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incesto

Il fuoco che brucia dentro


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
25.04.2026    |    470    |    0 4.0
"Claudia gridò, la schiena che si inarcava, le unghie che graffiavano la pelle di Angelo mentre lui cominciava a martellarla con colpi secchi, il suono umido delle loro carne che sbatteva..."
Pura fantasia
Brucia Dentro
Nicole è intrappolata in un gioco perverso
orchestrato da Angelo, che la costringe a
guardare mentre lui e sua madre, Claudia, si
abbandonano a una passione sfrenata. Tra
umiliazione e desiderio, Nicole scopre un
lato oscuro di sé, mentre il confine tra
dolore e piacere si dissolve.
La minaccia di Angelo rimase sospesa nell’aria umida della notte, come un presagio che si insinuava tra i vicoli
stretti di Pelourinho. Nicole sentì le gambe tremarle, non solo per l’orgasmo che ancora le pulsava tra le cosce,
ma per quella promessa oscura, pronunciata con una calma che le gelava il sangue. "E domani, Nicole... domani ti
farò guardare." Le parole le bruciavano dentro, un misto di terrore e qualcosa di più viscido, qualcosa che le
faceva stringere i muscoli intorno al suo cazzo ancora duro dentro di lei.
Angelo non le diede tempo di reagire. Con un movimento brusco, la strappò dallo specchio incrinato, facendola
girare di scatto. Le sue dita si conficcarono nei capelli di Nicole, tirandoli all’indietro fino a farle inarcare la
schiena in un arco doloroso. "Adesso andiamo da mamma," ringhiò, la voce bassa e roca, mentre con l’altra mano
si sistemava il cazzo fradicio dei loro liquidi misti, ancora eretto, venato di sangue e desiderio. "Non ti
preoccupare, troietta. Ti insegnerò come si scopa una vera donna."
Nicole cercò di dividersi, di respingere l’idea, ma il suo corpo traditore rispondeva già, le labbra della figa che si
contraevano vuote, il clitoride ancora gonfio che pulsava al solo pensiero. "No... non puoi..." balbettò, ma Angelo
rise, una risata secca, senza allegria, mentre la trascinava verso l’uscio semichiuso di un vicolo laterale, dove una
luce fioca filtrava da una finestra al piano superiore. "Claudia sa già che verrò. L’ha sempre saputo." Le sue dita
scivolarono lungo la gola di Nicole, poi più giù, tra i seni sudati, fino a stringere un capezzolo tra pollice e indice,
torcendolo abbastanza da farle sfuggire un gemito strozzato. "È una puttana meglio di te. E stasera, la scoperò in
tutti i buchi che Dio le ha dato, mentre tu guardi. Imparerai, piccola troia."
L’appartamento di Claudia era immerso in una penombra calda, profumata di incenso e alcol. La porta si aprì
prima ancora che Angelo bussasse, come se lei li stesse aspettando. Claudia era lì, avvolta in una vestaglia di seta
nera che si apriva appena abbastanza per lasciar intravedere la curva di un seno pesante, il capezzolo già turgido.
I suoi occhi, dello stesso verde scuro di Nicole ma più esperti, più affamati, scivolarono prima sulla figlia, nuda e
segnalata dai morsi di Angelo, poi su di lui, sul suo cazzo ancora in vista, lucido di sudore e sperma. "Finalmente,"
sussurrò, la voce vellutata, mentre si leccava le labbra rosse. "Entra, Angelo. E porta con te la mia piccola
puttana."

Nicole sentì lo stomaco contrarsi, un misto di nausea e qualcosa di più oscuro, di più famelico. Sua madre non
sembrò nemmeno sorpresa di vederla in quello stato—anzi, i suoi occhi si illuminarono di una luce quasi
materna, come se fosse orgogliosa. "Vedi, tesoro?" Claudia si avvicinò, le dita che sfioravano la guancia di Nicole,
poi scendevano a tracciare il solco di uno dei morsi di Angelo sul suo collo. "Lui sa come trattare una donna. Sa
come farla sentire veramente desiderata." Le sue unghie graffiarono leggermente la pelle della figlia, poi si
spostarono, affondando nei capelli di Angelo, attirandolo a sé per un bacio lungo, umido, dove le loro lingue si
intrecciarono con un suono bagnato. Nicole rimase paralizzata, il calore tra le gambe che diventava
insopportabile mentre guardava la bocca di sua madre divorare quella di Angelo, le loro labbra che si separavano
solo per lasciar sfuggire gemiti soffocati.
Angelo non perse tempo. Con un movimento secco, spinse Claudia contro il divano di pelle, facendola cadere
all’indietro con le cosce aperte. La vestaglia si spalancò, rivelando il corpo maturo di Claudia, i seni pesanti con i
capezzoli scuri e duri, il pube rasato tranne per una striscia sottile di peli neri, la figa già lucida, gonfia di
anticipazione. "In ginocchio, Nicole," ordinò Angelo, senza staccare gli occhi da Claudia mentre si slacciava la
cintura, liberando il cazzo che pulsava, ancora più grosso ora, le vene gonfie come corde. "Voglio che tu guardi
bene come si succhia un cazzo. E poi toccherà a te."
Nicole obbedì, le ginocchia che affondavano nel tappeto spesso, le mani che tremavano appoggiate sulle cosce
di sua madre. Claudia allargò le gambe ancora di più, esponendo la figa bagnata, le labbra interne che
luccicavano, il buco che si contraeva come se già supplicasse di essere riempito. "Avanti, Angelo," ansimò
Claudia, le dita che si conficcavano nei cuscini del divano. "Fammi vedere quanto sei bravo a far urlare una
donna."
Angelo non si fece pregare. Afferrò i fianchi di Claudia, sollevandola quasi dal divano, e con un solo, violento
affondo, le infilò il cazzo nella figa fino alle palle. Claudia gridò, la schiena che si inarcava, le unghie che
graffiavano la pelle di Angelo mentre lui cominciava a martellarla con colpi secchi, il suono umido delle loro carne
che sbatteva riempiva la stanza. "Dio, sì! Così! Sono una puttana, Angelo, la tua puttana!" urlava Claudia, le
parole che si spezzavano in singhiozzi di piacere. Nicole sentiva il proprio respiro diventare affannoso, le dita che
scivolavano senza volerlo verso la sua figa, sfiorando il clitoride gonfio mentre guardava il cazzo di Angelo
scomparire dentro sua madre, uscire fradicio dei suoi succhi, poi affondare di nuovo.
"Toccati," le ordinò Angelo, la voce roca per lo sforzo, mentre continuava a scopare Claudia con una ferocia che
faceva tremare il divano. "Fatti venire, troietta. Voglio sentirtelo." Nicole non poté resistere. Le dita scivolarono
tra le labbra bagnate della sua figa, trovando il clitoride dolente, massaggiandolo in cerchi stretti mentre
guardava sua madre venire, il corpo scosso da spasmi violenti, la figa che si stringeva intorno al cazzo di Angelo
come se non volesse più lasciarlo andare. "Sì, sì, sì!" gridava Claudia, le cosce che tremavano, i seni che
ballonzolavano ad ogni spinta. "Riempimi, Angelo! Riempimi di quel cazzo grosso!"
Angelo non la deluse. Con un ruggito, si piantò dentro di lei fino in fondo, le vene del collo gonfie, e cominciò a
venire, le palle che si contraevano mentre sparava spessa dopo spessa di sperma bollente dentro la figa di
Claudia. Nicole sentì il proprio orgasmo montare, inarrestabile, mentre guardava lo sperma di Angelo colare fuori
dalla figa di sua madre quando lui finalmente si ritirò, gocciolando sui cuscini, denso e bianco. "Adesso tocca a te,
piccola troia," ansimò Angelo, girandosi verso Nicole, il cazzo ancora duro nonostante avesse appena svuotato le
palle. "In bocca. Puliscimi."
Nicole esitò solo un secondo prima di obbedire. Si avvicinò strisciando, le labbra che si aprivano, la lingua che
usciva per leccare via le tracce di sperma e succhi di Claudia dal cazzo di Angelo. Il sapore era salato, muschiato,
intriso del profumo della sua stessa madre, e qualcosa in lei si spezzò definitivamente mentre cominciava a
succhiare, le guance che si incavavano, la gola che si apriva per accoglierlo fino in fondo. "Brava puttana,"
gemette Angelo, le dita che le affondavano nei capelli, guidandola su e giù lungo la sua asta, mentre Claudia si
avvicinava, le labbra che si posavano sul suo collo, la lingua che leccava il sudore dalla sua schiena. "Succhialo
bene, tesoro. Fagli vedere quanto sei brava."
E Nicole lo fece. Lo succhiò fino a quando Angelo non le afferrò la testa con entrambe le mani, spingendola giù
fino a quando non sentì il suo cazzo pulsare in gola, poi esplodere, riempiendola di sperma caldo che le colava
dagli angoli della bocca, lungo il mento, macchiando i seni. Quando finalmente la lasciò andare, Nicole crollò
all’indietro, il respiro affannoso, il corpo coperto di segni, di liquidi, di umiliazione. Angelo si sistemò i pantaloni,
il viso soddisfatto, mentre Claudia si accoccolava accanto a lei, le dita che le accarezzavano i capelli sudati.
"Brava, piccola," sussurrò Claudia, la voce dolce, quasi materna. "Ora sai cosa significa essere una vera donna."
Angelo si chinò, raccogliendo la camicia dal pavimento. "È stato un piacere, signore," disse, con un sorriso che
non arrivava agli occhi. "Ma ora è ora di andare." Si avvicinò alla porta, poi si fermò, girandosi per un ultimo
sguardo. "Non preoccupatevi. Non tornerò." E con quello, se ne andò, lasciando dietro di sé solo il suono dei
suoi passi che si allontanavano, e il silenzio carico di ciò che era appena successo.
Nicole rimase sdraiata sul tappeto, il corpo dolorante, la mente vuota. Sua madre le si strinse accanto, le labbra
che sfioravano la sua tempia. "È meglio così, tesoro," mormorò Claudia. "Alcuni uomini sono come il fuoco.
Bruciano troppo forte. Meglio che se ne vada." Ma Nicole sapeva la verità—che non era il fuoco a fare male. Era
il fatto che, in fondo, aveva amato bruciare.
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