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incesto

Il nettare proibito


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
18.04.2026    |    1.406    |    0 7.7
"Solo quando Angelo si accasciò contro lo schienale, ansimante, lei si staccò, passandosi la lingua sulle labbra con un’espressione di pura soddisfazione..."
Nella villa toscana, Angelo e Nicole
danzano su un filo di tensione erotica. Lei,
con malizia calcolata, lo tenta, offrendogli
un 'aiuto' che va oltre il caldo estivo. Lui,
combattuto tra desiderio e controllo, cede
alla bocca avida di lei, in un gioco di potere
e piacere.
La villa di famiglia sorgeva su una collina toscana, circondata da ulivi secolari che si perdevano nella foschia del
tramonto. Il sole estivo aveva arso le pietre del patio, ma sotto il pergolato di vite, l’aria conservava ancora un
fresco profumo di terra bagnata e lavanda. Angelo, sessant’anni portati con la schiena dritta e le mani callose di
chi aveva lavorato la terra per una vita, si versò un bicchiere di Chianti dal decanter di cristallo, osservando il
liquido scuro scivolare nel calice come sangue denso. Non era un uomo che si lasciava andare ai vizi—almeno,
non in pubblico. Ma quella sera, con la famiglia lontana e solo la giovane Nicole in casa, qualcosa nell’aria
sembrava più pesante, più carico di promesse non dette.
Nicole aveva diciotto anni, ma il suo corpo era già quello di una donna fatta e finita: le cosce toniche che si
muovevano sotto il vestitino leggero di lino, i seni pieni che si sollevavano a ogni respiro, le labbra carnose
sempre leggermente dischiuse, come se aspettassero qualcosa da succhiare. Era seduta sul divano di pelle
consunta, le gambe accavallate con una grazia studiata, le dita che giocavano con il bordo del bicchiere di
limonata. Il ghiaccio tintinnava ogni volta che lo sollevava, un suono cristallino che sembrava tagliare il silenzio
tra loro. Angelo la osservava di sottecchi, notando come la luce dorata del tramonto le accarezzava la pelle
olivastra, facendola brillare come miele fresco. Non era la prima volta che si ritrovavano soli, ma quella sera c’era
qualcosa di diverso. Un’elettricità sottile, quasi tangibile, che faceva contrarre i muscoli dello stomaco di Angelo
ogni volta che i loro sguardi si incrociavano per un istante troppo lungo.
«Hai caldo, zio?» chiese Nicole, la voce dolce ma con una nota sottile, quasi canzonatoria, che fece serrare le
mascelle ad Angelo. Lei sapeva. Sapeva esattamente l’effetto che aveva su di lui.
Lui si schiarì la gola, fingendo di essere assorbito dal vino. «È l’estate, tesoro. Fa caldo a tutti.» Ma le parole
uscirono più roche del previsto, e quando sollevò lo sguardo, si accorse che lei aveva spostato leggermente la
gamba, facendogli intravedere lo spacco del vestito che arrivava quasi all’inguine. Non portava le mutandine.
Angelo lo capì dal modo in cui la stoffa si incollava tra le cosce, dal movimento quasi impercettibile dei suoi
fianchi mentre si sistemava meglio sul divano. Il sangue gli affluì all’inguine con una velocità che lo sorprese, il
membro che cominciava a inturgidirsi contro il tessuto dei pantaloni di lino. Porca puttana.

«Se vuoi, posso aiutarti a rinfrescarti» continuò Nicole, posando il bicchiere sul tavolino con un gesto lento,
calcolato. Le sue dita sfiorarono il bordo umido, e Angelo immaginò quelle stesse dita che si avvolgevano
attorno al suo cazzo, fredde e bagnate, che lo strizzavano fino a fargli venire voglia di gemere. Si spostò sulla
sedia, cercando di nascondere l’erezione crescente, ma il movimento attirò solo la sua attenzione.
«Che genere di… aiuto avresti in mente?» chiese lui, la voce più bassa, più rauca. Non era un uomo abituato a
chiedere. Di solito prendeva. Ma con Nicole, c’era sempre stato un gioco, una danza di sguardi e sottintesi che
lo eccitava più di qualsiasi altra cosa.
Lei sorrise, un sorrisetto malizioso che le increspò gli angoli della bocca. «Lo sai bene, zio.» Si alzò dal divano con
una fluidità felina, avvicinandosi a lui con passi lenti, i piedi nudi che non facevano rumore sul pavimento di
pietra. Quando fu abbastanza vicina, Angelo poté sentire il suo profumo—un mix di vaniglia e qualcosa di più
selvatico, muschiato, che gli fece venire l’acquolina in bocca. Dio, quanto cazzo profuma di femmina.
Nicole si chinò, le mani appoggiate sulle braccioli della poltrona di Angelo, il seno che gli sfiorava quasi il viso. Lui
poteva vedere il solco tra i seni, la pelle liscia e abbronzata che spariva dentro lo scollo del vestito. «Ti ricordi
l’ultima volta che ti ho… aiutato?» sussurrò lei, la voce così vicina che Angelo sentì il suo respiro caldo sulla
guancia. «Ti sei goduto ogni secondo, vero?»
Lui non rispose. Non poteva. La gola gli si era seccata all’istante, il cuore che batteva così forte da fargli
rimbombare le tempie. Ricordava eccome. Ricordava le sue labbra avide, la lingua che lavorava come una
professionista, la gola che si apriva per lui senza esitazione, ingoiando ogni goccia come se fosse il nettare più
prezioso. Nessuna donna gli aveva mai fatto un pompino così. Nessuna.
«Allora?» insistette Nicole, e questa volta le sue dita sfiorarono la coscia di Angelo, risalendo piano, piano, fino a
sfiorargli l’inguine. Lui trattenne il fiato quando sentì le sue unghie graffiare leggermente il tessuto dei pantaloni,
proprio sopra il membro che ora pulsava dolorosamente. «Vuoi che ti rifaccia vedere quanto sono brava?»
Angelo chiuse gli occhi per un secondo, cercando di mantenere un briciolo di controllo. Ma era inutile. Era
troppo. Troppo tempo passato a fantasticare su quelle labbra, su quella bocca, su come cazzo faceva a prendere
tutto, tutto, senza mai tirarsi indietro, senza mai fare una smorfia. «Sei una piccola puttana, lo sai?» ringhiò,
afferrandole il polso. Non per fermarla. Per guidarla.
Nicole rise, un suono basso e gutturale che gli vibrò dritto nelle palle. «E tu ami quando faccio la puttana per
te.» Non attese la sua risposta. Si abbassò in ginocchio davanti a lui, le mani che già lavoravano alla cintola dei
pantaloni, le dita che tremavano appena per l’eccitazione. Angelo sollevò i fianchi appena abbastanza per
permetterle di tirargli giù i pantaloni e i boxer, il membro che schizzò fuori, duro come il marmo, la punta già
lucida di pre-sperma.
«Cazzo» sibilò lui, guardando la sua nipote che si leccava le labbra come se stesse per gustare il pasto più
prelibato. Nicole non lo guardava negli occhi. No. I suoi occhi erano fissi sul suo cazzo, come ipnotizzata, mentre
la lingua usciva a sfiorargli la punta, raccogliendo quella goccia salata con un gemito di apprezzamento.
«Mmm, già così buono» mormorò, avvolgendo le dita attorno alla base, stringendo appena abbastanza da fargli
serrare i denti. Poi, senza preavviso, aprì la bocca e lo inghiottì fino in fondo.

Angelo gemette, le dita che si aggrappavano ai braccioli della poltrona, le nocche bianche per lo sforzo di non
affondarle nei suoi capelli scuri. Porca troia. La sua gola era calda, umida, un tunnel stretto che sembrava fatto
apposta per lui. E lei non si fermò lì. No. Nicole cominciò a muoversi, la testa che andava su e giù con un ritmo
costante, la lingua che si avvolgeva attorno al fusto ogni volta che risaliva, le guance che si scavavano per la
pressione. Ogni volta che lo prendeva tutto, Angelo sentiva la punta del suo cazzo sfiorarle la gola, e lei
deglutiva, come se volesse già assaporarlo.
«Cazzo, Nicole…» ansimò, la voce rotta. «Nessuna lo fa come te… nessuna cazzo lo fa…»
Lei rise intorno al suo membro, la vibrazione che gli percorse tutto il corpo, facendogli venire la pelle d’oca. Poi
si staccò appena, lasciando che l’aria fresca gli accarezzasse la punta bagnata, prima di parlare. «È perché lo
faccio per te, zio» disse, la voce roca, gli occhi lucidi di desiderio. «Solo per te.» E senza aspettare, lo risucchiò di
nuovo, questa volta con ancora più forza, le labbra strette attorno a lui, la saliva che colava agli angoli della
bocca e gli bagnava le palle.
Angelo non poté resistere. Affondò una mano nei suoi capelli, stringendo appena, guidandola nel ritmo che
voleva. Lei gemette in risposta, il suono soffocato dal suo cazzo in gola, e lui sentì le palle contrarsi, il calore che
gli saliva dalla spina dorsale. «Sì, così… prendilo tutto, puttana…» Le parole gli uscivano a scatti, sporche, brutali,
ma Nicole sembrava adorarle. Ogni insulto la faceva gemere di più, la faceva lavorare più dura, la bocca che
diventava una macchina perfetta fatta per fargli perdere la testa.
E quando sentì che stava per venire, non la avvisò. Non glielo chiese. Semplicemente le tenne la testa ferma, i
fianchi che si sollevavano dal divano, e cominciò a pomparle in gola, sentendo il suo cazzo pulsare mentre le
riempiva la bocca di sperma caldo. Nicole non si tirò indietro. No. Ingoiò ogni goccia, le labbra sigillate attorno a
lui, la gola che lavorava per mandare giù tutto, fino all’ultima stilla. Solo quando Angelo si accasciò contro lo
schienale, ansimante, lei si staccò, passandosi la lingua sulle labbra con un’espressione di pura soddisfazione.
«Vedi?» disse, sorridendo. «Nessuna lo fa come me.»
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