Prime Esperienze
Notte Infinita a Salvador
Angel1965
29.08.2025 |
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Epilogo
Quando finalmente il cielo cominciò a tingersi di rosa, eravate esausti..."
Voglioso di schizzare e godere.La notte era calda a Salvador. Le pale del ventilatore giravano lente, muovendo appena l’aria densa di sudore e desiderio. Nella penombra della posada, le lenzuola erano già in disordine, impregnate del vostro odore misto di mare e pelle eccitata.
Tu eri sdraiato sul letto, il corpo teso e il respiro corto. Nicole, con la pelle color bronzo e i capelli ancora umidi di sale, ti guardava dall’alto con quello sguardo da diavolessa che ormai conoscevi fin troppo bene. Le sue labbra carnose si incurvavano in un sorriso sporco mentre, con la punta della lingua, si bagnava lentamente la bocca.
«Voglio sentire tutto di te stasera…» sussurrò con voce roca, salendo a cavalcioni su di te.
Le sue cosce calde ti strinsero i fianchi, il suo bacino iniziò a muoversi piano, frizionando, accendendo un fuoco che non volevi più spegnere. Le tue mani corsero sulle sue curve, stringendo forte il suo culo sodo, spingendola giù sempre di più, come a volerla inglobare tutta dentro di te.
I gemiti di Nicole riempivano la stanza, mescolandosi al rumore lontano della città notturna. Ogni spinta era più sporca, più disperata, più affamata. Ti chinasti in avanti, mordendole i capezzoli tesi, mentre lei con una mano ti afferrava la nuca e con l’altra si strofinava il clitoride, decisa a farsi esplodere addosso a te.
Il letto non bastò più. La trascinasti di colpo contro il muro, facendola gemere più forte. Le sollevasti le gambe sulle spalle e la penetrazione fu ancora più profonda, brutale, animalesca. Nicole urlava il tuo nome, la voce rotta dal piacere, mentre le tue spinte diventavano martellanti, sporche, senza tregua.
«Sborra dentro di me, voglio sentire tutto, non fermarti!» ti supplicava con il fiato spezzato.
Il pavimento diventò il vostro nuovo campo di battaglia: corpi nudi, sudore, morsi, mani che non smettevano di cercarsi, di stringere, di graffiare. Ogni colpo era una promessa di godimento, ogni gemito un richiamo a spingerti oltre.
E infine, quando il piacere divenne insostenibile, esplodesti con un grido roco, schizzando forte dentro di lei, riempiendola senza freni. Nicole tremava sotto di te, venendo a sua volta in un orgasmo violento che la lasciò esausta, le gambe molli, la pelle arrossata.
Restaste lì, stesi sul pavimento della vostra posada, fradici di sudore e di sborra, i respiri ancora veloci. Nicole ti guardò, sorridendo con aria di sfida e promessa: «Questa è solo la prima di stanotte…»
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La stanza era impregnata del vostro odore animale, ma Nicole non aveva alcuna intenzione di fermarsi. Ti prese per mano e ti trascinò verso il piccolo divano in vimini accanto alla finestra spalancata. Si inginocchiò davanti a te, guardandoti negli occhi mentre avvicinava la bocca.
La sua lingua scivolò lenta, peccaminosa, assaporando ogni goccia rimasta. Ti succhiava con avidità, sporca e affamata, strofinandosi con la mano mentre gemeva con la bocca piena. Non era solo sesso: era una sfida, una dichiarazione, un fuoco che lei sapeva di poter alimentare all’infinito.
Non resistesti: la sollevasti di peso e la piegasti sul bracciolo del divano. Le sue mani si aggrapparono al tessuto mentre la prendevi da dietro, con colpi violenti, schioccando il tuo corpo contro il suo culo perfetto. Il ritmo era martellante, e ogni affondo faceva rimbombare il divano contro la parete, coprendo a tratti i gemiti sguaiati che lei lasciava andare senza vergogna.
«Più forte, fammi tua… fammi urlare!» gridava, e tu obbedisti, lasciandoti trascinare fino all’estremo, fino a quando le sue gambe cedettero e lei crollò sul divano, scossa da un orgasmo devastante.
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Il balcone fu il passo successivo. La notte brasiliana era calda, il profumo del mare saliva dall’oceano. La luna illuminava i vostri corpi nudi mentre ti sedesti sulla sedia e Nicole ti salì sopra, cavalcandoti come una selvaggia. I suoi seni ballavano sotto la luce argentata, i capelli bagnati di sudore che le incorniciavano il volto. Ti stringeva dentro con forza, con movimenti circolari che ti facevano impazzire, mentre la città attorno sembrava fermarsi ad ascoltare il suono dei vostri gemiti.
«Guarda come ti prendo… guarda come mi fai godere!» ansimava, stringendoti il viso tra le mani e baciandoti con morsi violenti. E tu non potevi che lasciarti trascinare, afferrandole i fianchi e facendola saltare più forte, fino a venire di nuovo, schizzando dentro di lei, colando lungo le sue cosce.
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Ma neanche questo bastò. Entraste in bagno, e sotto il getto bollente della doccia Nicole si piegò contro le piastrelle bianche. L’acqua scivolava sui vostri corpi intrecciati, amplificando ogni tocco, ogni penetrazione. La prendevi senza sosta, i colpi rimbombavano sulle pareti, e il vapore avvolgeva tutto in una nebbia sensuale. Lei gemeva forte, le mani scivolose che battevano contro il muro, chiedendo ancora e ancora.
La notte sembrava infinita, una spirale di sudore, acqua, gemiti e sborra. Ogni volta che pensavi fosse l’ultima, Nicole ti guardava con gli occhi accesi e ti sussurrava: «Non è ancora finita… voglio tutto di te, fino all’alba.»
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Epilogo
Quando finalmente il cielo cominciò a tingersi di rosa, eravate esausti. I corpi sfiniti, ancora intrecciati sul letto disfatto, la pelle umida di sudore e di sale, i respiri lenti e pesanti.
Nicole si accoccolò contro il tuo petto, le dita che tracciavano cerchi pigri sulla tua pelle. Sorrise, con quell’aria da donna che non ne ha mai abbastanza.
«Stanotte non abbiamo dormito un minuto… ma è stato il sogno più bello della mia vita.»
Chiudesti gli occhi, ancora immerso nel suo odore, e ti lasciasti andare a un ultimo pensiero: che quella notte a Salvador non sarebbe stata l’ultima, ma solo l’inizio di un desiderio destinato a non spegnersi mai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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