Lui & Lei
Zeynep – La bocca di Istanbul
Angel1965
29.07.2025 |
760 |
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"Poi si alzò, leccandosi le labbra, e mi guardò con quel sorriso da puttana consapevole..."
Istanbul di notte profuma di spezie e sudore.E lei, Zeynep, era la più piccante tra tutte.
La incontrai in un locale nascosto, dietro un portone senza insegne.
Occhi neri, pelle ambrata, bocca da peccato. Vestita di rosso, senza reggiseno, capezzoli puntati sotto la seta.
Mi si avvicinò con passo lento, una sigaretta tra le dita, lo sguardo che spogliava.
— «Tu… hai voglia di farmi male? O solo di venirmi in gola?»
Sorrise.
E da lì sapevo che sarei stato suo.
Mi prese per mano, mi portò fuori dal locale.
Attraversammo i vicoli fino a un appartamento con una sola luce accesa.
Entrammo.
Zeynep si tolse il vestito in silenzio.
Nuda, con la figa rasata, lucida. Il culo pieno, rotondo, perfetto.
Mi si inginocchiò davanti.
Mi slacciò i pantaloni.
Il cazzo era duro, gonfio.
Lei lo guardò come se fosse l’unica cosa che volesse al mondo.
— «Che bello cazzo… ora vedi cosa ne faccio.»
Lo prese in bocca con un gemito profondo.
Me lo succhiava con passione, con fame.
Lingua, labbra, gola.
Me lo faceva scomparire.
Mi guardava dal basso, mentre la sua bocca lavorava come un vortice di piacere.
Ogni tanto si fermava e sussurrava:
— «Voglio sentirlo esplodere. Voglio la tua sborra… voglio tutto.»
Le venni in bocca con un grido soffocato.
Lei non si fermò. Ingoiò. Leccò. Ripulì.
Mi guardò soddisfatta, con la bocca ancora lucida.
Poi si girò e si mise a quattro, sul tappeto rosso.
— «Adesso scopami. Figa o culo, scegli tu. Ma scopami.»
Scelsi la figa.
Bagnata, calda, stretta.
Entrai forte.
Lei gemette.
Spingevo dentro di lei come un animale, le afferravo i fianchi, le tiravo i capelli.
Lei urlava, veniva, grattava il pavimento con le unghie.
— «Sì, cazzo! Scopami tutta! Sfondami!»
Le venni di nuovo dentro, stavolta nella figa.
Ma non era finita.
Si voltò e si sedette sul cazzo ancora duro.
— «Ora me lo prendo nel culo, amore.»
E lo fece.
Si abbassò piano, con il culo che mi inghiottiva centimetro dopo centimetro.
Mi guardava negli occhi, morsa al labbro.
— «Lo senti quanto lo voglio? Sì, così… tutto dentro…»
La scopavo nel culo mentre le succhiavo i capezzoli duri.
Lei veniva da dietro e da davanti, colava ovunque.
Alla fine, la tenni stretta e le urlai in bocca:
— «Sto sbor… sborro, troia!»
E lei:
— «Dentro il mio culo, sì! Riempi questa troia!»
Venni con violenza, fino all’ultima goccia.
Ci accasciammo sul pavimento, tremanti.
Lei si stese su di me, con la figa ancora pulsante e il culo colante di sborra.
— «Benvenuto a Istanbul…» mi sussurrò, baciandomi con la mia sborra ancora in gola.
E non fu che l’inizio.
Epilogo – La troia di Istanbul
Zeynep si alzò nuda, con le cosce lucide della mia sborra.
Il culo aperto, ancora sporco, ancora gocciolante.
Andò verso lo specchio, si guardò, si toccò la figa.
— «Guarda cosa mi hai fatto, cazzo…»
Si infilò due dita nella fica ancora calda e iniziò a giocare con sé stessa, le gambe divaricate, il seno pieno che tremava ad ogni respiro.
— «Questa è la figa di una troia. E questa…»
si chinò, si allargò il culo con le mani, mostrandomelo
«…è la bocca che ti vuole di nuovo. Che ti ha preso, ingoiato e dominato.»
Si inginocchiò davanti a me, mi prese il cazzo ormai stanco, sporco, umido.
E lo succhiò ancora. Piano. Con devozione.
Come se fosse un dio da adorare.
Poi si alzò, leccandosi le labbra, e mi guardò con quel sorriso da puttana consapevole.
— «Sei venuto in bocca. Nella figa. Nel culo.»
Fece una pausa.
«E domani… toccherà ad altri. Perché io… io sono la troia di Istanbul. E questo corpo vive per il cazzo.»
E mentre mi voltavo per andarmene, la vidi aprire la finestra sul Bosforo, nuda, sbracciata, gridando al cielo:
— «Sono Zeynep! E voglio ancora cazzo! Chi ha le palle, salga e mi scopi!»
La sua risata si perse nella notte, tra i clacson, le voci, e il profumo di spezie.
E lì capii che Istanbul non dorme mai.
Non quando Zeynep ha voglia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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