Prime Esperienze
Il Giorno Di Michelle
Angel1965
05.05.2025 |
493 |
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"Le sue urla si fusero con le mie, i nostri corpi tesi e scossi, fino a restare fusi, immobili, esausti..."
Una notte di lussuria, senza ritorno… e un risveglio che la marchi per sempreNon c’erano più regole, né pudore, né tempo. Solo noi due.
Michelle aveva appena vent’anni. Pelle liscia e tesa come un tamburo, sguardo sfrontato, malizioso. Sapeva di provocare, e voleva farlo. Era lì, davanti a me, nel suo vestitino leggero, senza reggiseno, con i capezzoli ben visibili sotto il tessuto. Nessuna difesa. Nessun freno.
Mi fissava. Un misto di sfida e attesa.
«Fammi tua…» sussurrò, quasi fosse un ordine.
Mi avvicinai, le presi il viso tra le mani e lo strinsi. Le labbra si cercarono, poi si scontrarono con violenza. Quel bacio fu un assalto. Una dichiarazione di guerra al pudore.
Le mani scesero rapide sui suoi fianchi. Le alzai il vestito in un solo gesto: nessuna mutandina. Pelle calda, profumata, bagnata. Le dita scivolarono tra le sue labbra intime. Lei tremò.
«Sei fradicia, piccola…»
«Da quando ti ho visto.»
Nessuna parola in più. La spinse con forza sul letto, le gambe spalancate, il respiro mozzato. Mi abbassai e iniziai a leccarla piano. Le prime leccate le fecero sobbalzare, poi si abbandonò al piacere. Gemiti corti, acuti, sempre più rapidi. Le succhiavo il clitoride mentre la penetravo con le dita, prima due, poi tre, poi l’intero palmo. Il suo corpo si inarcò all’improvviso, con una scossa violenta.
Venni su, il viso lucido del suo sapore. Lei mi guardava come stordita.
«Ora scopami… Ti prego. Voglio sentirti dentro.»
Glielo feci assaggiare prima. Glielo infilai in bocca e lei iniziò a succhiarlo con fame, strozzandosi, ansimando, spingendolo in gola senza esitazione. Lo voleva. Lo amava.
Poi la presi.
La prima spinta fu lenta, ma profonda. Sentii la sua figa stringermi con forza, come se non volesse lasciarmi più.
«È enorme…» gemette. «Fammi male…»
Iniziai a pompare. Colpi secchi. Violenti. Lei gemeva, graffiava, urlava. Cambiammo posizione mille volte: a pecora, col viso nel cuscino e il culo alto; in piedi, con le sue gambe attorno ai miei fianchi; di lato, mentre si toccava il clitoride e mi guardava scoparla.
Poi sopra di me, cavalcandomi con rabbia, i seni nelle sue mani, la voce rotta dal piacere.
Venimmo insieme. Una, due, tre volte. E non bastava mai.
Alle quattro del mattino la presi in doccia. Le gambe le tremavano, ma il suo sguardo implorava ancora. Le leccai la figa finché non si accasciò sul vetro, poi la presi lì, in piedi, sotto l’acqua bollente, i nostri corpi incollati, le sue unghie nella mia schiena.
Il finale fu in salotto, all’alba. Lei stesa sul divano, le gambe aperte. Le versai del vino rosso sul seno e glielo leccai via. Poi la presi per i capelli, la tirai a me e glielo infilai di nuovo, profondo.
L’orgasmo finale fu un terremoto. Le sue urla si fusero con le mie, i nostri corpi tesi e scossi, fino a restare fusi, immobili, esausti.
Michelle si accasciò su di me, sfinita. Le sue labbra sfiorarono le mie. Un sussurro.
«Se questa è solo una notte… voglio che resti per sempre dentro di me.»
E io lo ero.
Dentro di lei.
Per sempre.
⸻
Il sole filtrava dalla finestra, dorato e silenzioso. Pensavo dormisse. Invece, Michelle era sveglia. Nuda, rannicchiata su di me, le labbra a un soffio dal collo. Il suo respiro caldo mi scivolava addosso.
Poi la sua mano scese. Trovò il mio cazzo già mezzo duro.
«Ce l’ho ancora dentro… il tuo sapore,» sussurrò, leccandomi il petto. «Ma ne voglio ancora. Ora. Ancora più forte.»
Si mise sopra di me, lentamente. Il mio cazzo si tese e affondò nella sua figa calda. Ma stavolta era fame pura. Bestiale.
Le presi i fianchi, le spinte diventarono violente. Lei gemeva, si piegava all’indietro, si stringeva i capezzoli. Era fuori controllo. La sollevai in piedi sul letto, la presi per i glutei e la scopai così, sospesa.
«Sto venendo… sto impazzendo!» urlò, tremando tutta.
Le spinsi un dito in bocca, poi in gola. Non oppose resistenza. Si abbandonò. Si venne addosso, con violenza, con furia.
Io esplosi dentro di lei. Un orgasmo che mi strappò via tutto. Ci accasciammo insieme, nudi, stretti, ancora fusi.
Michelle mi guardò, il viso arrossato, i capelli umidi, la pelle lucida di sudore e piacere.
«Non sarà mai solo una notte,» disse, graffiandomi il petto piano. «Tu mi hai marchiata. E io… io sarò tua per sempre. Anche se fingiamo di dimenticarlo.»
E lo capii.
Che non era solo sesso.
Era possessione.
Un incubo bellissimo da cui nessuno di noi voleva svegliarsi mai.
lussuria provocazione sesso selvaggio orgasmi multipli possesso totale notte indimenticabile marchiata per sempre
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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