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Prime Esperienze

Piede di velluto


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
28.04.2026    |    649    |    1 8.0
"Sa che sta per farmi venire qui, in mezzo a tutti, con un solo tocco del suo piede..."
Storia di fantasia
Angelo è intrappolato in un gioco erotico
rischioso con Caterina B., che sotto il
tavolo di un ristorante affollato usa il suo
piede nudo per portarlo all'orgasmo. Il
pericolo di essere scoperti amplifica il
desiderio, mentre Caterina, con malizia
calcolata, lo spinge oltre ogni limite.
L'aria condizionata del ristorante "Il Gabbiano" spinge un getto freddo sul collo, ma non basta a raffreddare il
sangue che mi ribolle nelle vene. Sono seduto al tavolo numero quattro, in un angolo semi-ombreggiato, con il
bicchiere di vino rosso fermo tra le dita. Davanti a me, Caterina B. ride a una battuta stupida del suo compagno,
un tizio con la giacca di lino troppo stretta che non ha idea di ciò che sta succedendo sotto il tavolo di cristallo.
Caterina è una visione proibita. Indossa quella minigonna di seta nera che le arriva a malapena a metà coscia, un
tessuto così sottile e aderente che sembra una seconda pelle, o forse una mancanza di essa. Ogni volta che si
sposta, la stoffa scivola, rivelando l'incarnato pallido e perfetto delle sue gambe. Ma non sono le gambe, per
quanto lunghe e toniche, a tenere incollato il mio sguardo. È il movimento ritmico e incessante della sua gamba
destra.
Il suo piede destro, calzato in un sandalo con il tacco a spillo alto almeno dodici centimetri, è scivolato via dalla
scarpa. La pelle del suo tallone è liscia, vellutata, e le dita, dipinte di un rosso scarlatto che sembra fresco
sangue, si muovono con una grazia letale. Non sta semplicemente dondolando il piede per noia. Lo sta facendo
per me.
So che mi sta guardando. Anche se i suoi occhi sono puntati sul piatto di spaghetti al nero di seppia del suo
compagno, la sua attenzione è interamente rivolta a me. Il suo piede si alza, sfiorando la caviglia della mia gamba,
e poi risale, lentamente, lungo lo stinco. Il contatto è elettrico, una scossa improvvisa che mi fa contrarre i
muscoli della coscia. Il mio cazzo, che era già semi-indurito dal momento in cui è entrata nella sala, si irrigidisce
all'istante, schiacciandosi contro la cerniera dei jeans e cercando disperatamente più spazio.
"Angelo, tutto bene?" chiede Marco, il mio socio, seduto alla mia destra. Sembra preoccupato, forse perché non
ho toccato il cibo da dieci minuti.
"Sì, sì," rispondo con voce roca, cercando di mantenere un'espressione impassibile mentre il piede di Caterina
continua la sua ascesa. "Solo un po' stanco. È stata una lunga settimana."

Sotto il tavolo, le dita di Caterina afferrano il mio ginocchio. Poi, con una mossa rapida e sicura, il suo piede
scivolo nell'apertura tra le mie gambe. La pianta del suo piede è calda contro l'interno della mia coscia. La pelle è
morbida, incredibilmente morbida, e la sensazione di quel calore nudo mi fa mancare il respiro. Inizio a sudare,
nonostante l'aria condizionata.
Caterina incrocia lo sguardo con me per una frazione di secondo. I suoi occhi scintillano di malizia, un sorriso
quasi impercettibile curva le labbra. Poi torna a guardare il suo compagno, ma il suo piede preme con decisione
contro la mia erezione. La suola del piede preme contro l'asta rigida attraverso il tessuto dei jeans, sfregando su
e giù con una lentezza tortuosa. È una mano invisibile, una mano calda e viva che mi masturba in pubblico, a due
passi da una dozzina di altre persone.
Il mio cuore batte forte contro le costole. Devo concentrarmi per non emettere un suono, per non sbattere il
pugno sul tavolo. La sensazione è intensa, un mix di eccitazione feroce e terrore di essere scoperti. Il pericolo
aggiunge un sapore pungente al desiderio. Caterina sa esattamente cosa sta facendo. È una predatrice che gioca
con il suo cibo.
Con un movimento fluido, Caterina si sposta sulla sedia, spingendo la sua gonna ancora più in su. Dal mio punto
di vista, l'angolazione è perfetta. La stoffa nera si accumula sulle sue cosce, rivelando... nulla. Assolutamente
nulla. Non c'è traccia di bianco, nessun orlo di pizzo, nessuna linea di mutande. La sua figa è liscia, depilata,
completamente nuda sotto quella gonna ridicola. È un perizoma invisibile, una promessa di accesso immediato e
senza ostacoli.
La vista mi colpisce come un pugno nello stomaco. Il mio cazzo pulsa nel mio pantalone, rispondendo alla visione
erotica con un dolore piacevole. Il piede di Caterina preme più forte, rotolando la pianta contro la cappella del
mio cazzo. Le sue dita affondano nella mia coscia, trascinando i talloni lungo l'interno della mia gamba, sfiorando
i testicoli.
"Questo vino è eccellente," dice Caterina, sollevando il bicchiere. La sua voce è calma, melodica, completamente
slegata dall'azione erotica che sta compiendo sotto il tavolo. "Un corpo pieno, con un retrogusto persistente."
Marco annuisce, assaporando il vino. "Sì, è un Barolo ottimo."
Io non riesco a bere. Se portassi il bicchiere alle labbra ora, rovescerei tutto il vino sulla camicia. La mia mano
stringe il bicchiere così forte che temo di frantumarlo. Il piede di Caterina accelera il ritmo, sfregando più
velocemente, premendo con più forza. La suola scivola sul tessuto dei jeans, creando un attrito che mi manda
scosse di piacere lungo la schiena.
Poi, senza preavviso, Caterina spinge il piede sotto la mia pancia, cercando l'orlo della mia camicia. Le sue dita
fredde toccano la pelle calda del mio addome appena sopra la cintura. È un contatto diretto, pelle a pelle, che mi
fa sobbalzare. Il suo compagno non accenna a notare nulla, troppo impegnato a descrivere i dettagli del suo
ultimo viaggio di pesca.
Caterina non si ferma. Il suo piede scivola verso il basso, agganciando la fibbia della mia cintura con le dita dei
piedi. Con una destrezza impossibile, tira la cintura verso l'esterno, allentandola. Poi afferra il bottone dei jeans
con l'alluce e il secondo dito, tirando finché non sento il clic del bottone che si apre. La cerniera scende sotto la
pressione del suo piede, liberando la mia erezione che prigioniera.
Il mio cazzo salta fuori, duro e pulsante, nell'aria fredda del ristorante. Per un istante, il panico mi assale. Se
qualcuno si alzasse, se una cameriera passasse di qui... ma il rischio alimenta il fuoco. Caterina non esita. La sua
pianta del piede scivola direttamente sulla mia pelle nuda. La sensazione è opprimente. La pelle del suo piede è
setosa, ma la pressione è ferma.
Inizia a muovere il piede su e giù lungo l'asta. Le dita avvolgono la base, mentre il tallone preme contro la
cappella. È una sega fatta con un piede, calda, lenta e deliberata. Ogni movimento è calcolato per massimizzare il
piacere. La pelle del suo piede scivola sul glande bagnato di pre-eiaculazione, creando suoni bagnati e squittii
che spero siano coperti dal frastuono del ristorante.
Io sono Angelo, e in questo momento sono completamente nelle sue mani. O meglio, nei suoi piedi. Guardo il
suo viso, che mantiene una maschera di perfetta educazione borghese. Sorride, annuisce, sorseggia il vino. È
un'attrice in un teatro perverso, e io sono il suo pubblico complice.
Il suo piede scivola più in basso, le dita accarezzano le mie palle, schiacciandole leggermente. Poi risale lungo
l'asta, stringendo, torcendo. Il piacere si accumula alla base della mia schiena, un caldo tsunami che cresce con
ogni passaggio del suo piede. Respiro a fatica, i denti serrati, le narici dilatate.
"Angelo, sei sicuro di stare bene?" chiede di nuovo Marco, questa volta abbassando la voce.
"Sì," soffoco, chiudendo gli occhi per un istante mentre il piede di Caterina preme con forza contro il mio
frenello. "Ho solo... un mal di testa improvviso."
Caterina ride, un suono cristallino che fa vibrare il mio cazzo. "Povero Angelo," dice, e sotto il tavolo, il suo piede
accelera ancora. Le dita dei suoi piedi si stringono attorno alla mia cappella, masturbandomi con un ritmo
frenetico. È troppo. La combinazione della vista delle sue cosce nude, la sensazione del suo piede caldo sulla mia
pelle, il rischio folle di essere scoperti... tutto converge in un unico punto esplosivo.
Il mio corpo si irrigidisce. Le gambe tremano leggermente. Le mani affondano nel tavolo. Caterina sente il mio
cazzo gonfiarsi ulteriormente, pulsando nella presa del suo piede. Sa che sono vicino. Sa che sta per farmi venire
qui, in mezzo a tutti, con un solo tocco del suo piede.
Con un ultimo, decisivo movimento, preme il tallone contro la base del mio cazzo e scivola rapidamente verso
l'alto, stringendo le dita. È la goccia. L'orgasmo mi travolge come un treno in corsa. Il mio cazzo schizza, getti
caldi e densi di sborra che coprono il suo piede, le sue dita, la caviglia. Continuo a venire, spasmi incontrollabili
che mi scuotono fino alle fondamenta, mentre lei continua a massaggiarmi, spremendo ogni goccia di piacere dal
mio corpo esausto.
Quando finisco, crollo sulla sedia, ansimando leggermente, cercando di recuperare un minimo di compostezza.
Caterina, con un movimento calmo e deliberato, infila il piede bagnato nella sua scarpa. Non si pulisce. Indossa la
mia sborra come un trofeo.
"Devo andare in bagno," dice lei, alzandosi con grazia. La sua gonna scivola verso il basso, coprendo di nuovo le
sue cosce. Mi guarda dritto negli occhi, un sorriso furtivo e sporco sulle labbra. "Mi unisci, Angelo?"

Non è una domanda. È un ordine. E non c'è forza al mondo che possa impedirmi di seguirla. Mi alzo, a gambe
tremolanti, aggiustandomi i jeans il meglio possibile. "Sì," dico, la voce rocca e spezzata. "Arrivo subito."
La guardo camminare verso i servizi, i suoi fianchi oscillando in modo ipnotico, i tacchi che cliccano sul
pavimento di marmo. So cosa succederà in quella stanza. So che questa notte è appena iniziata. E so che sarà
una scopata indimenticabile. Sono Angelo, e sono finito.
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