Prime Esperienze
Riflessi di vetro e carne
Angel1965
25.04.2026 |
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"Con un ultimo affondo brutale, si seppellì dentro di lei, il suo seme che le riempiva le viscere mentre le
sussurrava all’orecchio: “E domani, Nicole… domani ti farò guardare..."
Angelo umilia Nicole, costringendola aconfessare la sua sottomissione mentre la
penetra violentemente contro uno
specchio rotto. La minaccia di coinvolgere
sua madre aggiunge un livello di orrore e
eccitazione contorta, spingendo Nicole a
un orgasmo oscuro e indesiderato.
Le dita di Angelo si strinsero intorno ai fianchi di Nicole, le unghie affondando nella carne ancora sensibile dai
colpi precedenti. Non le diede il tempo di riprendere fiato dopo la rivelazione che le aveva appena sventrato
l’anima—non che ne avesse bisogno. Il suo corpo, traditore e affamato, aveva già risposto prima ancora che la
mente potesse protestare. La sollevò con un movimento brusco, costringendola a inarcare la schiena mentre le
sue gambe, ancora tremanti, cercavano invano un appoggio solido. La parete graffiava la sua pelle nuda, ma era il
freddo del vetro rotto a farle sobbalzare le spalle quando Angelo la spinse in avanti, facendola sbattere contro la
superficie frastagliata di uno specchio incrinato appeso all’esterno di un negozio chiuso.
“Guarda,” le ordinò, la voce un ringhio roco contro il suo orecchio. Il suo alito caldo le solleticava la nuca, mentre
con una mano le afferrò i capelli, tirandoli all’indietro fino a farle scricchiolare le vertebre del collo. “Guarda
quella puttana allo specchio.”
Nicole aprì gli occhi, costretta a fissare la propria immagine riflessa tra le crepe del vetro: labbra gonfie e lucide,
guance arrossate, gli occhi cerchiati di nero dal mascara colato mescolato al sudore. Una macchia biancastra le
orlava l’angolo della bocca—traccia del suo seme, asciugato male. Le sue pupille si dilatarono quando sentì la
punta del suo cazzo premere di nuovo contro di lei, questa volta più in basso, dove era ancora umida e
dolorante. Non aveva nemmeno avuto il tempo di chiudersi del tutto dopo l’ultima volta.
“No—” iniziò, ma la parola si trasformò in un gemito strozzato quando lui la penetrò con un solo, violento
affondo. Il suo corpo, già aperto e abituato alla sua grandezza, lo inghiottì fino in fondo, ma il bruciore era
ancora lì, vivo, un promemoria di quanto poco importasse il suo benessere. Angelo non si fermò. Le sue dita si
conficcarono nelle sue cosce, sollevandola quasi da terra mentre cominciava a muoversi dentro di lei con colpi
secchi, ognuno dei quali la faceva sbattere contro lo specchio. Il vetro vibrava sotto i suoi palmi a ogni spinta,
minacciando di frantumarsi del tutto.
“Dillo,” ansimò lui, il ritmo dei suoi fianchi implacabile. “Di’ chi sei.”
Nicole chiuse gli occhi, le labbra che tremavano. Non voleva. Non poteva. Ma il suo corpo, quel traditore, si
strinse attorno a lui quando lui le morse il lobo dell’orecchio, strappandole un grido.
“Sono… sono tua,” balbettò, la voce rotta. Le parole le bruciavano in gola, acide come veleno, ma il modo in cui
lui gemette in risposta, come se avesse appena vinto qualcosa, le fece stringere le dita contro il vetro.
“Non basta,” ringhiò Angelo. Le sue dita scivolarono lungo il suo ventre, trovando il suo clitoride già gonfio, e
cominciò a strofinarlo con la stessa crudele precisione con cui la stava scopando. “Di’ il resto. Di’ che sei la mia
puttana.”
Le lacrime le scesero lungo le guance, mescolandosi al sudore. Lo specchio le rimandava indietro un’immagine
sfocata: una ragazza rotta, usata, che si mordeva il labbro inferiore fino a farlo sanguinare pur di non urlare. Ma
quando lui le torse un capezzolo tra pollice e indice, il dolore tagliente le strappò un singhiozzo.
“Sono la tua puttana,” sussurrò, la voce così bassa che quasi non si sentiva. Ma lui la sentì. Oh, lui la sentì
eccome.
“Brava ragazza,” mormorò, la sua voce ora un bisbiglio velenoso. Le sue spinte diventarono più profonde, più
lente, come se volesse assaporare ogni secondo di quella resa. “E sai una cosa, Nicole?” Le sue labbra sfiorarono
la sua spalla, la lingua che tracciava un solco umido sulla sua pelle. “Stasera non scoperò solo te.”
Il mondo intorno a lei sembrò fermarsi.
Nicole sentì il suo corpo irrigidirsi, anche se il suo interno continuava a pulsare attorno a lui, incapace di
smettere. “C-cosa?” riuscì a dire, la gola improvvisamente secca.
Angelo rise, un suono oscuro e soddisfatto. “Anche quella troia di tua madre. È più puttana di te, lo sai?” Le sue
dita si strinsero attorno alla sua gola, non abbastanza da soffocarla, ma abbastanza da farle capire chi aveva il
controllo. “Mi ha sempre guardato come se volesse essere al tuo posto. Stasera glielo concederò.”
Un’ondata di nausea le salì dallo stomaco, mescolandosi a un’oscura, contorta eccitazione. Sua madre. Sua
madre. L’immagine di Claudia, con i suoi vestiti attillati e le risate troppo alte durante le cene di famiglia, le
esplose nella mente. Il modo in cui guardava Angelo quando pensava che nessuno la vedesse. Il modo in cui
toccava il suo braccio, troppo a lungo, troppo spesso.
“No,” sussurrò, ma il suo corpo mentiva. Un brivido le percorse la schiena quando Angelo le morse la spalla, i
denti che affondavano nella carne fino a lasciarle un segno. “Non… non puoi.”
“Non posso?” La sua risata era un coltello nella sua carne. “Chi me lo impedisce, Nicole? Tu?” Le sue spinte
diventarono più violente, il suo cazzo che la martellava senza pietà. “Guarda come ti scopa, anche adesso che sai
che dopo tocca a lei. Sei solo una piccola troietta incestuosa, proprio come tua madre.”
Le parole le trapassarono come lame, ma il dolore si trasformò in qualcosa di peggio—qualcosa di bollente, di
viscido, che le serpeggiava nelle vene. Le sue gambe tremavano, non più per la fatica, ma per l’orgasmo che
minacciava di travolgerla. Non poteva. Non doveva. Ma il modo in cui lui la stava usando, il modo in cui le
parlava, come se fosse l’unica verità che contava…
“Sì,” ansimò, le unghie che graffiavano il vetro. “Sono una troia. Come lei.”
Angelo emise un verso gutturale, approvatore. “Esatto. E stasera vi scoperò entrambe, una dopo l’altra, fino a
che non vi ricorderete chi comanda in questa famiglia.” Le sue dita scivolarono di nuovo sul suo clitoride,
premendo con forza proprio mentre affondava in lei con un colpo così profondo che Nicole sentì le stelle
esploderle dietro gli occhi.
Non poté trattenersi. L’orgasmo la travolse come un’onda nera, rubandole il fiato, i pensieri, ogni briciolo di
dignità che le rimaneva. Gridò, il suono strozzato dalla sua stessa gola, mentre il suo corpo si contraeva attorno
a lui, milkandolo senza pietà. Angelo non si fermò. Continuò a scoparla attraverso le ondate del suo piacere, i
suoi colpi che diventavano sempre più irregolari, sempre più profondi, fino a quando anche lui non raggiunse il
limite.
Con un ultimo affondo brutale, si seppellì dentro di lei, il suo seme che le riempiva le viscere mentre le
sussurrava all’orecchio: “E domani, Nicole… domani ti farò guardare.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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