incesto
ELISIR – Sabaudia
Angel1965
12.08.2025 |
993 |
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Gis rise, si mise tra le mie gambe e iniziò a succhiarmi piano, facendo scivolare la lingua lungo tutta la lunghezza..."
Atto I – La spiaggia: il gioco cominciaIl vento di Sabaudia aveva il profumo del mare e della pelle scaldata dal sole di tutto il giorno.
Ero seduto sulla sabbia umida, a pochi metri dalle onde, quando vidi Nicole e Gis avvicinarsi.
Nicole camminava scalza, con un vestito leggero che le aderiva come una seconda pelle. Ogni passo faceva ondeggiare i fianchi e sotto il tessuto trasparente si intravedeva il triangolo scuro delle mutandine bagnate. Il seno era libero, e i capezzoli duri spingevano contro la stoffa.
Dietro di lei, Gis. Un pareo annodato alto, top corto che lasciava scoperto l’ombelico. Camminava lenta, come se ogni passo fosse studiato per farsi guardare.
Nicole arrivò per prima, mi si inginocchiò davanti e mi prese il viso tra le mani.
— “Stanotte non ti mollo, Angelo… ti voglio fino a quando non sentirò più le gambe.”
Sentii un brivido salire dalla schiena. Gis mi si mise alle spalle, il fiato caldo sull’orecchio, mentre le mani si infilavano sotto la mia camicia.
— “E io non aspetto il mio turno… voglio sentirlo subito.”
Nicole si piegò, sbottonandomi i pantaloni. Il cazzo era già duro. Lo tirò fuori, lo prese in mano e lo strinse piano.
— “Mmm… lo sento pulsare.”
Gis si accovacciò dall’altro lato, la mano sulle mie palle, lo sguardo fisso nei miei occhi.
— “Mettilo dentro, voglio vederlo sparire in lei.”
Nicole scostò le mutandine e si abbassò lentamente, prendendomi tutto in un colpo.
— “Ohhh… sì…” ansimò, iniziando a muoversi.
Io le presi i fianchi.
— “Fatti scopare bene, troia…”
Gis si piegò e cominciò a leccarle il clitoride mentre io la penetravo. La sabbia graffiava un po’ la pelle, ma il calore dei loro corpi cancellava ogni altra sensazione.
Quando Nicole cominciò a gemere più forte, Gis si rialzò e disse:
— “Adesso basta… questo cazzo lo voglio anch’io. Andiamo in camera.”
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Atto II – La camera: esplosione di corpi
La porta si chiuse alle nostre spalle e in pochi secondi eravamo nudi. Nicole tornò a cavalcarmi, ma questa volta più lenta, più profonda. Gis si mise a cavalcioni sul mio viso, la fica rasata e calda a pochi centimetri dalla mia bocca.
— “Leccami, Angelo… fammi venire.”
Affondai la lingua tra le sue labbra, leccando anche il culo. Gis gemeva e si toccava, mentre Nicole, piegata in avanti, mi baciava e continuava a muoversi sul cazzo.
— “Ti sento gonfio dentro… stai per venire?” ansimò Nicole.
— “Ancora no… prima voglio sentirvi urlare.”
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Atto III – Il culmine: senza respiro
Il ritmo diventò frenetico. Gis gridava il mio nome mentre veniva, bagnandomi il viso. Nicole mi strinse dentro di sé, urlando di piacere, le unghie piantate sulla mia pelle.
Io non resistetti più: la presi per i fianchi, la tenni ferma e la riempii con una scarica calda e lenta, sentendo ogni contrazione della sua fica intorno al mio cazzo.
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Atto IV – L’after: il vero elisir
Restammo sdraiati, sudati e appiccicati. Nicole si accoccolò sul mio petto, il respiro ancora corto. Gis ci avvolse entrambi tra le braccia.
— “Questo… è l’elisir,” disse piano, baciandomi sulla bocca.
Il mare continuava a cantare fuori, ma dentro la stanza c’era solo il silenzio appagato di tre corpi sazi.
Epilogo esplosivo
Pensavo fosse finita, ma mi sbagliavo.
Nicole mi guardò con quegli occhi lucidi e mi sussurrò:
— “Non abbiamo ancora spremuto tutto il tuo cazzo.”
Gis rise, si mise tra le mie gambe e iniziò a succhiarmi piano, facendo scivolare la lingua lungo tutta la lunghezza. Nicole, sopra di me, mi baciava e si strusciava, la fica già bagnata di nuovo. In pochi secondi ero di nuovo duro, e loro due si alternavano, baciandosi tra un colpo e l’altro.
Il secondo orgasmo arrivò violento, quasi doloroso. Spruzzai così forte che Gis ebbe un brivido e Nicole gemette, stringendo ancora di più le gambe intorno a me. Ci lasciammo cadere insieme, esausti, ridendo come complici di un crimine segreto.
Il mare, fuori, sembrava applaudire.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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