Prime Esperienze
“Dopo la notte”
Angel1965
05.08.2025 |
542 |
1
"Mi prese in bocca come se fosse la prima volta, eppure mi conosceva meglio di chiunque..."
La luce dell’alba filtrava appena attraverso le tende socchiuse. Le lenzuola erano ancora umide, segnate da quello che eravamo stati poche ore prima: carne intrecciata, fiato, gemiti e sudore.Gis era nuda, abbandonata sul fianco, i capelli scompigliati, la pelle arrossata in certi punti dove avevo morso troppo, dove le mie mani l’avevano afferrata come se volessi tenerla ancorata a me per sempre.
Si voltò verso di me con quel sorriso che aveva solo quando era sazia, ma non abbastanza. Mi guardò negli occhi, poi con un filo di voce graffiata dal piacere mi sussurrò:
«Baciami ancora, la figa… come sai tu.»
Non c'era pudore in lei. Solo desiderio, e un'assoluta certezza: sapeva che lo avrei fatto.
Mi chinai su di lei, passando prima dal collo, dove avevo lasciato il segno. Baci lenti, umidi, discendenti. Le sue mani mi seguivano, mi guidavano, si apriva come un fiore impaziente. La sua figa era già pronta, tesa, viva. Non aveva smesso di chiedermi da quella notte in cui ci eravamo persi.
La leccai piano, poi più forte. La sua reazione fu immediata: un gemito, le gambe che si stringevano attorno alla mia testa, il bacino che cercava il mio viso come se lì ci fosse la salvezza.
Gis tremava. Sussurrava il mio nome, lo mordeva tra i denti, mi diceva cose sporche che solo lei sapeva rendere sacre. E quando venne, fu come un’onda lunga, una scossa che le attraversò tutta la colonna vertebrale. Non mi staccai. Le diedi tutto.
Lei si accasciò sul cuscino, sfinita, col fiato spezzato.
Ma non avevo finito.
Mi alzai su di lei, le afferrai i polsi e la tenni ferma, sopra di me, come se volessi mostrarle che adesso toccava a lei darmi tutto.
Gis capì. Si sedette a cavalcioni su di me, lentamente, facendomi entrare tutta dentro. Un respiro, uno solo, le bastò per lasciarsi cadere. E cominciò a cavalcarmi con quella grazia selvaggia che aveva solo lei.
Mi guardava mentre lo faceva. Non distoglieva mai lo sguardo. Ogni affondo era una dichiarazione. Ogni goccia di sudore che cadeva sul mio petto era un "ti voglio". Ogni schiaffo di pelle su pelle era un "sei mio".
E lo ero. Totalmente.
Quando venni dentro di lei, fu violento. Lungo. Lentissimo. Ci sciogliemmo insieme, uno dentro l’altra, senza più capire dove finivamo.
Gis si lasciò cadere su di me, le dita intrecciate alle mie, il cuore in gola. Poi, sorridendo contro la mia pelle, mormorò:
«Con te non è mai una notte sola. È un inferno che non voglio finire mai.»
Epilogo – Il Ritorno del Desiderio
Non dormimmo. Non davvero. Ogni volta che le nostre pelli si sfioravano, qualcosa si riaccendeva. Bastava un bacio sulla spalla, una carezza tra le cosce, una lingua che scivolava nel punto giusto. E il bisogno tornava.
Non era più sesso. Era fame. Era rovina.
Gis si girò lentamente, il viso stanco ma ancora acceso. Mi baciò sul petto, poi scese piano, più giù, lasciando scie di saliva tiepida lungo la mia pancia.
Mi prese in bocca come se fosse la prima volta, eppure mi conosceva meglio di chiunque. Ogni movimento era preciso, studiato, letale. Mi guardava dal basso mentre lo faceva, gli occhi lucidi, la lingua che mi accarezzava, mi stringeva, mi puniva.
Quando risalì, mi baciò con la bocca ancora sporca di me, poi si voltò e si piegò sul letto, spalancandosi completamente. Il suo invito era muto, ma più chiaro di ogni parola.
Le entrai da dietro, lentamente. Lei si aggrappò al cuscino, gemendo, mentre le mie mani le stringevano i fianchi, le scavavano l’anima.
Ogni affondo era più profondo. Il rumore dei nostri corpi che si univano rimbalzava contro le pareti, mescolato ai suoi sospiri, ai miei morsi sulla sua schiena, ai suoi “Sì… ancora… fammelo tutto…”.
Le presi i capelli, glieli avvolsi al polso. Lei si voltò a guardarmi, gli occhi persi, la bocca sporca, la figa che gocciolava piacere puro.
«Voglio che mi scopi finché non riesco più a camminare…» mi disse. E io lo feci.
Venni dentro di lei mentre lei squirtava su di me, urlando, tremando, sfinita. Ma col sorriso.
Ci accasciammo uno sull’altra, stremati, nudi, sudati, inzuppati del nostro stesso desiderio. La stanza odorava di pelle, sborra e amore.
Gis si voltò e mormorò con un filo di voce:
«Adesso puoi dormire, Angelo. Ma sappi che… quando ti svegli, voglio ricominciare da capo.»
E chiusi gli occhi con il sapore di lei ancora sulle labbra.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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