incesto
L’ ultima notte
Angel1965
27.03.2026 |
583 |
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"«Sei il mio uomo… il mio
cazzo… solo tuo, solo tuo!» Le parole sembravano strapparle dalla gola, ma Angelo non si fermò, anzi, aumentò il
ritmo, i fianchi che sbattevano contro il suo..."
Nicole e Angelo si abbandonano aun'ultima, selvaggia notte di passione prima
della partenza di lui per l'Italia. Tra
possessività e desiderio estremo, i loro
corpi si fondono in un gioco di piacere e
dolore, mentre le parole sussurrate
rivelano una dipendenza reciproca che va
oltre il fisico.
La luce dorata del tramonto filtrava attraverso le persiane socchiuse, disegnando strisce calde sulla pelle sudata
di Nicole. Era distesa sul divano di vimini, le gambe ancora aperte, le labbra gonfie per i morsi e i baci, gli occhi
socchiusi ma brillanti di una malizia che non si spegneva mai. Angelo si era appena rialzato, i pantaloni abbassati
sulle cosce, il cazzo ancora umido di saliva e sperma, la punta arrossata e sensibile. L’aria era densa, carica del
profumo acre del sesso e del sudore, mischiato a un vago sentore di crema solare che si ostinava a persistere
sulla pelle di lei.
Nicole allungò una mano verso di lui, le dita che sfioravano il suo membro semieretto con una leggerezza
provocatoria. «Allora, zio… è davvero tutto qui?» chiese, la voce un sussurro roco, le labbra che si inumidivano
mentre lo guardava con sfida. «Domani torni in Italia. Non vuoi lasciarmi qualcosa da ricordare?» Le sue dita si
strinsero attorno alla base del suo cazzo, strofinando il pollice sulla fessura umida, raccogliendo una goccia di
pre-sperma che portò subito alla bocca. Gli occhi di Angelo si oscurarono, le narici che si dilatavano mentre
osservava quella lingua rosa che si allungava per leccarsi le labbra, gustando il suo sapore.
Non rispose con parole. In un movimento brusco, afferrò il polso di Nicole e la tirò verso di sé, facendola
rotolare sul divano finché non fu carponi, il culo alto e offerto, la schiena inarcata. «Piccola puttana», ringhiò, la
voce bassa e minacciosa. «Non ti basta mai, eh?» La sua mano scese con un colpo secco sulla natica destra, il
suono della carne che schiaffeggiava la carne echeggiò nella stanza. Nicole sobbalzò, ma invece di ritirarsi, spinse
indietro il bacino, cercando contatto. «No», ammise con un filo di voce, «non mi basta. Voglio tutto, zio. Voglio
che mi distruggi.»
Angelo non aveva bisogno di altre parole. Con un movimento rapido, si chinò e afferrò le cosce di Nicole,
spalancandole con forza. La sua bocca si abbatté sulla sua figa già gonfia e lucida, la lingua che si insinuava tra le
labbra umide con una fame animalesca. Non c’era dolcezza in quel gesto, solo possesso. La punta della lingua
tracciava cerchi rapidi attorno al clitoride, poi si immergeva dentro di lei, raccogliendo i residui dei loro orgasmi
precedenti, il sapore salato e muschiato di Nicole che si mischiava al suo stesso seme. Le dita di Angelo si
conficcarono nelle sue cosce, le unghie che lasciavano mezze lune rosse sulla pelle già seg.
«Così», ansimò Nicole, le mani che si aggrappavano ai cuscini del divano, le nocche bianche per la forza.
«Leccami come se fosse l’ultima cosa che mangi.» La sua voce si spezzò in un gemito quando Angelo obbedì, la
lingua che si faceva più aggressiva, i denti che sfioravano le labbra interne della sua figa, morsicandole appena
abbastanza da farle sentire il bruciore del piacere misto al dolore. Non ci volle molto. Il corpo di Nicole si tese, i
muscoli che si contraevano in onde incontrollabili, e poi venne, un orgasmo violento che la fece squirtare contro
la bocca di Angelo. Lui non si ritirò, anzi, continuò a leccare e succhiare, bevendo ogni goccia di lei, la lingua che
si muoveva senza sosta, estraendo ogni ultimo spasmo dal suo corpo tremante.
Quando finalmente si staccò, il mento di Angelo luccicava, le labbra gonfie e umide. Si alzò in piedi, il cazzo ora
completamente eretto, pulsante, la vene in rilievo sotto la pelle tesa. «Adesso ti scopo», dichiarò, la voce un
ringhio gutturale. «Ti scopo in bocca, in quella figa viziosa e in quel culo stretto che mi fa impazzire. E urlerai il
mio nome finché non ti ricorderai più come si chiama qualcun altro.»
Nicole si voltò, gli occhi lucidi di eccitazione e una punta di paura. «Preparami», chiese, la voce che tremava
appena. «Non voglio che mi strappi… ma voglio sentire tutto.» Angelo sputò sul palmo della mano e si chinò, le
dita che si insinuavano tra le natiche di Nicole, trovando il suo ano già leggermente rilassato dalle precedenti
penetrazioni, ma ancora stretto. Con movimenti lenti e circolari, iniziò a lubrificarla, prima con una dita, poi con
due, allargandola con pazienza sadica. Nicole gemette, il corpo che si dimenava tra il dolore e il piacere, le parole
che le sfuggivano a singhiozzi. «Di più… cazzo, di più.»
Non attese oltre. Angelo si posizionò dietro di lei, il cazzo che premeva contro l’ingresso stretto del suo ano.
«Sei sicura, puttana?» domandò, anche se sapeva già la risposta. Nicole annuì, le labbra serrate, le unghie
conficcate nei cuscini. «Sì. Voglio tutto. Voglio che mi faccia male.»
Con un affondo deciso, Angelo la penetrò, il suo cazzo che si faceva strada dentro di lei con una lentezza
crudele. Nicole urlò, il suono strozzato in gola, il corpo che si tendeva per accoglierlo. «Cazzo», ansimò Angelo,
le mani che si stringevano sui suoi fianchi, le dita che affondavano nella carne. «Sei così stretta… mi stai
strozzando.» Iniziò a muoversi, prima con colpi lenti e profondi, poi sempre più veloci, il ritmo che diventava
selvaggio. Ogni affondo faceva sobbalzare Nicole, i gemiti che si trasformavano in urla, le parole che si
perdevano nel caos del piacere. «Di’ che sono il tuo uomo», ordinò Angelo, la voce roca. «Di’ che questo cazzo è
solo mio.»
«Sì!», gridò Nicole, la testa rovesciata all’indietro, i capelli appiccicati al viso sudato. «Sei il mio uomo… il mio
cazzo… solo tuo, solo tuo!» Le parole sembravano strapparle dalla gola, ma Angelo non si fermò, anzi, aumentò il
ritmo, i fianchi che sbattevano contro il suo culo con un suono umido e violento. «Dove lo vuoi, puttana?»,
ringhiò, sentendo l’orgasmo che montava dentro di lui, il cazzo che pulsava disperato. «Dimmelo.»
«Dentro», urlò Nicole, le parole che si fondevano in un pianto di piacere. «Riempimi. Voglio sentirti dentro di me
per giorni.»
Fu troppo. Angelo affondò un’ultima volta, il cazzo che si seppelliva fino alle palle nel suo culo stretto, e venne,
lo sperma che si riversava dentro di lei in ondate calde e dense. Nicole urlò di nuovo, il corpo scosso da un altro
orgasmo, le pareti del suo ano che si contraevano attorno a lui, strizzandolo, estraendo ogni ultima goccia.
Collassarono insieme sul divano, sudati e appiccicosi, i corpi intrecciati, i respiri affannosi che si mischiavano
nell’aria pesante.
Nicole si voltò verso di lui, gli occhi semichiusi, un sorriso malizioso sulle labbra gonfie. «Questa settimana è
stata la migliore della mia vita», mormorò, le dita che tracciavano pigre spirali sul suo petto sudato. Angelo le
afferrò il mento, costringendola a guardarlo. «Non è finita qui», disse, la voce bassa e carica di promessa. «Presto
verrai in Italia. E lì, piccola puttana, ti insegnerò cosa significa essere veramente distrutta.» Nicole rise, un suono
basso e sensuale, mentre si strusciava contro di lui, già pronta per la prossima volta. «Non vedo l’ora, zio.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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