incesto
Sapore del sangue e del desiderio
Angel1965
24.04.2026 |
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"Un sorrisetto crudele gli incurvò le labbra, mentre con il pollice le accarezzava la guancia, sporca di saliva e
trucco sbavato..."
Storia di pura fantasiaNicole, schiacciata contro il muro, scopre
che l'uomo che l'ha dominata e umiliata è
Angelo, il marito di sua zia Claudia. La
rivelazione la sconvolge, ma il suo corpo
traditore continua a rispondere,
intrappolandola in un gioco di desiderio e
sangue.
Il corpo di Nicole tremava ancora, appoggiato contro il muro umido, le gambe che faticavano a reggersi dopo
l’ennesima ondata di piacere e dolore. Lui non le diede tempo di riprendere fiato. Con un movimento brusco, la
afferrò per i fianchi e la fece girare, schiacciandola di nuovo contro la parete ruvida, questa volta con la schiena
premuta contro i mattoni freddi. Il suo respiro caldo le sfiorò l’orecchio, mentre una mano le si chiudeva attorno
alla gola, non abbastanza da soffocarla, ma abbastanza da ricordarle chi comandava.
"Adesso parliamo di bocca, troia", sussurrò, la voce bassa e graffiante, carica di una promessa che le fece
contrarre lo stomaco. Non era una richiesta. Non era nemmeno un ordine, non davvero—era una sentenza. Le
sue dita le sollevarono il mento, costringendola a guardarlo mentre la sua presa si faceva più salda, il pollice che
le premeva contro il labbro inferiore, forzandola ad aprire la bocca. Nicole obbedì senza esitazione, le labbra che
si dischiudevano sotto quella pressione, la lingua che si umettava istintivamente, già pronta a riceverlo.
Non ebbe bisogno di chiedere cosa volesse. Lo sapeva. Lo sentiva nel modo in cui il suo corpo si irrigidiva contro
il suo, nel modo in cui il suo cazzo, ancora semi-duro, pulsava contro il suo addome, cercando calore, cercando la
sua bocca. Con un gemito roco, lui si spostò appena, afferrandole i capelli con l’altra mano, tirandoli indietro con
forza enough da farle inarcare il collo, esponendo la gola in un gesto di totale sottomissione. Poi, senza
preavviso, le spinse il cazzo tra le labbra, affondando fino a sentire la punta sfiorarle la gola.
Nicole sobbalzò, le mani che si aggrappavano alle sue cosce per non cadere, mentre lui cominciava a muoversi,
lento all’inizio, come per assaporare la sensazione della sua bocca stretta che lo avvolgeva. "Così", ansimò lui, la
voce che si spezzava mentre le sue dita si stringevano tra i suoi capelli, guidando la sua testa avanti e indietro,
imponendo un ritmo che lei non poteva controllare. "Proprio così, cagna. Prendilo tutto."
Le sue parole erano un colpo basso, un pugno nello stomaco, ma Nicole non si tirò indietro. Anzi, sentì qualcosa
dentro di sé sciogliersi, un calore liquido che le scendeva lungo la schiena nonostante il dolore alla mascella,
nonostante la saliva che le colava dagli angoli della bocca, mescolandosi alle lacrime che ancora le bagnavano le
guance. La sua lingua si avvolse attorno a lui, tracciando le vene gonfie, assaporando il sapore salato della sua
pelle, il retrogusto amaro del suo sudore. Lui gemette, le anche che cominciavano a spingere più forte, più a
fondo, fino a quando non sentì la resistenza della sua gola contrarsi attorno a lui.
"Dio, sì", ringhiò, la mano che le serrava i capelli fino a farle bruciare il cuoio capelluto. "Sei nata per questo,
vero? Per ingoiare il mio cazzo come una brava puttanella." Nicole non poteva rispondere, non con le
parole—ma il gemito che le sfuggì, soffocato dalla sua lunghezza, fu risposta enough. Le sue dita si chiusero
attorno alla base del suo cazzo, massaggiando ciò che la sua bocca non poteva prendere, mentre lui continuava a
fotterle la faccia con colpi sempre più decisi, sempre più brutali.
Fu allora che accadde.
Un attimo di pausa, un respiro troppo lungo, un silenzio che si allungava tra un affondo e l’altro. Lui si fermò, il
cazzo ancora sepolto tra le sue labbra, e Nicole sentì il suo corpo irrigidirsi, come se qualcosa fosse cambiato.
Sollevò lo sguardo, gli occhi annebbiati dalle lacrime, e incontrò i suoi—verdi, scuri, familiari in un modo che le
fece gelare il sangue.
Un sorrisetto crudele gli incurvò le labbra, mentre con il pollice le accarezzava la guancia, sporca di saliva e
trucco sbavato. "Sei stata bravissima", disse, la voce improvvisamente diversa, più intima, più pericolosa. "Me lo
aveva detto la tua madre. Troia come te."
Nicole si pietrificò.
Le sue parole le esplosero nella testa come un colpo di pistola. La mia madre. Troia. Come me. Il suo stomaco si
rivoltò, ma lui non le diede il tempo di reagire. Con un movimento secco, si ritirò appena, lasciandole solo la
punta tra le labbra, costringendola a guardarlo mentre la verità le si srotolava davanti come un pugnale.
"Non mi riconosci, piccola?" La sua voce era un sibilo, un gioco perverso. "Sono Angelo. Il marito di zia Claudia. Il
tuo zio acquisito." Le sue dita le strinsero il mento, costringendola a tenere la bocca aperta, a continuare a
succhiare anche mentre il mondo le crollava addosso. "E ora sai perché non ti ho mai trattata come una nipote."
Nicole avrebbe voluto urlare. Avrebbe voluto sputargli in faccia, graffiarlo, scappare—ma il suo corpo traditore
continuò a muoversi, la sua lingua che tracciava ancora la sua lunghezza, le sue labbra che si chiudevano attorno
a lui come se nulla fosse cambiato. Come se non avesse appena scoperto che l’uomo che l’aveva usata, umiliata,
riempita di sperma per ore, era sangue del suo sangue. O quasi.
Lui rise, un suono oscuro e soddisfatto, mentre con l’altra mano le afferrò un seno, strizzando il capezzolo tra le
dita fino a farle sfuggire un grido attutito attorno al suo cazzo. "Oh, non fermarti ora", le ordinò, spingendo di
nuovo in fondo, fino a farle lacrimare gli occhi. "Dopo tutto, sei sempre stata brava a tenere i segreti di famiglia,
no?"
Nicole sentì le ginocchia cedere, ma lui la tenne su, la sua presa implacabile, il suo corpo che la schiacciava
contro il muro come se fosse sua proprietà. E in quel momento, nonostante tutto, nonostante il disgustoso,
orribile peso di quella rivelazione, sentì il suo corpo rispondere. Sentì il calore tornarle tra le cosce, il desiderio
che le serpeggiava nello stomaco come veleno.
Era malato. Era sbagliato. Era perfetto.
E quando lui ricominciò a muoversi, fotterle la bocca con la stessa crudeltà di prima, Nicole chiuse gli occhi e si
lasciò andare.
Perché, alla fine, non importava chi fosse.
Importava solo che fosse suo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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