Lui & Lei
Un regalo di compleanno inaspettato #4
giorgal73
13.04.2026 |
626 |
1
"Chissà, forse sta leggendo queste righe proprio adesso, con un sorriso malizioso sulle labbra e le gambe ancora un po’ deboli al ricordo di quella doccia..."
Ora siamo in due leccare e a succhiare. Il sapore della sua intimità ora è pungente e intollerabile e io mi ci aggrappo come se fosse l’ultima occasione della mia vita. Ho le guance schiacciate tra coscia e coscia, il naso immerso tra le pieghe caldissime del suo sesso, la lingua che scava sotto, raccoglie fili di piacere che sembrano non finire mai. Gioia mi usa come un sex toy, si muove ondeggiando la schiena, mi guida la testa come una fantina esperta e ogni tanto mi guarda in basso, con l’aria un po’ torva di chi vuole anche il controllo oltre al godimento. La sua bocca sul mio cazzo non ammette né repliche e né distrazioni. È un 69 che oscilla tra frenesia e languore, le nostre bocche sincronizzate in un ritmo che sembra appartenere a un’altra dimensione. Il calore umido della sua lingua disegna spirali precise attorno alla punta del mio sesso mentre io affondo nel suo sapore salato. La sensazione del risucchio - quel vuoto perfetto che lei crea con le guance incavate - diventa una tortura deliziosa che erode il mio controllo come l’onda consuma la roccia. Non tengo più il conto del tempo, solo della pressione crescente nelle tempie e del riverbero acido nei fianchi.
Ogni colpo di lingua, ogni succhiata aspirata sotto la doccia, morde via quanto di razionale resta nei miei pensieri. Il mio viso annegato tra le gambe vibranti di Gioia, umido e fradicio del suo sapore, la sua figa che trasuda calore e tutto quello che fa si imprime addosso come un inchiostro indelebile. Tra uno spruzzo e l’altro, la sento spalancarsi di più, le piccole labbra tirate all’indietro, il clitoride che pulsa come una lampadina pronta a fondersi.
La prima a venire è lei, con un tremito che le attraversa le cosce come un’onda sismica. Il suo sapore cambia improvvisamente sulla mia lingua - più intenso, più dolce, quasi metallico - mentre il suo corpo si contrae in spasmi ritmici contro il mio viso. Questo abbandono totale, questa vulnerabilità esposta, fa scattare qualcosa di primordiale dentro di me: una molla tesa da troppo tempo si libera, e sento il mio stesso piacere esplodere in pulsazioni calde che riempiono la sua bocca del mio seme salato e denso. La sua gola che accoglie tutto senza esitazione, la lingua che ripulisce ogni centimetro come se fosse l’unico nutrimento rimasto al mondo.
Per qualche istante esiste solo la vertigine di quel piacere: schiena inarcata, la vista oscurata dalle goccioline che scendono dalle ciglia, i muscoli che si contraggono e il cuore che batte come un martello pneumatico. Gioia non si tira indietro, beve tutto, si lascia colare il resto sulla lingua, e poi mi resta addosso, il fiato a piccoli colpi e la pelle che pulsa della stessa energia elettrica che sente nel mio stomaco. Immagino la scena da fuori: lei nuda e intrepida, gocciolante dalla punta dei capelli fino all’ultima cellula delle cosce, io in ginocchio di fronte a lei, ancora sorpreso dalla fame che le brucia dentro.
Resta in silenzio solo un secondo, abbastanza per rendere il momento più denso. Poi si abbassa, mi solleva il mento bagnato tra due dita, e ride - quella risata bassa e roca che sa di segreto condiviso e di alleanza improvvisa.
«Allora, che ne dici hai del materiale interessante per una storia?» sussurra, le labbra gonfie e lucide, «Dai, usciamo che ti devo finire il massaggio e poi non vorrei che tua moglie si preoccupasse più del dovuto.»
«Non è mia moglie, ma la mia compagna, comunque tranquilla è lei che mi ha detto di provarci con te! »
A Gioia si apre sulla bocca un sorriso largo, pieno di luce complice. Mi saluta scostando una ciocca nera fradicia dalla faccia, poi tira fuori uno slip usa e getta di riserva, me lo porge mentre si stringe bene il telo intorno ai fianchi e, prima di uscire dal box, mi rivolge ancora uno sguardo che gocciola di promesse accennate. Io rimango un attimo immobile, la schiena che ancora vibra, la testa sfondata da una piacevole ottusità. Mi asciugo a caso, su braccia e gambe disorientate, poi torno sul lettino. Gioia si infila al volo il camice bianco e lo chiude stretto, ma sotto si vede la curva dei seni ancora umidi, e il nodo delle gambe quando rientra, lievemente zoppicante.
La ripresa del massaggio sembra una barzelletta di cattivo gusto, ma all’improvviso diventa perfetta: le sue mani di nuovo professionali mi spargono la crema idratante su schiena e spalle, ma ogni suo gesto ha un tono più lento, più carnale, come se stesse accarezzando un amante bendato in una stanza segreta. Gioia si china appena quando strofina la crema fra le scapole e sento il calore della sua pelle filtrare attraverso la divisa sottile. Restiamo così, sospesi in una specie di risata muta che si allunga nei minuti successivi.
Quando termina il trattamento, Gioia mi lascia il tempo di rivestirmi. Mi lancia un’occhiata rapida, professionale, mentre con gesti svelti e sicuri sistema oli e flaconi dietro il bancone bianco della spa. Ha già ripreso il controllo della scena, la postura fiera e la camicia ben rimessa, ma dentro le pupille scure lampeggia ancora una scintilla di malizia. Spira nell’aria quel qualcosa di morbido e crudo che solo chi ha condiviso le stesse estasi può riconoscere. Nessuna parola di troppo: soltanto la complicità di chi si è dato tutto in silenzio e ora non ha bisogno di aggiungere altro.
Saluto, ma lei con un colpo secco di polso mi richiama: «Giorgio… grazie e ricordati la promessa, nessun mio dettaglio riconoscibile nella storia!».
Torno in camera galleggiando su una specie di ebbrezza muscolare. Mariella è sdraiata sul letto, avvolta in uno degli accappatoi dell’hotel, le gambe nude due strisce di pelle abbronzata in rilievo contro il bianco. Sta leggendo, ma non appena mi vede rientrare capisce all’istante. «Ti ha massacrato, eh?» chiede con un sorrisetto impudico.
Rido e cado di lato accanto a lei.
«Non hai idea.» Per un attimo restiamo in silenzio, solo il trillo dei merli oltre la finestra, il respiro lento che scivola sotto le coperte. Mariella si avvicina, mi annusa piano il collo con il naso da segugio. «Sai di pulito. E anche di Gioia, accidenti, te la sei scopata?»
«Storia lunga, ma no, non me la sono scopata, nel vero senso del termine» mormoro tra le pieghe dell’ernia cervicale che riprende a pulsare, «poi te la racconto, anzi la leggerai.»
Lei mi guarda, poi, senza aggiungere altro, si avvicina fino a che le nostre gambe si toccano da ginocchio a caviglia, e appoggia la guancia contro la mia scapola. «Te ne faccio scrivere una io di storia, una migliore, tra poco. Ora fammi finire il capitolo.»
La lascio leggere, le parole che corrono lente tra le dita, la copertina rigida piegata in due come un gatto addormentato.
Parte 4 di 4 - Fine
*** Note ***
Era da parecchio tempo che non avevo avventure così vive e personali da raccontarvi. Un po’ per colpa mia, un po’ perché l’universo sembrava essersi preso una lunga pausa dai miei desideri. Ma ho imparato ad avere pazienza… e quando meno te lo aspetti, arriva il regalo perfetto.
Quest’anno, per il mio 53esimo compleanno, l’universo mi ha fatto un omaggio davvero speciale: una ragazza dal corpo da peccato e dal desiderio sincero, che ha trasformato un innocente massaggio termale in un’esperienza calda, bagnata e indimenticabile.
Gioia, ovviamente, non è il suo vero nome. Ho modificato alcuni dettagli del suo aspetto per rispettare la sua privacy, ma quello che non ho cambiato – e non avrei mai potuto – è la sua femminilità prorompente, la sua pelle morbida che scivola sotto l’acqua, la sua voce roca mentre gemeva e quella fame di piacere così naturale, calda e travolgente.
La cosa più eccitante di tutte? Anche lei è una lettrice abituale di questo sito. Chissà, forse sta leggendo queste righe proprio adesso, con un sorriso malizioso sulle labbra e le gambe ancora un po’ deboli al ricordo di quella doccia. Gioia, se passi di qua… sai già cosa fare. Un commento, una foto, il tuo annuncio… sarebbe un regalo bellissimo per tutti noi.
Nel frattempo, ho già in mente di coinvolgerla in qualcuna delle mie scorribande estive. Il Club di Minerbio è già in cima alla lista: sono convinto che quest’estate tornerà a essere il palcoscenico perfetto per nuove storie bollenti, ancora più spinte.
Per il momento vi saluto, lettori, ancora con il calore della sua pelle bagnata addosso e il suo respiro spezzato nell’orecchio.
Se questa storia vi è piaciuta, fateci un grande regalo: lasciate un commento caldo e un bel mi piace. Sapete quanto mi fate felice… e soprattutto quanto potrebbe piacere a lei.
Chissà. Magari questo è solo l’inizio di una nuova stagione di racconti molto, molto bollenti.
A prestissimo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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