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incesto

L’orgia del tramonto toscano


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
13.02.2026    |    512    |    0 6.0
"Nicole, ancora tremante, si sollevò a fatica, le labbra gonfie e gli occhi lucidi di lussuria..."
Nicole, Gis, Thaise, Angelo e il cognato si
abbandonano a un'orgia sfrenata in una
villa toscana, dove il piacere non conosce
limiti e i corpi si intrecciano in una danza
oscena.
La villa immersa nelle colline toscane respirava un’aria di lusso decadente, con le sue mura in pietra dorata che
trattenevano il calore del pomeriggio estivo. Le finestre aperte lasciavano entrare una brezza tiepida, carica del
profumo dei cipressi e del vino versato troppo generosamente. All’interno, nella sala principale, un divano di
velluto rosso scuro dominava lo spazio, abbastanza ampio da accogliere i corpi sudati di cinque persone che
stavano per abbandonarsi al peccato più sfrenato.
Nicole, la Dea, era distesa al centro del divano con la schiena appoggiata ai cuscini, le gambe aperte in un invito
silenzioso. Indossava solo un corpo di seta nera, così sottile da lasciar intravedere i capezzoli duri e la fessura
umida tra le cosce. Le labbra carnose, dipinte di un rosso scuro come il vino che sorseggiava, si incurvarono in un
sorriso malizioso mentre osservava gli altri entrare nella stanza. "Finalmente," mormorò, passando la lingua sul
bordo del bicchiere prima di posarlo sul tavolino basso, dove una bottiglia di Chianti mezzo vuota rifletteva la
luce dorata del tramonto.
Gis, il Piacere, si avvicinò per primo, i suoi movimenti fluidi come quelli di un felino in caccia. Era nudo, il suo
corpo snello e muscoloso luccicante di un leggero strato di sudore che faceva risaltare ogni linea dei suoi
addominali. Il cazzo, già semi-eretto, oscillava pesante tra le cosce mentre si chinava su Nicole, le mani che le
accarezzavano le ginocchia prima di risalire lungo l’interno coscia. "Hai aspettato abbastanza, tesoro," sussurrò,
la voce roca di desiderio, mentre le dita si insinuavano sotto il tessuto trasparente del corpo, sfiorando il
clitoride gonfio. Nicole gemette, inarcando la schiena, le unghie che affondavano nel velluto. "Sì, ma voglio
tutto. Subito."
Thaise, il Culo, rise dal fondo della stanza, dove si stava spogliando con una lentezza calcolata. Era alta, con
curve generose che sembravano fatte apposta per essere afferrate, strizzate, possedute. Il suo sedere, sodo e
rotondo, si contrasse quando si voltò verso gli altri, mostrando il buco stretto e già lubrificato dai preparativi
della sera. "Allora non fare la timida, puttana," disse, la voce profonda e sensuale, mentre si avvicinava a Nicole
e le afferrava i capelli, costringendola a guardarla. "Lo zio Angelo e il cognato stanno già morendo dalla voglia di
riempirti ogni buco. E io ho intenzione di aiutargli."

Angelo, lo zio, era un uomo sulla cinquantina, con i capelli grigi tagliati corti e un fisico ancora possente, segnale
di anni passati a lavorare la terra e a scopare senza remore. Si slacciò la cintura dei pantaloni con un gesto
brusco, il cazzo grosso e venato che saltava fuori già duro come la pietra. "Porca troia," ringhiò, strofinandosi la
mano sull’asta mentre osservava le tre donne, "questo sì che è un benvenuto." Il cognato, più giovane ma
altrettanto dotato, lo seguì, il suo membro scuro e lucido che pulsava mentre si avvicinava a Thaise da dietro, le
mani che le affondavano nei fianchi. "Chi comincia?" chiese, la voce strozzata dal desiderio, mentre premeva il
glande contro le natiche di Thaise, facendola gemere.
Gis non aspettò risposte. Si abbassò tra le gambe di Nicole, le labbra che si chiudevano attorno al clitoride
esposto, la lingua che tracciava cerchi lento e insistenti. Nicole ansimò, le dita che si intrecciavano nei capelli
scuri di Gis mentre lui la leccava come se fosse l’ultimo pasto della sua vita. "Cazzo, sì… così, non smettere…" Le
parole le morirono in gola quando sentì le dita di Thaise scivolare lungo la sua figa, due dita che si infilarono
dentro di lei senza preavviso, stirando le pareti bagnate mentre lo zio Angelo si avvicinava, il cazzo che sfiorava
le labbra di Nicole.
"Apri quella bocca, nipote," ordinò Angelo, la voce un ringhio animalesco. Nicole obbedì senza esitazione, la
lingua che si protendeva per leccare la punta del suo cazzo, assaggiando il precum salato prima di ingurgitarlo
fino in fondo. Il cognato, nel frattempo, aveva già afferrato Thaise per i capelli, costringendola a chinarsi sul
divano mentre le spalancava le natiche con un colpo secco. "Guardate questa troia," ansimò, sputando sulla sua
mano prima di strofinarla sul buco stretto di Thaise, "è già pronta per essere sfondata."
Thaise gemette, il corpo che si inarcava mentre il cognato premeva contro di lei, il glande che cominciava a
penetrarla con una lentezza sadica. "Dai, stronzo, non fare il timido…" lo provocò, ma la sua voce si spezzò in un
grido quando lui la affondò dentro con un solo, violento colpo di reni. Il suo culo si strinse attorno al cazzo
grosso, le unghie che graffiavano il velluto mentre il cognato cominciava a martellarla senza pietà, i testicoli che
sbattevano contro il suo clitoride ad ogni spinta.
Nicole, con la bocca piena del cazzo di Angelo e le dita di Gis che la scoperchiavano senza sosta, sentì le pareti
della sua figa contrarsi attorno alle dita di Thaise, che ora erano tre, curvate per colpire quel punto che la faceva
impazzire. "Sto per venire… cazzo, sto per venire!" urlò, la saliva che le colava dagli angoli della bocca mentre
Angelo le teneva la testa ferma, scopandole la gola come se volesse farle sentire ogni venatura del suo membro.
Gis non si fermò, anzi, aumentò il ritmo delle leccate, la lingua che si insinuava dentro di lei mentre con una
mano si strofinava il cazzo, pronto a esplodere.
Il cognato affondò le dita nei fianchi di Thaise, i suoi colpi che diventavano sempre più selvaggi, il sudore che gli
colava sulla schiena mentre la sculacciava con forza. "Prendilo, troia! Prendilo tutto!" Thaise ubbidì, spingendo
indietro il bacino per incontrarlo, il suo culo che si apriva e si chiudeva attorno al cazzo come una morsa bagnata.
"Sì, così… più forte, cazzo, più forte!" gridò, mentre le dita di Nicole si aggrappavano alle cosce di Gis, il corpo
scosso dai primi spasmi dell’orgasmo imminente.
Angelo emise un ruggito, le vene del collo che gli pulsavano mentre affondava fino in fondo nella gola di Nicole,
sentendo le pareti strette che si contraevano attorno a lui. "Ecco, puttana… prendi il mio sperma…" Le sue
parole furono seguite da un getto caldo e denso che Nicole ingoiò con avidità, le lacrime che le solcavano le
guance mentre continuava a succhiare, estraendo ogni ultima goccia. Gis non resistette oltre: con un grido
strozzato, venne sulle cosce di Nicole, il seme che le colava sulla pelle mentre lei tremava, travolta dal suo
orgasmo, la figa che si stringeva attorno alle dita di Thaise in un’onda di piacere che sembrava non finire mai.
Il cognato, con un ultimo colpo violento, si piantò dentro Thaise fino alle palle, il suo sperma che le riempiva il
culo mentre lei urlava, il corpo scosso da un orgasmo così intenso da farle vedere le stelle. "Cazzo… cazzo…"
ansimò, crollando sul divano mentre il cognato si ritraeva lentamente, il suo membro ancora duro nonostante
avesse appena svuotato ogni goccia dentro di lei.
La stanza era satura dell’odore del sesso: sudore, sperma, il muschio dolce delle fighe bagnate. Nicole, ancora
tremante, si sollevò a fatica, le labbra gonfie e gli occhi lucidi di lussuria. "Non è finita qui," disse, la voce roca,
mentre si avvicinava a Thaise e le affondava la lingua in bocca, assaporando il mix di saliva e sperma. "Adesso
tocca a noi due." Gis rise, il cazzo già di nuovo semi-eretto, mentre Angelo si sistemava dietro Nicole, pronto a
penetrarla da dietro. "Oh, piccola…" mormorò lo zio, "questa notte non finisce finché non saremo tutti sfiniti."
E mentre il cognato si univa a loro, affondando le dita nella figa fradicia di Thaise, la villa divenne il teatro di
un’orchia sfrenata, dove i gemiti si fondevano con i colpi di reni, i corpi sudati si intrecciavano in una danza
oscena, e il piacere non conosceva limiti.
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