tradimenti
Il battesimo del fuoco
Angel1965
21.03.2026 |
1.059 |
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"Quando finalmente si ritrasse, Mery sentì un vuoto doloroso, come se le avessero strappato via qualcosa..."
Mery e Marco esplorano i limiti deldesiderio quando lui mantiene la promessa
di 'rovinarle il culo', spingendola oltre il
dolore verso un piacere estremo. Il sangue
si mescola al lubrificante mentre lei cede al
suo dominio, scoprendo un'estasi che va
oltre il fisico.
Le labbra di Mery erano ancora gonfie per il cazzo di Marco che le aveva appena riempito la bocca, e il sapore
salmastro del suo sperma le persisteva in gola mentre lo abbracciava, le dita che gli accarezzavano la schiena
sudata. Lui ricambiò la stretta, ma solo per un istante—poi le sue mani scesero a stringerle i fianchi con
possessività, le dita che si insinuavano tra le natiche, sfiorando quel buco stretto e inesplorato che tremava al
solo pensiero di essere violato.
«Ti ho promesso che non saresti più camminata dopo stasera», le sussurrò all’orecchio, la voce roca, mentre con
un dito già bagnato del suo stesso succo le tracciava cerchi lentissimi attorno all’ano, facendola sobbalzare. «E
non ho ancora finito con te.»
Mery sentì il cuore martellarle nel petto. Sapeva cosa stava per accadere. Gliel’aveva chiesto settimane prima, in
un messaggio notturno scritto con le dita tremanti e cancellato subito dopo, come se quelle parole—voglio che
mi prendi lì, anche se fa male—fossero troppo pericolose per rimanere scritte da qualche parte. Marco non
aveva risposto allora, ma ora eccolo, il suo pollice che premeva appena, sufficientemente da farle contrarre lo
sfintere per istinto, sufficientemente da farle venire l’acquolina in bocca nonostante la paura.
«Sei sicura?» le chiese, anche se il tono non ammetteva repliche. Le sue dita erano già occupate a spalancarle le
chiappe, esponendo quel rosellino pallido e vergine alla luce fioca della lampada da notte, ancora umido per lo
sbavare del suo cazzo poco prima sulla figa. «Perché una volta che inizio, non mi fermo. Nemmeno se piangi.»
Lei annuì, le unghie conficcate nei palmi delle mani. «Fallo», sussurrò, la voce rotta. «Voglio che sia tu.»
Marco non perse tempo. Si alzò dal letto solo il necessario per prendere dalla tasca dei jeans—gettati in fretta
sul pavimento—un tubetto di lubrificante e un preservativo. Lo strappò con i denti, lo srotolò sul suo cazzo già
di nuovo duro, la gomma che scattava contro la pelle tesa. Mery lo osservava con gli occhi sgranati, le cosce che
si stringevano involontariamente mentre lui si cosparse le dita di gel freddo, poi glielo spalmò tra le natiche,
massaggiandole l’entrata con movimenti circolari che le facevano serrare i denti.
«Rilassati», le ordinò, anche se sapeva che era impossibile. Le sue dita affondarono un po’ di più, due nocche che
sparivano dentro di lei con un suono umido, bagnato. Mery gemette, le mani che artigliavano il lenzuolo, il corpo
che si divideva tra il bisogno di spingere via quella intrusioni e il desiderio di essere riempita fino in fondo. «Così,
brava puttana. Prendi tutto.»
Le infilò un terzo dito senza preavviso, allargandole lo sfintere con una pressione implacabile. Il bruciore fu
immediato, lancinante, come se qualcuno le stesse strappando la pelle dall’interno. «Ah! Cazzo—!» Le sfuggì un
grido, le lacrime che le pizzicavano gli angoli degli occhi.
«Shhh», Marco le mordicchiò il lobo dell’orecchio, la mano libera che le stringeva un seno, il pollice che le
torceva il capezzolo fino a farle inarcare la schiena. «È solo l’inizio. Respira.»
Non le diede il tempo di abituarsi. Ritirò le dita con un pop umido, poi le afferrò i fianchi e la costrinse a mettersi
carponi, il culo alto, le cosce tremanti. Mery sentì la punta del suo cazzo premere contro di lei, grossa,
implacabile, e per un secondo pensò che non ce l’avrebbe mai fatta. Poi lui spinse.
Il dolore fu un lampo bianco dietro le palpebre. Una lacerazione, un fuoco che le divampava dentro, come se
qualcuno le avesse infilato un ferro rovente nel culo. «M-Marco, aspetta—!» Le parole le morirono in gola
quando lui affondò ancora, centimetro dopo centimetro, la sua mano che le teneva giù la testa contro il
materasso, l’altra che le spalancava le natiche per vedere il suo cazzo scomparire dentro quel buco stretto,
rosato, ora già arrossato per lo sfregamento.
«Dio, sei stretta», ringhiò, i muscoli delle braccia tesi per lo sforzo di non venirsene subito. Sentiva il suo ano
stringergli il cazzo come una morsa, i muscoli che lottavano contro l’invasione, e ogni volta che si ritraeva un po’
per poi spingere di nuovo, lei gemette, un suono a metà tra il pianto e il gemito. «Ti sta sanguinando, puttana.
Lo senti?» Mery annuì, le lacrime che le scorrevano sulle guance, mescolandosi alla saliva che le colava dalla
bocca semiaperta. Sentiva il sangue, caldo e appiccicoso, scivolarle lungo le cosce, ma c’era anche altro—una
pressione profonda, quasi insopportabile, che le riempiva la pancia in un modo che non aveva mai provato prima.
Ogni spinta di Marco le strappava un gemito, le dita che si conficcavano nel materasso, le unghie che lasciavano
solchi nella stoffa.
«Ti piace, eh?» Marco le afferrò i capelli, tirandole la testa all’indietro mentre le martellava il culo con colpi brevi,
precisi, ogni affondo che le faceva vedere le stelle. «Ti piace essere una troietta con il culo rotto dal cazzo del
tuo amante, mentre tuo marito è in giro a lavorare come un coglione.»
«Sì!» gridò lei, la voce rotta. Non sapeva più se fosse dolore o piacere, se fosse umiliazione o estasi—sapeva solo
che voleva di più. «Non fermarti, ti prego!»
Lui non aveva intenzione di farlo. Le lasciò andare i capelli solo per afferrarle i fianchi con entrambe le mani, le
dita che le segnavano la pelle mentre cominciava a fotterla sul serio, il letto che scricchiolava sotto i loro corpi, i
testicoli che le sbattevano contro le labbra della figa ad ogni spinta. Il suono era osceno—pelle che sbatteva
contro pelle, gemiti soffocati, il squelch umido del lubrificante misto al sangue che schizzava fuori ogni volta che
lui si ritraeva quasi del tutto per poi affondare di nuovo, più a fondo, più forte.
«Sei mia», ansimò Marco, sentendo il suo cazzo gonfiarsi ancora di più, pronto a venire. « Questo culo è mio.
Questa figa è mia. Tu. Sei. Mia.»
Mery non riuscì a rispondere. Un orgasmo la travolse all’improvviso, nato dal dolore, dalla pressione, dalle parole
sporche che lui le riversava addosso. Sentì il suo corpo contrarsi attorno al cazzo di Marco, lo sfintere che si
stringeva disperato, e lui ruggì, affondando fino in fondo un’ultima volta prima di venire, il preservativo che si
riempiva di sperma bollente mentre lei collassava sotto di lui, il corpo scosso da tremiti incontrollabili.
Quando finalmente si ritrasse, Mery sentì un vuoto doloroso, come se le avessero strappato via qualcosa. Il
sangue le colava lungo le cosce, mescolato al lubrificante, e quando Marco le girò delicatamente sulla schiena,
vide che aveva gli occhi lucidi, le labbra gonfie, il viso segnato dalle lacrime.
«Tutto okay?» le chiese, passandole un dito sulla guancia, raccogliendo una lacrima.
Lei annuì lentamente, un sorriso stanco che le curvava le labbra. «È stato…» Esitò, cercando la parola giusta.
«Perfetto.»
Marco rise, basso, mentre si sfilava il preservativo pieno e lo gettava nel cestino accanto al letto. «Sei una
malata, lo sai?» le disse, ma c’era orgoglio nella sua voce. Poi si sdraiò accanto a lei, tirandola a sé, le sue dita che
le accarezzavano distrattamente il culo martoriato, ancora caldo, ancora suo. «E domani», le sussurrò
all’orecchio, «lo rifacciamo.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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