incesto
Possessione in cucina
Angel1965
29.01.2026 |
1.288 |
1
"«Sono tua, zio! Riempimi, per favore, ti prego—»
Non dovette chiedere due volte..."
Nicole e Angelo si lasciano andare aun'intensa passione in cucina, dove lei
prende il controllo, lo provoca e gli chiede
di penetrare il suo ano, portando a un
momento di possessione fisica e emotiva.
Le labbra di Nicole erano ancora umide del suo stesso piacere quando Angelo si rialzò lentamente, il respiro
ancora affannato, gli occhi incollati a quel corpo tremante che aveva appena fatto sua. Il piano della cucina era
freddo sotto le cosce di lei, la pelle arrossata dove le sue dita l’avevano stretta, segni che non sarebbero svaniti
tanto presto. Con un gesto automatico, lui afferrò un fazzoletto di stoffa dal rotolo appeso vicino al lavandino,
lo srotolò con un fruscio secco e glielo porse, le dita ancora vibrante del calore di lei.
«Pulisciti», le ordinò, la voce bassa, quasi un ringhio, mentre il suo cazzo, ancora duro e lucido di eccitazione,
pulsava contro i pantaloni slacciati.
Nicole non si mosse. Anzi, sollevò le dita—quelle stesse dita che poco prima l’avevano portata all’orgasmo—e
se le portò alle labbra, la lingua che fuorusciva in una lenta, sensuale leccata. I suoi occhi verdi, offuscati dalla
lussuria, si fissarono su di lui mentre assaporava il proprio sapore, un sorrisetto malizioso che le incurvava le
labbra. «No», rispose, la voce un sussurro roco. «Mi piace così.»
Quel gesto fu una miccia. Angelo sentì il sangue ribollirgli nelle vene, il desiderio che si riaccendeva con una
violenza quasi dolorosa. Non aspettò un secondo di più: la afferrò per i fianchi e la tirò giù dal piano, ma Nicole
fu più veloce. Con un movimento fluido e determinato, lo spinse indietro, fino a sbatterlo contro il muro della
cucina. Il colpo fu secco, abbastanza forte da far tremare i quadri appesi vicino, ma Angelo non si lamentò—anzi,
un gemito basso gli sfuggì dalle labbra quando lei premette il proprio corpo contro il suo, le mani che già gli
strappavano la camicia, i bottoni che volavano via con un suono metallico.
«Ora tocca a me», sussurrò Nicole, la bocca a un soffio dal suo orecchio, il fiato caldo che gli faceva accapponare
la pelle. Le sue dita scesero lungo il suo torace, tracciando ogni muscolo, ogni cicatrice, fino ad arrivare alla
cintola dei pantaloni. Con un movimento esperto, li slacciò del tutto, facendoli scivolare giù insieme ai boxer,
liberando finalmente il suo cazzo. Era grosso, venato, la punta già umida di precum, e Nicole non perse tempo: lo
avvolse con la mano, stringendo appena, prima di sputargli sopra, lubrificandolo con la sua saliva. Angelo
gemette, la testa che cadeva all’indietro contro il muro, le mani che si chiudevano a pugno quando lei cominciò a
muovere il polso, su e giù, lenta ma decisa.
«Ti piace, zio?» domandò, la voce un filtro di malizia, mentre con l’altra mano gli accarezzava le palle, pesanti e
gonfie di sperma. «Ti piace quando sono io a decidere?»
Lui non riuscì a rispondere, solo un grugnito gli uscì dalla gola quando lei aumentò il ritmo, il pollice che sfiorava
la fessura in cima, spalmando il precum che colava abbondante. Ma Nicole non si fermò lì. Si inginocchiò davanti
a lui, le cosce che si aprivano leggermente, il seno che oscillava sotto la maglietta troppo grande, i capezzoli duri
che sfregavano contro la stoffa. Senza staccargli gli occhi di dosso, aprì la bocca e avvolse le labbra attorno alla
punta, la lingua che girava intorno al gland, assaporando il sapore salato di lui.
«Cazzo», ringhiò Angelo, le dita che si intrecciavano nei suoi capelli, tirandoli appena, ma lei non si fermò. Anzi,
lo prese più a fondo, la gola che si apriva per accoglierlo, le labbra strette attorno all’asta, la saliva che colava agli
angoli della bocca. Lo succhiò con una fame animalesca, le guance che si scavavano, i gemiti soffocati che
vibravano lungo il suo cazzo. Ogni volta che risaliva, la sua mano seguiva il movimento, strizzando la base, come
se volesse spremere fuori ogni goccia di piacere che aveva da offrire.
«Sei una troietta perfetta», ansimò lui, le parole che uscivano a fatica, il corpo teso come una corda di violino.
«Ma so che vuoi di più.»
Nicole si staccò con un pop umido, un filo di saliva che collegava le sue labbra alla punta del suo cazzo. Si leccò
le labbra, gli occhi che brillavano di una luce quasi febbrile. «Voglio che mi scopi il culo», disse, senza giri di
parole, la voce ferma, decisa. «Voglio sentirti venire dentro di me, zio. Voglio che mi riempi.»
Quelle parole furono sufficienti. Angelo la sollevò di peso, facendola girare e spingendola contro il muro, il suo
corpo che si schiacciava contro il suo. Con un movimento rapido, le tirò giù i pantaloncini che ancora indossava,
lasciandola nuda, esposta. Le sue natiche erano rotonde, soda, e lui non resistette: le afferrò con entrambe le
mani, spalandole, rivelando il buco stretto e rosa che pulsava in attesa.
«Sei sicura?» domandò, anche se sapeva già la risposta. Le sue dita scivolarono giù, lungo la fessura della sua fica,
raccogliendo i suoi succhi, poi risalirono, spalmando quella umidità naturale attorno al suo ano. Nicole gemette,
spingendo indietro il bacino, implorante.
«Fallo», supplicò, la voce rotta. «Scopami il culo come si deve.»
Angelo non aveva bisogno di altri inviti. Posizionò la punta del suo cazzo contro quel pertugio stretto, sentendo
la resistenza immediata. Con una spinta lenta ma decisa, cominciò a penetrarla, centimetro dopo centimetro,
mentre Nicole ansimava, le unghie che graffiavano il muro, il corpo che tremava per lo sforzo di accettarlo tutto.
Era stretta, bollente, e ogni piccolo movimento faceva sì che i suoi muscoli si contraessero attorno a lui, quasi
strozzandolo.
«Respira», le ordinò, la voce un ringhio, mentre affondava ancora un po’, sentendo il sudore che gli imperlava la
fronte. «Rilassati, puttana.»
Nicole ubbidì, espirando lentamente, e lui approfittò di quel momento per spingere fino in fondo, le palle che
finalmente si appoggiavano contro di lei. Il gemito che le uscì dalle labbra fu quasi disumano, un misto di dolore e
piacere così intenso da farle venire le lacrime agli occhi. Ma non chiese di fermarsi. Anzi, cominciò a muoversi,
spingendo indietro contro di lui, prendendolo sempre più a fondo.
«Così», ansimò. «Proprio così, cazzo.»
Angelo non poté più trattenersi. Afferrandole i fianchi con una presa quasi dolorosa, cominciò a martellarla, i
suoi colpi secchi e profondi, il suono umido delle loro pelle che sbatteva l’una contro l’altra che riempiva la
cucina. Ogni spinta la faceva gemere, le tette che rimbalzavano sotto la maglietta, il sudore che le imperlava la
schiena. Lui sentiva il suo culo stringersi attorno al suo cazzo ad ogni affondo, come se volesse trattenerlo
dentro per sempre.
«Sei mia», ringhiò, le dita che affondavano nella sua carne. «Questo culo è mio.»
«Sì!», gridò lei, la voce rotta. «Sono tua, zio! Riempimi, per favore, ti prego—»
Non dovette chiedere due volte. Angelo sentì il suo orgasmo montare, irrefrenabile, le palle che si stringevano, il
cazzo che pulsava. Con un ultimo, violento affondo, si seppellì dentro di lei, il suo sperma che esplodeva in getti
caldi e densi, riempiendola fino all’orlo. Nicole urlò, il corpo scosso da un altro orgasmo, le pareti del suo culo
che si contraevano attorno a lui, spremendo fuori ogni ultima goccia.
Quando finalmente si accasciò contro di lui, entrambi ansimanti, il sudore che li ricopriva, Angelo la tenne
stretta, il suo cazzo ancora semiduro dentro di lei, i loro respiri che si sincronizzavano lentamente. Non c’erano
parole. Non ce n’era bisogno. Le sue dita scivolarono giù, lungo il suo ventre, fino a raggiungere la sua fica,
ancora bagnata, e poi più giù, dove sentì il suo sperma che cominciava a fuoruscire, caldo e appiccicoso.
«Brava ragazza», mormorò, con un tono quasi tenero, mentre con due dita lo spingeva indietro dentro di lei,
sigillando quello che era appena successo. «Ora sei davvero mia.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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