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La Troia di Andrea – Parte 2


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
01.09.2025    |    982    |    0 8.9
"Le tirasti i capelli all’indietro, costringendola a guardarti di lato nello specchio..."
Fica e Sborra Rubata al Marito (una settimana dopo)

Era bastata una settimana, ma a te era sembrata un’eternità. Ogni notte ti rigiravi nel letto pensando a quella figa calda che avevi aperto e riempito davanti al marito cornuto. Ogni volta che ti toccavi, era la sua voce che ti ronzava nelle orecchie: “Scopami… fammi sentire cosa vuol dire davvero un uomo…”.

E così, quando il messaggio ti arrivò, sapevi già che non avresti resistito:
“Andrea è via per lavoro. Vieni. Voglio essere tua tutta la notte.”

Non servì altro. Dopo un’ora eri da lei, la porta socchiusa come una puttana che aspetta il cliente. Entrasti e te la trovasti in lingerie nera, tacchi alti, capelli sciolti. Un odore dolce di figa già bagnata ti investì, mescolato al profumo della sua pelle.

«Cazzo… sei mia» le ringhiasti, chiudendo la porta col piede.
Lei sorrise, piegando la testa di lato come una cagna che vuole il guinzaglio. «Sì, Angelo… tua. Non di lui. Solo tua.»

Le mani ti scivolarono subito sulle cosce, poi sulla figa coperta da quel triangolino di pizzo già umido. Non aspettasti nemmeno un minuto: glielo scostasti e infilasti due dita. Calda, fradicia, aperta. Lei ansimò e si aggrappò al tuo collo.

«Andrea non mi tocca così…» gemette. «Non mi scopa da giorni. Io invece pensavo solo a te… a quel cazzo che mi ha spaccata.»

Il sangue ti montò in testa. Le dita dentro la sua fica si muovevano senza pietà, mentre con l’altra mano le strappavi via il reggiseno. I capezzoli già duri ti si offrirono, e ci affondasti la bocca, succhiandoli forte.

«Di’ chi è il tuo uomo ora» la provocasti.
«Tu! Tu sei il mio uomo!» gridò lei, piegandosi tutta. «Andrea è solo un cornuto… tu sei quello che mi scopa, che mi fa urlare…»

La buttasti sul divano e ti slacciasti i pantaloni. Il cazzo balzò fuori duro, gonfio, già pronto. Lei lo guardò come fosse un dio, aprì la bocca e iniziò a succhiarlo con fame, sbavando, spingendosi giù fino a farsi venire le lacrime agli occhi.

«Brava… succhia come la troia che sei» la incitasti, tenendole la testa.
Lei mugolava, la lingua che ti scivolava ovunque. Poi si staccò un attimo, guardandoti con la bocca lucida di saliva. «Sai che lui non l’ha mai preso così in gola? Si vergogna… Io invece per te lo faccio… per te divento puttana.»

Non resistesti oltre. La tirasti su e la piegasti sul tavolo, spostando via in fretta tutto quello che c’era sopra. Le scostasti il perizoma di lato e le infilasti il cazzo fino in fondo, con un colpo secco. Lei urlò, le mani aggrappate al legno.

«Sì! Così! Spaccami! Fai sentire a quel coglione cos’ha perso!»

La scopavi con colpi violenti, le palle che schiaffeggiavano il suo clitoride ad ogni affondo. Il tavolo scricchiolava, la stanza si riempiva di un suono osceno: il tuo cazzo che entrava e usciva, la sua fica che schizzava umida a ogni botta.

Le tirasti i capelli all’indietro, costringendola a guardarti di lato nello specchio.
«Guardati, troia. Guardati mentre ti scopo da dietro.»
Lei ansimava, le labbra tremanti. «Sono tua… non di lui… tua… tua…»

Ti venne voglia di marchiarla, di farle capire che ormai era persa. Le infilasti un dito nel culo mentre la scopavi, e lei impazzì, urlando più forte.
«Oh Dio! Sì! Anche lì! Andrea non mi ha mai preso così! Non sa nemmeno cosa vuol dire farmi godere!»

E in quel momento lo capisti: ormai era tua. Non era più la moglie di Andrea. Era la tua puttana personale, pronta a tutto.

La sollevasti di peso e la portasti in camera da letto, buttandola sul matrimoniale. Le gambe si spalancarono da sole, la figa che pulsava e grondava sborra e umori. Ti sdraiasti sopra e la riempisti di nuovo, lento questa volta, profondo, fino a sentirla gemere nel collo.

«Dimmi che lo tradirai sempre con me» le ordinasti.
Lei ti avvolse con le braccia. «Sempre… sempre… ogni volta che lo vorrò. Sarò la tua troia, Angelo. La tua figa rubata.»

Il ritmo riprese furioso, le sue unghie ti graffiavano la schiena, i gemiti diventavano urla. Non ce la facevi più: la riempisti fino a svuotarti dentro, un getto dopo l’altro, spingendo fino in fondo mentre lei si contorceva in orgasmo, bagnandoti tutto il cazzo e le cosce.

Cadeste esausti, sudati, intrisi di sborra e piacere. Lei rise piano, col fiato corto.
«Adesso… quando Andrea tornerà… io sarò già piena di te. E non sospetterà nulla. Ma ogni volta che mi bacerà, sentirò il sapore del tuo cazzo.»

Tu la stringesti forte, ansimando. Sapevi che non era finita. Era solo l’inizio.
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