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incesto

Gisella – mia cognata, la mia rovina


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
21.10.2025    |    8.687    |    1 6.3
"» E camminarono, mentre la luce del tramonto li avvolgeva e l’acqua rifletteva il rosso del cielo..."
La porta socchiusa

Era tardi, e la casa dormiva.
Un messaggio, poche parole:
«La porta è aperta.»

Lui non chiese altro.
Quando entrò, la trovò in cucina, immersa nella luce dorata di una lampada.
Gisella indossava una camicia bianca troppo grande, appena abbottonata, le maniche arrotolate.
Il vino nel bicchiere rifletteva le ombre del suo corpo.

Si fissarono in silenzio.
Lui sentì l’aria cambiare — più calda, più densa.
Lei non disse nulla, ma bastò un movimento lento delle sue labbra per spingerlo a fare il primo passo.

«Sai che non dovremmo,» mormorò.
«È per questo che non riesci a fermarti,» rispose lei.

Si avvicinarono, centimetro dopo centimetro, finché il respiro dell’uno divenne il respiro dell’altra.
Il contatto fu inevitabile: un bacio che non era solo desiderio, ma resa.
Le dita di lui le sfiorarono il collo, poi la schiena, disegnando sulla pelle una mappa di fuoco.
Ogni carezza era una domanda, ogni tremito una risposta.

Il silenzio della casa era pieno del loro segreto.



Il lago

Il giorno seguente, una gita annunciata come semplice pausa dalla quotidianità.
Il viaggio fu lungo e pieno di silenzi che dicevano troppo.
Seduta accanto a lui, Gisella guardava fuori dal finestrino; ma ogni tanto i loro sguardi si incontravano e restavano sospesi, come se bastasse un solo gesto a far crollare ogni equilibrio.

Sul lago il vento portava profumo di pioggia.
Camminarono sul molo, lontani eppure vicinissimi, finché lui le prese la mano.
Fu un gesto semplice, quasi innocente.
Eppure le dita di lei tremarono appena.

«Non puoi continuare a cercarmi,» disse.
«È più forte di me,» rispose lui.
«Allora non dire nulla. Cammina soltanto.»

E camminarono, mentre la luce del tramonto li avvolgeva e l’acqua rifletteva il rosso del cielo.
Fu un momento breve, ma bastò a legarli più di qualsiasi parola.



La notte

All’albergo, le stanze erano una accanto all’altra.
Si salutarono con un cenno, ma entrambi rimasero svegli, ascoltando il silenzio del corridoio.
Ogni passo, ogni rumore, era un richiamo.

Quando lei bussò, lui aprì senza parlare.
Rimasero fermi sulla soglia, gli occhi lucidi di desiderio e paura.
Non ci fu bisogno di altro: bastò la vicinanza, le mani che si trovarono, il respiro che si mescolò.

Fu una notte di parole a mezza voce, di carezze rubate e promesse che non avrebbero dovuto esistere.
Nessuno dei due dormì, ma entrambi sentirono di essere finalmente vivi, anche solo per poche ore.



Epilogo

All’alba, Gisella guardava il lago dalla finestra.
La luce del mattino le accarezzava il volto, rendendola fragile e forte insieme.

«Non doveva accadere,» disse piano.
«Lo so.»
«E allora perché non riesco a pentirmene?»

Lui non rispose.
Si avvicinò e le sfiorò la mano, poi si voltò per andarsene.
Dietro di lui, il rumore leggero dell’acqua contro il molo, il battito del proprio cuore che non riusciva a rallentare.

Da quel giorno non si videro più, ma ogni volta che il lago tornava nei suoi sogni, sentiva ancora il profumo del vino e il calore di quella notte.
Un ricordo, una ferita, una promessa non mantenuta.

E dentro di sé, la consapevolezza che alcune passioni non si cancellano:
si nascondono, si fingono morte, ma continuano a respirare — piano, nel buio.
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