trio
Il gioco della seduzione
Angel1965
04.03.2026 |
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"«Ti piace, eh?», sussurrò Ambra contro la pelle di Angelo, mentre due dita affondavano dentro Angelina, che
gemette attorno al cazzo, il corpo che si inarcava per il doppio piacere..."
Racconto di pura fantasiaIn una stanza avvolta da una luce dorata e
soffusa, Ambra e Angelina si ritrovano
coinvolte in un gioco di seduzione con
Angelo. Mentre il desiderio cresce, le due
donne si abbandonano a un piacere
proibito, esplorando i limiti del loro
desiderio.
La stanza era avvolta da una luce dorata e soffusa, filtrata dalle pesanti tende di velluto che oscuravano le
finestre. L’aria era densa, carica di un profumo dolce e avvolgente—un mix di vaniglia, sudore fresco e quel
sentore muschiato, inconfondibile, dell’eccitazione maschile. Al centro della camera, il letto king-size, coperto
da lenzuola di seta nera leggermente sgualcite, sembrava attendere con impazienza ciò che stava per accadere.
Angelo era sdraiato al centro, la schiena appoggiata contro un cumulo di cuscini, le gambe leggermente
divaricate. Il suo corpo, scolpito da anni di palestra, luccicava di un velo di sudore che faceva risaltare ogni
muscolo, ogni venatura delle braccia possenti. Ma era il suo cazzo l’attore principale di quella scena: già duro
come l’acciaio, pulsante, la testa gonfia e lucida di pre-sborra, le vene che correvano lungo l’asta come solchi
profondi. Si ergeva orgoglioso, quasi a sfidare le due donne che lo circondavano con sguardi affamati.
Ambra, con i suoi capelli castani raccolti in una crocchia disordinata che lasciava sfuggire ciocche ribelli sulle
spalle nude, si mordeva il labbro inferiore mentre lo fissava. Le sue labbra, carnose e sempre dipinte di un rosso
scuro, si inumidirono istintivamente, la lingua che guizzava fuori per un attimo prima di ritirarsi. Indossava solo
un reggiseno di pizzo nero che a malapena conteneva i suoi seni generosi, i capezzoli già duri e evidenti
attraverso la stoffa sottile. Le sue cosce, avvolte in calze a rete, si sfregavano l’une contro le altre, come se
cercassero sollievo da un prurito che solo Angelo avrebbe potuto grattare. Dall’altra parte del letto, Angelina,
bionda e slanciata, con la pelle lattea che sembrava brillare sotto la luce fioca, si passava le dita lungo il collo, un
gesto lento e sensuale che faceva scivolare lo spallaccio della sua vestaglietta di seta rossa, lasciando intravedere
la curva di un seno perfetto. I suoi occhi, di un azzurro glaciale, erano fissi sul cazzo di Angelo, come ipnotizzati.
Non aveva bisogno di parole: il suo corpo parlava per lei, i fianchi che ondeggiavano leggermente, le labbra
socchiuse in un sospiro silenzioso.
«Dai, non fate la timide ora», mormorò Angelo, la voce roca e profonda, mentre si passava una mano lungo
l’addome, le dita che si avvolgevano intorno alla base del suo membro per dargli un colpo lento, provocatorio.
«So che lo volete. Lo vedo dai vostri occhi… e da come vi state bagnando.» Le sue parole erano un ordine
mascherato da invito, e entrambe le donne reagirono all’istante. Ambra si avvicinò per prima, le ginocchia che
affondavano nel materasso mentre si posizionava tra le gambe di Angelo, le mani che si appoggiavano sulle sue
cosce muscolose per stabilizzarsi. Il calore che emanava da lui era quasi bruciante, e quando si chinò in avanti, il
suo respiro caldo sfiorò la punta del suo cazzo, facendolo sussultare. «Così impaziente», sussurrò, la voce un filo
di seta che si avvolgeva attorno a lui. Senza aspettare oltre, allungò la lingua, piatta e umida, e leccò dalla base
alla cima, un unico, lento movimento che fece contrarre i muscoli di Angelo.
«Cazzo», ringhiò lui, le dita che si intrecciavano nei capelli di Ambra, tirandoli indietro con forza sufficiente a
farle inarcare il collo, esponendo la gola. Non era una richiesta, ma un comando silenzioso: di più. E Ambra
obbedì. Aprì la bocca, le labbra che si allargavano per accogliere la punta gonfia, la lingua che si arricciava attorno
al frenulo sensibile. Lo sentì pulsare contro il palato, il sapore salmastro del pre-sborra che esplodeva sulle sue
papille gustative. Chiuse gli occhi, assaporando ogni secondo, mentre cominciava a muoversi su e giù, la testa
che oscillava in un ritmo lento e ipnotico. Le sue guance si scavavano leggermente, creando un vuoto perfetto
attorno all’asta, e ogni volta che risaliva, le sue labbra si stringevano attorno alla corona, come se non volesse
lasciarlo andare. Angelina, incapace di resistere oltre, si avvicinò strisciando sul letto, il corpo sinuoso che si
muoveva come un serpente. Si posizionò accanto ad Ambra, una mano che si posava sulla schiena dell’amica per
sostenerla, mentre l’altra scendeva a carezzare i testicoli di Angelo, pesanti e contratti.
«Anche tu vuoi un assaggio, piccola puttana?», chiese Angelo, la voce strozzata dal piacere mentre Ambra
aumentava il ritmo, la sua bocca che ora scendeva fino a metà dell’asta, la gola che si contraeva per accoglierlo.
Angelina non rispose con parole. Invece, si chinò, la sua lingua rosa e agile che si univa a quella di Ambra,
leccando lungo il lato del cazzo che l’amica non stava coprendo. Le loro lingue si sfioravano, si intrecciavano,
mentre lavoravano insieme per coprire ogni centimetro di lui. Angelo gemette, le dita che si stringevano nei
capelli di Ambra, guidando i suoi movimenti, mentre con l’altra mano afferrò la nuca di Angelina, spingendola giù.
«Succhiatelo. Entrambe. Voglio sentirvi soffocare sul mio cazzo.» Le parole erano un growl animale, e le donne
ubbidirono all’istante. Ambra si ritirò appena, lasciando spazio ad Angelina, che non esitò a ingurgitare quanto
più possibile, le labbra che si allargavano attorno alla circonferenza impressionante, gli occhi che si riempivano di
lacrime per lo sforzo.
Il suono bagnato dei loro bocchini si mescolava ai gemiti strozzati di Angelo, ai respiri affannosi delle due donne.
Ambra non stava con le mani in mano: mentre Angelina lavorava la parte superiore, lei si concentrava sui
testicoli, leccandoli, succhiandoli uno alla volta, la lingua che tracciava il solco tra di loro prima di risalire lungo
l’asta, unendosi alla bocca di Angelina in un bacio umido e osceno attorno alla corona. Angelo sentiva il piacere
montare, le palle che si stringevano, il cazzo che pulsava come se volesse esplodere. «Così… cazzo, così brava»,
ansimò, spingendo i fianchi in avanti, affondando un po’ di più nella gola di Angelina, che gorgogliava intorno a
lui, le mani che si aggrappavano alle sue cosce per non perdere l’equilibrio. Ambra, nel frattempo, aveva spostato
la sua attenzione sulle palle, massaggiandole con una mano mentre con l’altra si infilava sotto la vestaglietta di
Angelina, le dita che trovavano il suo sesso già fradicio, le labbra gonfie e pronte.
«Ti piace, eh?», sussurrò Ambra contro la pelle di Angelo, mentre due dita affondavano dentro Angelina, che
gemette attorno al cazzo, il corpo che si inarcava per il doppio piacere. «Ti piace essere una troietta con il cazzo
in bocca mentre ti scopo con le dita.» Angelina annuì quanto più poté, i suoi gemiti soffocati dal membro che le
riempiva la gola. Angelo non riusciva più a pensare. Il calore umido delle loro bocche, le lingue che si muovevano
in sincronia, le dita di Ambra che ora si univano alle sue per guidare Angelina più a fondo—era troppo. «Vi
voglio», ringhiò, estraendosi con un pop umido dalla bocca di Angelina, il cazzo che luccicava di saliva, le vene
pulsanti. «Vi voglio entrambe. Ora.» Non ci fu bisogno di spiegare oltre. Ambra e Angelina si scambiarono uno
sguardo carico di complicità e desiderio, prima di posizionarsi ai lati di Angelo, i loro corpi che si offrivano senza
riserve.
Ambra fu la prima a voltarsi, presentandogli il suo culo perfetto, rotondo e sodo, ancora coperto dal pizzo nero
delle mutandine. Ma era la macchia scura che si allargava sulla stoffa a tradire quanto fosse bagnata, quanto lo
volesse. Con dita tremanti, si abbassò il pezzo di stoffa, rivelando le natiche lisce e la fessura stretta e rosa,
ancora intatta, ancora vergine. «Prendimi qui», sussurrò, la voce tremante ma determinata. «Sono tua.» Angelo
non ebbe bisogno di essere invitato due volte. Si posizionò dietro di lei, le mani che affondavano nelle sue carni,
allargando le natiche per esporre il suo buco stretto, mai violato. Sputò sul palmo e si strofinò il cazzo,
diffondendo la saliva lungo l’asta prima di premere la punta contro quel piccolo anello di muscoli. «Respira», le
ordinò, mentre cominciava a spingere, lento ma inesorabile.
Il dolore fu immediato, un bruciore acuto che si irradiava in onde attraverso il corpo di Ambra, ma era mescolato
a un piacere così intenso da farle girare la testa. Si morse il labbro fino a farlo sanguinare, le unghie che
affondavano nelle lenzuola mentre Angelo avanzava, millimetro dopo millimetro, allargandola, possedendola.
«Cazzo, sei stretta», grugnì lui, i muscoli delle braccia che tremavano per lo sforzo di trattenersi. Quando
finalmente i suoi fianchi toccarono il culo di Ambra, rimase immobile per un istante, lasciandole il tempo di
adattarsi alla piena invasione. Poi, senza preavviso, cominciò a muoversi. Lenti affondi profondi, che facevano
sussultare Ambra ad ogni spinta, i gemiti che le sfuggivano dalle labbra semiaperte. Angelina, incapace di stare a
guardare, si era già sdraiata accanto a loro, le dita che lavoravano furiosamente sul suo clitoride mentre
osservava la scena con occhi lucidi di lussuria.
«Anche tu lo vuoi, vero?», chiese Angelo, la voce gutturale mentre continuava a fottere il culo di Ambra, i
testicoli che sbattevano contro di lei ad ogni affondo. Angelina annuì, il corpo scosso da brividi. «Allora
preparati», le ordinò. Con un movimento fluido, Angelo estrasse il cazzo dal culo di Ambra, che gemette per la
perdita, il suo buco che pulsava, ancora aperte e indolenzito. Senza perdere tempo, si posizionò dietro Angelina,
che si era già messa carponi, il culo alto e offerto, le cosce che tremavano di anticipazione. Anche lei era vergine
lì, e quando Angelo premette la punta contro il suo ano stretto, sentì la resistenza immediata. «Rilassati», le
sussurrò, mentre con una mano scendeva a massaggiarle il clitoride, distraendola dal dolore iniziale. Poi, con un
colpo deciso dei fianchi, affondò dentro di lei in un’unica, lunga spinta.
Il grido di Angelina si mescolò a quello di Ambra, che si era subito avvicinata per baciarla, le loro lingue che si
intrecciavano mentre Angelo cominciava a fotterle entrambe, alternando tra i loro culi stretti, ancora caldi e
doloranti per la prima penetrazione. Ogni affondo era una conquista, ogni gemito una preghiera. Le lenzuola
erano ormai un groviglio sudato, i corpi lucidi e tremanti, il profumo del sesso che saturava l’aria. Angelo sentiva
le palle contrarsi, il piacere che montava in modo inarrestabile. Con un ultimo, violento affondo nel culo di
Angelina, si lasciò andare, il seme che esplodeva dentro di lei in getti caldi e densi, riempiendola mentre lei
urlava, il corpo scosso da un orgasmo così potente da farle vedere le stelle. Ambra, non volendo essere da meno,
si era infilata le dita dentro la fica fradicia, venendo con un grido strozzato mentre osservava Angelo svuotarsi
dentro l’amica.
Quando finalmente lui si ritirò, entrambi i culi erano arrossati e leggermente gonfi, i buchi ancora aperti, colanti
del suo sperma misto ai loro succhi. Angelo si lasciò cadere sul letto, il respiro affannoso, il cazzo ancora
semi-duro e lucido. Ambra e Angelina, invece, si strinsero l’una all’altra, le loro labbra che si cercavano in un
bacio lento e appassionato, le lingue che si assaporavano a vicenda, come se volessero condividere anche
l’ultimo brivido di quella notte indimenticabile. Non ci furono parole. Non ce n’era bisogno. I loro corpi, i gemiti,
i segni che si erano lasciati addosso parlavano più di qualsiasi frase avrebbe potuto fare. E mentre la stanza si
riempiva del suono dei loro respiri che tornavano alla normalità, una cosa era certa: quella era solo l’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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