a
penetrarla, centimetro dopo centimetro, sentendo la resistenza del suo corpo che lentamente cedette,
inghiottendolo fino alle palle. "Porca puttana," imprecò, le mani che le stringevano i fianchi con una forza che
sapeva le avrebbe lasciato i segni. "Sei così stretta…"
Nicole singhiozzava, il dolore che si mescolava al piacere, le unghie che graffiavano il legno del divano. "Muoviti,
cazzo… scopami questo culo…" Angelo ubbidì. Cominciò a martellarla con colpi profondi, il sudore che gli colava
lungo la schiena, i testicoli che sbattevano contro di lei ad ogni affondo. Ogni volta che si ritraeva, il buco di
Nicole si stringeva, come se non volesse lasciarlo andare, e ogni volta che rientrava, lei gemette più forte, le
parole che si perdevano in un misto di preghiere e bestemmie.
Non durarono a lungo. Angelo sentì le palle contrarsi, il piacere che gli esplodeva nella schiena, e con un ultimo
colpo violento venne dentro di lei, riempiendole il culo di sperma caldo mentre Nicole urlava, un altro orgasmo
che le squassava il corpo. Collassarono insieme sul divano, sudati, esausti, i corpi ancora uniti. Fuori, la luna piena
illuminava il giardino, e in lontananza si sentivano i fuochi d’artificio dei festeggiamenti di Natale.
Nicole si voltò verso di lui, gli occhi lucidi, le labbra gonfie. "Questo," disse, passandogli una mano sul petto
sudato, "è il miglior Natale della mia vita." Angelo rise, basso e roco, tirandola a sé per un altro bacio. "E non è
ancora finita, troia."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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