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“Cosa Diventò”


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
25.08.2025    |    8.319    |    0 4.2
"So che, ovunque tu sia, quella voglia, quel desiderio, quel cazzo che affondava nella tua fica, quella sborra che colava insieme al piacere, quel culo che mi chiamava… Tutto questo non è..."
Angelo è Nicole, quella che già conosci, e ogni pensiero di lei brucia dentro come un fuoco che non si spegne mai.

Cosa diventò, cosa diventò quella voglia che ci consumava, che ci faceva tremare insieme nel silenzio della notte?



Il ricordo del suo corpo

Ricordo il suo corpo contro il mio: caldo, morbido, irresistibile.
Le mie mani cercavano ogni curva, ogni piega, ogni angolo di pelle che gridava desiderio.

Il suo culo rotondo e perfetto mi chiamava; le sue cosce stringevano le mie mani come per imprigionarmi nella passione; la sua fica bagnata mi attorcigliava in un bisogno insaziabile.



La fame che ci divorava

Cosa diventò, cosa diventò quella fame che ci divorava?
Quella che ci faceva gemere insieme, tra cazzo e sborra, tra colpi lenti e rapidi, tra sospiri roventi che riempivano la stanza?

Ricordo i suoi denti che afferravano il mio labbro, le mani che mi spingevano sempre più dentro di lei, il corpo che si piegava sotto il mio peso, e il piacere che saliva, esplodendo senza freni.



Orgasmi di fuoco

Le nostre lingue si intrecciavano.
Il sudore ci rendeva lucidi, brillanti, come due corpi fusi in un solo desiderio.

Ogni orgasmo era un fuoco più intenso del precedente.
La sua voce roca mi chiamava, mi ordinava, mi implorava.
E io non potevo fare altro che obbedire: affondare il cazzo nella sua fica, colmare ogni vuoto, esplodere insieme a lei in un abbraccio bollente.



Mani, corpi, gemiti

Le mie mani esploravano tutto: i seni, il culo, il ventre. Ogni centimetro di pelle vibrava sotto il contatto.

Ogni gemito diventava un grido di piacere.

Cosa diventò, cosa diventò quella voglia che avevi in più?
Quella fame che ci faceva perdere ogni freno, ogni pudore, trasformando il mondo fuori in un’eco lontana e inutile?



Onde di piacere

Ancora sento il ricordo del suo corpo contro il mio: i nostri respiri intrecciati, il cazzo che scivolava dentro e fuori, il piacere che saliva e scendeva come onde violente.

La sborra colava sui nostri corpi mescolati.
La sua bocca afferrava e succhiava.
Il suo culo mi chiamava, le cosce mi imprigionavano in un vortice di piacere puro.



Ogni notte un universo

Ogni notte era un universo a sé.
Luci soffuse. Lenzuola stropicciate. Gemiti e sospiri che riempivano la stanza.
Corpi che si muovevano in un ritmo perfetto, senza regole, senza limiti.

La fame di lei. La mia fame.
Una voglia che non si placava mai.



L’assenza crudele

E anche ora, nell’assenza, il desiderio mi sfiora, crudele e irresistibile, come un’ombra di piacere che non vuole morire.

Cosa diventò, cosa diventò?
Forse tutto ciò che eravamo si è trasformato in memoria.

Ma il corpo lo sa ancora.
Il cuore lo sa ancora.
E la voglia… quella voglia non muore mai davvero.



Il fuoco che resta

Ogni ricordo è un fuoco che riaccende il desiderio:
• i colpi lenti che diventavano sempre più rapidi,
• il tremore dei nostri corpi,
• il sudore e la sborra mescolati,
• le mani che esploravano senza mai stancarsi,
• i gemiti che si facevano urla e poi sospiri,
• i respiri affannosi che ci legavano come in una danza proibita.

Poi la calma dopo la tempesta:
ci stringevamo nudi, sudati, colmi di piacere.
Il cuore batteva forte.
Le mani continuavano a scorrere, in cerca di un ultimo brivido, di un’onda finale che non voleva finire.



Conclusione

Cosa diventò, cosa diventò?
Tutto questo, e forse niente.

Ricordo cazzo, fica, culo, sborra, gemiti, sudore.
Ricordo ogni centimetro di te, Nicole, che mi faceva impazzire.

Ricordo la voglia, quella fame che ci consumava, e che anche adesso, nell’assenza, non smette di chiamarmi.

So che, ovunque tu sia, quella voglia, quel desiderio, quel cazzo che affondava nella tua fica, quella sborra che colava insieme al piacere, quel culo che mi chiamava…

Tutto questo non è morto.
È solo in attesa di tornare.
Di esplodere ancora.

Come la memoria del più intenso e proibito dei piaceri.
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