Prime Esperienze
Marcata nella pietra
Angel1965
23.04.2026 |
300 |
0
""Allora prenditelo, troia, " le ordinò, la voce un growl
che le vibrò contro la pelle..."
Storia di pura fantasiaNicole, schiacciata contro il muro, cede al
ritmo brutale dei fianchi di lui, il dolore e il
piacere si fondono in un cocktail tossico.
Ogni buco è suo, ogni gemito una
dichiarazione di possesso. Ma quando lui si
ritira, lei chiede ancora, insaziabile.
Il corpo di Nicole era un arco teso, ogni muscolo vibrante sotto la pelle sudata mentre lui la teneva schiacciata
contro il muro, le pietre ruvide che le graffiavano i capezzoli già doloranti. Non c’era tregua, non c’era
pietà—solo il ritmo brutale dei suoi fianchi che si abbattevano contro di lei, il cazzo che le scivolava fuori dalla
figa fradicia per poi affondare di nuovo nel suo culo, ancora stretto nonostante tutto lo sperma e le dita che
l’avevano allargato. Ogni volta che la penetrava lì, Nicole soffocava un grido, le dita artigliate sulla pietra, le
unghie spezzate e nere di sudiciume. Ma non chiese mai di fermarsi.
Lui lo sapeva. Lo sentiva nel modo in cui lei spingeva indietro il bacino ogni volta che lui si ritraeva, come se il
suo corpo, traditore, volesse di più nonostante il bruciore. "Così brava," le ringhiò nell’orecchio, la voce rasposa
come carta vetrata, mentre le affondava due dita nella figa già gonfia, strofinando quel punto interno che la
faceva impazzire. "Ti piace essere la mia troietta, eh? Ti piace quando ti riempio di cazzo in entrambi i buchi?"
Nicole non riuscì a rispondere a parole—solo un gemito strozzato le sfuggì dalle labbra, la saliva che le colava sul
mento mentre lui le torceva un capezzolo tra pollice e indice, strappandole un altro grido. Il dolore si mescolava
al piacere in un cocktail tossico che le annebbiava la mente, lasciandola capace solo di sentire: il peso del suo
corpo contro il suo, l’odore muschiato del suo sudore, il sapore metallico del sangue dove si era morsa il labbro.
Non ci fu preavviso. Un secondo prima stava ancora lottando per respirare, quello dopo sentì il suo cazzo
gonfiarsi dentro di lei, le vene che pulsavano contro le pareti del suo culo come se volessero scoppiare. "Vengo,"
ringhiò, e fu una promessa, una minaccia, un ordine tutto in una sola parola. Nicole chiuse gli occhi proprio
mentre il primo getto caldo le esplodeva dentro, spesso e abbondante, come se volesse marcarla dall’interno. Le
dita di lui, intanto, non smisero di lavorarle la figa, strofinando il clitoride gonfio con una precisione sadica che la
fece venire all’istante, le cosce che tremavano, i liquidi che le scorrevano giù sulle gambe in rivoli bollenti. "Tutto
per me," ansimò lui, le labbra umide contro il lobo del suo orecchio, la lingua che ne tracciava il contorno prima
di mordicchiarlo. "Ogni goccia. Ogni gemito. Ogni buco che hai, Nicole. È. Mio."
Le parole le risuonarono nella testa come un mantra mentre il suo orgasmo la squassava, le pareti della figa che si
contraevano intorno alle sue dita, il culo che stringeva involontariamente il suo cazzo ancora duro, come se non
volesse lasciarlo andare. Quando finalmente si ritirò, lei sentì lo sperma colarle fuori in una scia appiccicosa,
mescolandosi ai suoi succhi e al sudore, una sensazione oscena che la fece rabbrividire. Il vuoto che seguì fu
quasi peggiore del dolore—improvvisamente troppo leggera, troppo esposta, come se senza di lui dentro non
fosse più nulla.
Per un momento, rimase lì, il viso premuto contro la pietra fredda, il respiro affannoso che le bruciava la gola.
Poi, lentamente, si costrinse a girarsi. Le gambe le tremavano, ma lo sguardo era fermo, determinato. Le labbra
gonfie per i morsi, il mento macchiato di rossetto sbavato e saliva, i capelli incollati alla fronte sudata. Lui la
osservava, il cazzo ancora semiduro e lucido dei loro liquidi, gli occhi verdi che brillavano nel buio dell’alley come
quelli di un predatore che ha appena gustato la sua preda. Ma Nicole non era sazia. Non ancora.
"Ancora," sussurrò, la voce roca, quasi irriconoscibile. Le parole le costarono fatica, ma le disse lo stesso, come
una sfida. "Non ho finito."
Un silenzio. Poi, il ghigno che le si allargò davanti era tutto denti e promesse sporche. "Dio, sei proprio una
puttana insaziabile, eh?" Non attese una risposta. Con un movimento fluido, la afferrò per i fianchi e la sollevò di
nuovo, come se non pesasse nulla. Nicole avvolse le gambe intorno alla sua vita, sentendo il suo cazzo premere
contro il suo ingresso posteriori, già indolenzito ma pronto. "Allora prenditelo, troia," le ordinò, la voce un growl
che le vibrò contro la pelle. "Prenditelo tutto."
E lei obbedì. Sempre.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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