Prime Esperienze
“Martina – La Santa del Peccato”
Angel1965
04.08.2025 |
1.172 |
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"Salì lenta, si fece scivolare il mio cazzo dentro, tutta da sola, mentre gemeva in silenzio..."
Martina era ancora lì, piegata sul tappeto, le cosce tremanti, il respiro corto. Il mio seme colava lento da quel culo devastato, aperto, segnato. Ma bellissimo. Oscenamente bello.La guardavo. Non riuscivo a distogliere lo sguardo.
La pelle lucida di sudore, il buco che pulsava ancora.
«Non è finita, aMarty.»
Le posai una mano sulla nuca e le affondai due dita dentro, senza avvisare. Lei ansimò, poi si aprì. Sempre.
«Ti piace essere la mia troia, eh? Guarda come ti cola la sborra, guarda cosa sei diventata.»
Le dita affondavano e uscivano lente, poi più veloci. Le allargavano il culo già preso, lo lavoravano ancora. Lei gemeva, ma non bastava.
Mi inginocchiai dietro di lei. Le sparai uno schiaffo sulle chiappe, poi la leccai. Sì, la leccai là, dove pochi arrivano. Dove solo i veri padroni si spingono.
La mia lingua passava tra le sue natiche, raccogliendo quel misto di sborra e sudore, e lei tremava, si aggrappava al tappeto, si offriva.
«Fammi tua di nuovo… Ti prego… non fermarti…»
Ma io non la pregavo.
Io la prendevo.
Le allargai le gambe, le spostai il busto a terra, la montai ancora. Questa volta nella figa. Calda, zuppa, già gocciolante.
Entrai con rabbia, con foga, con tutto.
«Adesso urla, aMarty. Fammi sentire quanto sei mia.»
⸻
Martina era a pezzi. Eccitata. Distrutta. Affamata.
Io la sollevai di peso dal tappeto, la presi per i capelli e la portai davanti allo specchio, quello enorme in camera. Lei si guardava, il viso stravolto, il trucco colato, la bocca semiaperta.
«Guardati. Questa sei tu. La mia puttanella. Guarda cosa ti ho fatto al culo.»
Lei annuiva. Lo sguardo perso. Il respiro un rantolo.
La feci inginocchiare di nuovo. Ma stavolta le presi le mani, gliele legai dietro con la cintura.
«Fermo non ci riesco, ti giuro… mi viene ancora…»
«Appunto. E io voglio tutto.»
Mi rimisi dietro. La figa gocciolava come se fosse un rubinetto aperto. Entrai con una botta secca. Lei urlò. Ma non di dolore. Di fame.
Cominciai a bombarla con colpi secchi, profondi, violenti. Le sbattevo il bacino contro, le chiappe rimbalzavano.
Lo specchio mostrava tutto: il mio corpo che affondava nel suo, le sue tette che oscillavano, il viso trasfigurato dal piacere.
La presi per il collo, la sollevai un po’, la costrinsi a guardare.
«Guarda come ti scopo, guarda quanto ti piace, porca mia.»
Lei si morse il labbro, poi esplose.
Un orgasmo violento, di quelli che ti scuotono l’anima. Squirtò. Ancora. Inondando il parquet.
Io non rallentai.
Avevo ancora un colpo in canna.
La girai di colpo, la buttai sul letto. Aperta, nuda, sfinita. Ma pronta.
Mi inginocchiai sul petto, glielo feci prendere in bocca.
«Finisci il lavoro.»
Lei lo prese tutto, con gli occhi pieni di lacrime e la bocca aperta come una santa in estasi.
Quando venni, le riempii la gola. Lei deglutì tutto.
Poi si stese. Sorridendo. Con la faccia piena della mia voglia.
Sfinita. Soddisfatta. Sporca. Bellissima.
«Non mi sentivo così viva da una vita», sussurrò.
Io la baciai.
E sapeva di noi.
⸻
Era passata mezzanotte.
Martina dormiva accanto a me, nuda, il corpo segnato da ogni mio colpo. Ma inquieta. Si rigirava, ansimava piano. Poi aprì gli occhi.
Mi guardò. E senza dire nulla, si mise sopra di me.
«Non ho ancora finito…»
La sua voce era roca. Decisa. Sporca.
Salì lenta, si fece scivolare il mio cazzo dentro, tutta da sola, mentre gemeva in silenzio.
Ma non bastava.
Si girò.
Mi cavalcava di schiena, mostrando il culo segnato, ancora sporco di sperma e squirt. Lo specchio rifletteva tutto.
Si piegava, si apriva, affondava.
Era fuori controllo.
«Mi vieni nel culo mentre ti succhio le dita… ti va?»
«Fallo, aMarty.»
Lo fece. Senza pensarci. Senza limiti.
Si sfilò dalla figa e si abbassò di nuovo sull’ano.
Lento. Profondo.
Il culo le tremava, ma lo prendeva tutto.
E mentre si muoveva, si succhiava due dita come una bambina viziosa.
Mi guardava nello specchio.
«Fammi tua per sempre.»
Scopò lei. Mi cavalcò fino allo stremo, fino a svuotarmi ancora una volta.
Poi si lasciò cadere su di me, il corpo esausto, le gambe molli, i buchi pieni.
E nel silenzio della notte, disse solo:
«Mai stata così… porca. E felice.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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