Prime Esperienze
L impiegata della banca
Angel1965
09.02.2026 |
1.819 |
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"Mi legò le mani dietro la schiena con una sciarpa di seta, poi mi bendò gli occhi..."
Mi infilai nella banca del paese, il cuore che mi martellava nel petto. Sapevo che Michela, l'impiegata, era una donna di una bellezza sconvolgente, ma non mi aspettavo lo spettacolo che mi si presentò davanti. Era seduta dietro la scrivania, la camicetta bianca sbottonata, rivelando un seno prosperoso che sembrava volermi saltare addosso. Il reggiseno? Assente. La minigonna? Cortissima, troppo corta, tanto che la mia erezione, già in stato di allerta, si fece sentire prepotentemente."Buongiorno, Michela," balbettai, cercando di sembrare calmo mentre il mio sguardo vagava in modo inequivocabile.
"Buongiorno, Angelo," rispose lei con una voce vellutata, un sorriso malizioso che le increspava le labbra. "Cosa posso fare per te?"
"Ho... ho dei problemi con il mio conto," risposi, cercando di concentrarmi sulle parole e non sul suo corpo. Ma era impossibile. Il suo profumo, un mix inebriante di fiori e qualcosa di più carnale, mi stordiva.
Mentre mi spiegava i dettagli, non potevo fare a meno di notare come si muoveva, come la camicetta si aprisse ancora di più quando si chinava per controllare i documenti. Il mio sguardo scivolava inesorabilmente verso il suo seno, verso le sue gambe, verso l'orlo della minigonna che sembrava sfidare la gravità.
"Ho capito," disse, alzando lo sguardo. "Possiamo risolvere subito. Ma forse... forse dovremmo parlarne in un posto più tranquillo."
Il mio cuore perse un battito. "Cosa intendi?"
"Intendo che qui dentro c'è troppo viavai," rispose, con un'occhiata che mi fece capire tutto. "E io... io ho bisogno di un po' di privacy."
Non ci pensai due volte. "Certo. Dove vuoi andare?"
"A casa mia," rispose, con un sorriso che prometteva l'inferno. "Ho un sacco di cose da mostrarti."
La seguii fuori dalla banca, le gambe che tremavano. Sapevo che stavo per fare qualcosa di proibito, qualcosa di sbagliato, ma non mi importava. Michela era una calamita, una forza della natura che mi attirava a sé.
Arrivati a casa sua, mi ritrovai in un appartamento moderno e lussuoso. Michela mi offrì un drink, ma io non avevo sete. Avevo solo un desiderio: lei.
"Allora, Angelo," disse, avvicinandosi a me. "Cosa ti piace?"
"Tu," risposi senza esitazione.
Sorrise, poi mi afferrò per la cravatta e mi trascinò in camera da letto. La stanza era illuminata da una luce soffusa, con un letto enorme e invitante.
"Non sono una donna facile, lo sai?" mi sussurrò all'orecchio, mentre mi baciava con passione. "Sono una ninfomane, un'amante del sesso. E mi piace giocare."
E iniziò a giocare. Mi spogliò lentamente, baciandomi ogni centimetro di pelle. Mi legò le mani dietro la schiena con una sciarpa di seta, poi mi bendò gli occhi.
"Adesso sei mio," sussurrò. "E farai quello che ti dico."
La sua voce era un misto di eccitazione e dominio. Mi legò anche le caviglie, poi iniziò a torturarmi con il piacere. Mi baciò, mi leccò, mi mordicchiò, usando ogni parte del suo corpo per provocarmi.
"Dimmi cosa vuoi," mi ordinò.
"Te... voglio te," gemetti, ormai completamente in balia della sua sensualità.
"Allora prendimi," rispose, e si sedette a cavalcioni su di me.
Il sesso fu selvaggio, passionale, indimenticabile. Michela era una forza della natura, una donna che sapeva esattamente cosa voleva e come ottenerlo. Mi portò in paradiso e all'inferno, e io non avrei mai voluto uscirne.
Dopo ore di sesso sfrenato, crollammo esausti sul letto. Michela mi accarezzò i capelli, sorridendo.
"Sei stato bravo," disse. "Ma non è finita qui. Ho ancora un sacco di giochi da farti provare."
E io, ormai suo schiavo, non vedevo l'ora. Sapevo che quella sarebbe stata solo la prima di molte notti indimenticabili. La mia vita era cambiata per sempre, e tutto grazie a una donna, una ninfomane, una provocatrice, amante del cazzo. E io, Angelo, ero finalmente a casa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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