tradimenti
Sotto la cascata del desiderio
Angel1965
23.05.2026 |
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"Accelerai il ritmo, la mia lingua era un turbine sulla sua carne, la
mia bocca una ventosa che le rubava il respiro..."
Gis prende il controllo sotto la doccia,guidando il suo amante in un atto di
devozione intima. Con un comando dolce
ma fermo, lo porta in ginocchio, offrendosi
completamente. Il sapore di lei, intenso e
inebriante, lo travolge mentre la sua lingua
esplora ogni piega del suo desiderio,
portandole u…
L'acqua calda ci avvolgeva, un velo di vapore che appannava le piastrelle e faceva scivolare la pelle sulla pelle.
Appena ci eravamo messi sotto la doccia, Gis si girò verso di me. Il suo corpo, bagnato e unto di sapone, si
strusciò contro il mio in un contatto che fu allo stesso tempo un rassicurazione e una promessa. Sentii il peso
dei suoi seni sul mio petto, la morbidezza del suo ventre contro il mio addome ancora contratto dall'orgasmo
precedente. Mi guardò dritto negli occhi, e in quello sguardo non c'era traccia della stanchezza, solo una fiamma
che ardeva più intensa di prima.
"Adesso è il mio turno", sussurrò, la sua voce un filo rauco che si tagliava attraverso il rumore dell'acqua che
cadeva. "Prenditi cura di me."
Non fu una richiesta, fu un comando impartito con la dolcezza di chi sa di essere già esaudita. Le sue mani,
morbide ma decise, mi afferrarono per le spalle e iniziarono a spingere verso il basso. Non opposi resistenza.
Lasciai che mi guidasse, scendendo lentamente finché le mie ginocchia non toccarono il pavimento freddo e
scivoloso della doccia. Da quella prospettiva, il suo corpo era una scultura maestosa. L'acqua le scorreva lungo i
fianchi, raccogliendosi nel piccolo incavo del suo ombelico per poi proseguire verso il basso, verso il centro del
suo desiderio. La sua figa era già aperta, i lembi carnosi gonfi e di un colore più intenso, pronti. Vidi le goccioline
d'acqua che si fermavano sui peli corti e curati che la coronavano, prima di cadere. L'aria era densa del profumo
del suo eccitazione, un odore salato e dolce che si mescolava a quello del bagnoschiuma e mi annebbiò i sensi.
Lei allargò leggermente le gambe, offrendosi completamente. Una sua mano si appoggiò alla mia testa, le dita
intrecciandosi tra i miei capelli bagnati. Mi avvicinai, senza fretta. Il primo contatto fu solo un respiro, il calore
della mia esalazione contro la sua pelle sensibile. Gis emise un piccolo gemito, un tremito che le percorse tutto il
corpo. Poi, stesi la lingua e la percorsi dall'alto verso il basso, lentamente. Il sapore di lei esplose in bocca, più
forte di qualsiasi cosa avessi mai immaginato. Era il sapore dell'acqua, del sapone, e di una femmina in pieno
ardore. La sua presa sui miei capelli si strinse, costringendomi a proseguire.
Iniziai a leccarla con più decisione. Usai la punta della lingua per esplorare ogni piega, ogni anfratto, per separare
le labbra e scoprire il clitoride che pulsava, un piccolo bottone di pelle ipersensibile. Ogni mio movimento
provocava una reazione. Un sussulto dei fianchi, un respiro più profondo, una mormorata incomprensibile. La
sua altra mano si posò sulla mia spalla, appoggiandosi per non perdere l'equilibrio. La sentivo perdere il controllo,
abbandonarsi al piacere che le stavo donando. La doccia diventava il nostro mondo privato, un luogo dove
esistevano solo la sua figa, la mia lingua e il suono del nostro respiro.
Presi il suo clitoride tra le labbra e iniziai a succhiarlo, delicatamente all'inizio, poi con sempre più forza. Alternai
la suzione con movimenti rapidi e circolari della lingua. Gis iniziò a muoversi, dondolandosi sul mio viso,
usandomi per il suo piacere. I suoi gemiti diventarono più forti, più incessanti, echeggiando contro il muro di
piastrelle. "Sì... così... non fermarti...", riuscì a dire, la voce spezzata dal piacere. Le sue cosce iniziarono a
tremare, a stringersi contro le mie orecchie. Sentii i muscoli dei suoi addominali contrarsi sotto le mie mani che
le avevo salite sui fianchi per sostenerla.
Avevo smesso di pensare. Agivo solo per istinto, guidato dalle sue reazioni. Sapevo che era vicina. Il suo corpo
era diventato una corda tesa, pronta a spezzarsi. Accelerai il ritmo, la mia lingua era un turbine sulla sua carne, la
mia bocca una ventosa che le rubava il respiro. Improvvisamente, le sue cosce si strinsero con una forza tale che
quasi mi soffocarono. Un urlo le sfuggì dalle labbra, un suono animalesco e puro di liberazione. Il suo corpo si
arcò all'indietro, e sentii ondate di contrazioni pulsare dalla sua figa contro la mia bocca mentre l'orgasmo la
travolgeva.
Non mi fermai. Continuai a leccarla più dolcemente, aiutandola a scendere picco picco dal suo picco di piacere,
assaggiando la sua essenza mentre le sue contrazioni si facevano più deboli. Quando finalmente si rilassò, si
appoggiò pesantemente al muro della doccia, il petto che saliva e scendeva faticosamente. Alzai il viso, il
bagnato che mi colava dal mento. I suoi occhi erano chiusi, il viso disteso in un'espressione di pura beatitudine.
Mi alzai lentamente, i muscoli delle gambe indolenziti. La presi per il viso, inclinai la sua testa verso di me e la
baciai. Fu un bacio diverso, non più carico di furia, ma di un'intimità profonda e silenziosa. Le nostre lingue si
sfiorarono, e lei poté assaggiare se stessa sulla mia bocca. Sotto l'acqua che continuava a cadere, ci stringemmo
forti. Quella notte, nel bagno di una casa che non era la nostra, avevamo scritto un capitolo che solo noi due
avremmo mai potuto leggere. E sapevo, guardandola negli occhi, che per quanto folle e sbagliato fosse, era un
capitolo che non avrei dimenticato mai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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