Prime Esperienze
Halana Gabriela – Porra quente em Salvador
Angel1965
29.05.2025 |
341 |
0
Sinossi
A Salvador, tra il caldo tropicale e il sudore dei corpi, Halana Gabriela non è solo un ricordo: è una dipendenza. In un appartamento umido e decadente, due amanti si ritrovano senza parole né promesse, solo desiderio allo stato puro. Lei, famelica, diretta, senza freni. Lui, spettatore e vittima del suo fuoco.
Un incontro animale, brutale, sporco, vero.
⸻
Prefazione
C’è un certo tipo di donna che ti entra in testa e non se ne va più. Non per amore.
Per il modo in cui ti scopa.
Halana Gabriela era una di quelle.
Un’amica, forse. Ma con la figa più affamata che avessi mai visto.
A Salvador non c’erano inibizioni: solo corpi sudati, reggaeton nelle orecchie e voglia di godere senza pensarci.
Quella sera, la sua bocca era già un invito.
Ma fu la sua figa a farmi perdere la testa.
⸻
Atto Unico – Cruda, Sporca, Reale
L’appartamento era caldo, umido, con i muri screpolati e le lenzuola impregnate di sesso e di mare.
Mi aprì la porta in reggiseno trasparente e un tanga rosa acceso che lasciava metà del culo scoperto.
«Tá com saudade do meu cuzinho?»
Mi prese la mano e la portò subito dietro di sé. Nessun bacio. Nessuna parola tenera. Solo carne calda.
Il suo buco era rasato, stretto, leggermente sudato. Si chinò sul tavolo della cucina.
Niente saluti, niente convenevoli.
Le abbassai il tanga e mi trovai davanti a due chiappe tonde, aperte, pronte.
Le leccai il culo prima ancora di toccarle la figa. Lei si piegò di più, aprendosi da sola.
«Lambe meu cu… isso… mais fundo, porra!»
Spingeva il culo contro la mia faccia. Sudava già, gemeva rauca, sporca, senza freni.
Mi inginocchiai. Le infilai due dita nella figa. Era calda, bagnata come una pesca marcia. Colava.
Le facevo godere in contemporanea: culo e figa. Lei si strusciava sul tavolo come una puttana indemoniata.
«Me fode agora… mete esse pau todo…»
Mi tirai giù i pantaloni e glielo misi dentro da dietro, forte, tutto in una volta.
Urlò.
Non di dolore, ma di fame.
Le presi i capelli e li tirai all’indietro mentre le sbattevo il bacino contro il culo.
Il rumore delle palle che colpivano la sua pelle riempiva la stanza.
Slap, slap, slap.
«Não para! Mais forte!»
La figa le schizzava da quanto godeva.
Mi girò. Si inginocchiò. Me lo prese in bocca così, bagnato del suo stesso sapore.
Lo succhiava profondo, fino a ingoiarlo, mentre si masturbava con tre dita.
Si sbatteva le tette sulla pancia mentre mi succhiava il cazzo sporco di lei.
«Quero leite. Na minha boca, no meu cu, na minha cara…»
La sollevai.
La misi di nuovo sopra il tavolo, questa volta faccia in su. Le aprii le gambe.
Le entrai dentro guardandola mentre le tremavano le cosce.
Le tiravo i capezzoli con le dita.
Le sputai in bocca.
Lei inghiottì ridendo.
Poi si girò, si mise sopra. Lentamente si infilò il cazzo nel culo da sola.
Il suo ano si apriva e lo prendeva tutto. Si mordeva le labbra, si accarezzava la figa mentre mi cavalcava.
«Me enche de porra… dentro… goza dentro de mim!»
Le afferrai i fianchi. Venni con un ruggito. Dentro. Profondo.
Le riempii il culo.
Lei tremava. Si tolse e lasciò che il mio sperma colasse giù per le cosce.
Si piegò in avanti, se lo raccolse con le dita. Se lo leccò. Tutto.
⸻
Epilogo
Fumava una sigaretta, seduta nuda sul lavandino.
Gocce di sperma ancora sulla pelle.
«Quer mais amanhã? Eu vou tá aqui… com a buceta molhada.»
E io lo sapevo.
Halana Gabriela non era una donna.
Era una dannazione.
E la volevo di nuovo.
A Salvador, tra il caldo tropicale e il sudore dei corpi, Halana Gabriela non è solo un ricordo: è una dipendenza. In un appartamento umido e decadente, due amanti si ritrovano senza parole né promesse, solo desiderio allo stato puro. Lei, famelica, diretta, senza freni. Lui, spettatore e vittima del suo fuoco.
Un incontro animale, brutale, sporco, vero.
⸻
Prefazione
C’è un certo tipo di donna che ti entra in testa e non se ne va più. Non per amore.
Per il modo in cui ti scopa.
Halana Gabriela era una di quelle.
Un’amica, forse. Ma con la figa più affamata che avessi mai visto.
A Salvador non c’erano inibizioni: solo corpi sudati, reggaeton nelle orecchie e voglia di godere senza pensarci.
Quella sera, la sua bocca era già un invito.
Ma fu la sua figa a farmi perdere la testa.
⸻
Atto Unico – Cruda, Sporca, Reale
L’appartamento era caldo, umido, con i muri screpolati e le lenzuola impregnate di sesso e di mare.
Mi aprì la porta in reggiseno trasparente e un tanga rosa acceso che lasciava metà del culo scoperto.
«Tá com saudade do meu cuzinho?»
Mi prese la mano e la portò subito dietro di sé. Nessun bacio. Nessuna parola tenera. Solo carne calda.
Il suo buco era rasato, stretto, leggermente sudato. Si chinò sul tavolo della cucina.
Niente saluti, niente convenevoli.
Le abbassai il tanga e mi trovai davanti a due chiappe tonde, aperte, pronte.
Le leccai il culo prima ancora di toccarle la figa. Lei si piegò di più, aprendosi da sola.
«Lambe meu cu… isso… mais fundo, porra!»
Spingeva il culo contro la mia faccia. Sudava già, gemeva rauca, sporca, senza freni.
Mi inginocchiai. Le infilai due dita nella figa. Era calda, bagnata come una pesca marcia. Colava.
Le facevo godere in contemporanea: culo e figa. Lei si strusciava sul tavolo come una puttana indemoniata.
«Me fode agora… mete esse pau todo…»
Mi tirai giù i pantaloni e glielo misi dentro da dietro, forte, tutto in una volta.
Urlò.
Non di dolore, ma di fame.
Le presi i capelli e li tirai all’indietro mentre le sbattevo il bacino contro il culo.
Il rumore delle palle che colpivano la sua pelle riempiva la stanza.
Slap, slap, slap.
«Não para! Mais forte!»
La figa le schizzava da quanto godeva.
Mi girò. Si inginocchiò. Me lo prese in bocca così, bagnato del suo stesso sapore.
Lo succhiava profondo, fino a ingoiarlo, mentre si masturbava con tre dita.
Si sbatteva le tette sulla pancia mentre mi succhiava il cazzo sporco di lei.
«Quero leite. Na minha boca, no meu cu, na minha cara…»
La sollevai.
La misi di nuovo sopra il tavolo, questa volta faccia in su. Le aprii le gambe.
Le entrai dentro guardandola mentre le tremavano le cosce.
Le tiravo i capezzoli con le dita.
Le sputai in bocca.
Lei inghiottì ridendo.
Poi si girò, si mise sopra. Lentamente si infilò il cazzo nel culo da sola.
Il suo ano si apriva e lo prendeva tutto. Si mordeva le labbra, si accarezzava la figa mentre mi cavalcava.
«Me enche de porra… dentro… goza dentro de mim!»
Le afferrai i fianchi. Venni con un ruggito. Dentro. Profondo.
Le riempii il culo.
Lei tremava. Si tolse e lasciò che il mio sperma colasse giù per le cosce.
Si piegò in avanti, se lo raccolse con le dita. Se lo leccò. Tutto.
⸻
Epilogo
Fumava una sigaretta, seduta nuda sul lavandino.
Gocce di sperma ancora sulla pelle.
«Quer mais amanhã? Eu vou tá aqui… com a buceta molhada.»
E io lo sapevo.
Halana Gabriela non era una donna.
Era una dannazione.
E la volevo di nuovo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Halana Gabriela – Porra quente em Salvador:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
