Prime Esperienze
CAPITOLO III – IL TRAMONTO CHE CI DISTRUGGE
Angel1965
23.11.2025 |
458 |
1
"Ci attraversa come un’onda che sfonda ogni diga, ogni finta difesa, ogni distanza..."
capitolo più feroce, più teso, più incendiario)Il tramonto colora la stanza di rosso.
Non un rosso dolce: un rosso denso, minaccioso, che sembra colare dalle pareti.
Aurora è in piedi davanti alla finestra, la schiena nuda illuminata da quella luce sanguigna.
Sembra l’inizio di un sacrificio.
O la fine.
«Non hai idea di quanto ti ho aspettato,» dice senza voltarsi.
La sua voce non è la stessa dell’alba.
È più profonda.
Più sporca.
Più affamata.
Mi avvicino lentamente, ma lei mi ferma con un gesto della mano.
«No. Non adesso. Guardami prima.»
Si gira.
E in quel momento capisco che non siamo più nelle ore della notte o del mattino.
Siamo nel punto in cui i corpi cambiano, dove la fame non è più un gioco ma una necessità.
Aurora è tesa, lucida, satura di desiderio, come una corda pronta a spezzarsi.
«Avvicinati,» ordina.
Lo faccio.
E quando arrivo a un respiro da lei, sento tutto:
il calore, la tensione, l’umidità vibrante che le corre sulla pelle, la voglia che le pulsa dentro come un tamburo.
«Così,» mormora, le labbra quasi sulle mie.
«Adesso… fammi tua davvero.»
⸻
1. La presa
Non ci tocchiamo ancora.
Ma siamo già addosso l’uno all’altra.
Aurora alza una mano e mi afferra la nuca.
Le dita sono calde, sicure, impossibilmente decise.
«Non essere gentile.»
La sua voce è un ordine velenoso.
«Al tramonto la gentilezza muore.»
Mi tira verso di sé e ci scontriamo in un bacio che sa di fuoco, di fame, di qualcosa che non può essere fermato.
È un bacio che ruba l’aria, che la morde, che la strappa.
Aurora geme piano, ma non è un suono dolce.
È un avvertimento.
«Non ti lascio andare finché non mi tremi addosso.»
Il mio respiro le brucia contro la gola.
Il suo corpo vibra, fradicio di eccitazione, teso, pronto, completamente aperto al suo stesso desiderio.
⸻
2. Il collasso
La tiro verso di me, e lei si lascia cadere nel mio gesto come se lo aspettasse da ore.
Mi abbraccia con tutto: le braccia, il fiato, la pelle, i fianchi.
Si muove contro di me con una lentezza assassina, come se volesse farmi implodere dal primo contatto.
«Dimmi che non puoi più ragionare,» mi provoca.
«Dimmi che adesso esisto solo io.»
«Da stamattina,» sussurro.
Lei sorride.
E quel sorriso è un detonatore.
Aurora mi spinge sul letto con una forza che non sembra possibile per un corpo così sottile.
Mi sale addosso con una precisione feroce, la pelle calda, il respiro corto, la bocca che mi divora il collo.
È bagnata, eccitata, incontrollabile.
E ogni suo movimento è una scarica che mi attraversa come un fulmine.
«Così,» ansima, «così… non fermarti… non fermarti mai.»
Non scegliamo il ritmo.
Lo crea la nostra stessa fame.
È qualcosa che cresce da dentro, che pulsa, che si avvolge attorno a noi come un serpente.
Il tramonto affonda.
La stanza vibra.
Noi crolliamo.
⸻
3. L’apoteosi
Arriva all’improvviso.
Non un picco.
Un’esplosione.
Aurora si irrigidisce contro di me, le dita affondate nelle mie spalle, il fiato spezzato, gli occhi spalancati come se stesse guardando il mondo frantumarsi.
«Angelo…»
La sua voce si spezza.
«…non… fermarti…»
La stringo forte, il corpo che urla, che vibra, che implode.
Lei si apre ancora, ancora di più, bagnata, calda, febbrile, completamente abbandonata al suo stesso piacere.
Poi succede.
Il tempo scompare.
Siamo sospesi.
Un’unica creatura fatta di respiro, calore e un piacere così grande da sembrare pericoloso.
Ci attraversa come un’onda che sfonda ogni diga, ogni finta difesa, ogni distanza.
Aurora urla contro la mia pelle, un suono puro, devastante, definitivo.
E io crollo insieme a lei.
Non è un orgasmo.
È un’apoteosi.
Un collasso totale.
La fine di tutto e l’inizio di qualcos’altro.
⸻
4. Dopo l’apocalisse
Rimaniamo immobili, incollati, incapaci di parlare.
Il tramonto è finito.
La stanza è buia.
Il mondo sembra non esserci più.
Aurora mi passa una mano sulla gola, lenta, tremante.
«È stato troppo.»
«Sì.»
«E non ancora abbastanza.»
Si stringe a me, il corpo ancora caldo, ancora pulsante.
«Capitolo quattro,» sussurra, «non sarà più sesso.
Sarà qualcosa di… più.»
E nella sua voce, sento che non sta scherzando.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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