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Sottomessa al Piacere - La Ginecologa #3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
12.01.2026    |    15.401    |    2 6.7
"«Ecco, adesso sì che sei aperta come si deve, » sussurro, modulando la voce tra lo scientifico e il grottesco..."
*** MARTA ***

Questa schiava è uno spettacolo vivente davanti a me, corpo tremante come un violino sotto l'archetto di un maestro. La sua essenza è dolce come miele selvatico raccolto all'alba, con note di muschio e sale che mi fanno salivare – ne berrei a litri fino a sentirmi ubriaca dei suoi umori. I suoi occhi vitrei riflettono la luce come pozze d'acqua dopo la pioggia. Tuttavia, sono una professionista con un camice bianco che nasconde il mio stesso desiderio pulsante.

«Vediamo questa troietta di cosa ha bisogno, iniziamo la visita,» dico, prendendo lo speculum per l'analisi rettale.

«Preparati, cagna, rilassa il tuo bel culo vellutato. Senti il freddo dell'acciaio inossidabile contro la tua pelle calda e arrossata? Questo è il Barr Rectal Speculum, 17 cm di pura perfezione chirurgica, forgiato in acciaio 316L di prima qualità con una finitura satinata liscia come seta bagnata che scivolerà dentro di te come un amante crudele e affamato. Tranquilla, prima lubricherò la tua apertura anale con questo gel trasparente, freddo come ghiaccio di montagna e setoso come la carezza di un fantasma. Le mie dita esperte prima danzeranno intorno al tuo buco pulsante, stuzzicandolo con movimenti circolari ipnotici fino a farti contrarre di desiderio incontrollabile, e poi lo spalmeranno anche all'interno, sentendo ogni piega e ruga della tua carne più intima tremare sotto il mio tocco.»

Gli occhi di Michela mi fissano come quelli di un cerbiatto catturato nei fari di un'auto in corsa; le pupille dilatate fino a inghiottire quasi completamente l'iride castano-ambrato, tremolanti di paura apparente. Ma scrutando più a fondo, scorgo una scintilla febbrile che pulsa al loro interno, un bagliore primordiale che tradisce la vera natura del suo stato d'animo. La sua figa, prima contratta dall'orgasmo, ora rilascia gocce lucenti che scivolano lungo le labbra arrossate come rugiada su petali di rosa carnosa, formando una piccola pozza traslucida sul lettino. Questo nettare involontario, questo tradimento del suo stesso corpo, mi conferma senza ombra di dubbio quanto sia profonda e autentica la perversione che alberga in questa schiava dalla pelle di porcellana.

Inizio a spalmare il gel con movimenti lenti e circolari, le mie dita guantate premono contro il suo ano stretto e rosato, lubrificandolo in profondità. La pelle delicata si increspa sotto il mio tocco clinico mentre il freddo viscoso penetra nei suoi tessuti più intimi, trasformandosi gradualmente in un calore bruciante di attesa. Osservo affascinata come il suo sfintere si contrae ritmicamente intorno al mio indice, umido e invitante come una bocca affamata, e io sorrido compiaciuta vedendola tremare, le sue cosce toniche che vibrano impercettibilmente contro il vinile freddo del lettino.

Spingo a fondo il dito guantato, attendendo la reazione: Michela morde il labbro fin quasi a sanguinare, un mugolio bruto che sale dalla gola come un ululato d’animale ferito. Quando inizio a forzare lo speculum, il metallo freddo la fa sobbalzare. «Stai ferma, troia, o ti lego al lettino come un salame da affumicare.» Lo apro piano, centimetro dopo centimetro, il suo ano si arrende, la sua apertura si fa ovale e accoglie la mia intrusione con uno spasmo bellissimo e viscerale. Daniela trattiene il respiro.

Ora è il turno dello speculum, freddo e implacabile tra le mie dita guantate. Appoggio delicatamente la punta lucida sull'ano già dilatato e arrossato, osservando con meraviglia clinica come i muscoli rosa scuro si contraggono attorno al metallo, succhiandolo verso l'interno con una forza quasi autonoma. Non devo nemmeno spingere – il corpo di questa cagna sembra possedere una volontà propria, affamato e impaziente come una pianta carnivora che si chiude sulla preda. Infilo le dita negli occhielli cromati, sentendone la freddezza contro la pelle, e con un movimento esperto inizio a dilatarla. Il suo sfintere cede senza resistenza, sbocciando come un fiore osceno sotto la luce asettica dello studio, rivelando tessuti interni di un rosa più intenso. Un brivido mi percorre la spina dorsale mentre la osservo aprirsi per me.

La troia ansima e grida, la sua voce roca che rimbalza sulle pareti bianche dello studio. Implora clemenza con le labbra tremanti mentre i suoi occhi lucidi mi supplicano di fermarmi, ma la sua anima mi spinge a continuare, a andare oltre ogni limite. Sento la mia figa pulsare come un cuore impazzito, umida e calda sotto il sottile strato di cotone dei miei slip, mentre i miei capezzoli turgidi sfregano dolorosamente contro il ruvido tessuto del camice, due punte dure che premono contro il bianco immacolato della mia uniforme professionale.

Il desiderio di sentire il suo culo attorno alla mia mano mi fa morire, un'urgenza viscerale che mi brucia nelle viscere come lava incandescente. Tolgo lo speculum con un movimento fluido e deciso, il metallo lucido scivola fuori dal suo ano arrossato con un suono umido e osceno. Con le dita guantate ancora lucide di lubrificante, formo un cono perfetto con la mia mano destra, premendo delicatamente contro il suo sfintere pulsante che si apre come un fiore carnoso sotto la pressione implacabile delle mie nocche. Centimetro dopo centimetro, la mia mano viene inghiottita dalla sua carne calda e vellutata, che si stringe attorno al mio polso in un abbraccio intimo e proibito.

La prima nocca supera lo sfintere, sento il calore umido che avvolge la mia mano come una bocca affamata. Michela urla, i muscoli tesi a filo di coltello, e Daniela la tiene ferma con le mani incastonate sulle anche come morsi di pitbull. Sudo dentro ai guanti di lattice, ogni fibra di me tesa tra desiderio e controllo: la mia mano continua a entrare, riflessa nelle lamine lucide della lampada operatoria, una silhouette di invasione perfetta.

La ragazza afferra il lenzuolo, lo torce fino quasi a strapparlo, i tendini delle mani in rilievo sotto la pelle pallida. Il suo culo si apre con una rassegnazione animalesca, gradualmente, come uno spasmo di parto al contrario. Riesco a leggere nei suoi gemiti la miscela indistinguibile di dolore e gloria, mi ci sono abituata nelle esplorazioni più estreme – ma dentro questa troia c’è una fame nuova, una specie di resistenza ostinata e insieme di resa d’acciaio. Raggiungo il punto d’innesto, sento le pareti peristaltiche avvinghiare la mia mano fino al polso, un abbraccio viscoso e caldo che lubrifica le dita e fa tremare lo stomaco. A quel punto stringo il pugno.

Il suo corpo risponde con uno spasmo immediato, la colonna vertebrale si piega a uncino, e lo strillo di Michela si schianta contro il neon come un urlo di gesso sulla lavagna del silenzio. Daniela la guarda come una madre orgogliosa, ma con una sottile vena di possessività rabbiosa, i denti serrati lungo la mandibola tirata.

«Ecco, adesso sì che sei aperta come si deve,» sussurro, modulando la voce tra lo scientifico e il grottesco. Muovo delicatamente la mano all’interno, sento il principio di una nuova contrazione che le percorre tutto il bacino, una sequenza a onde che si trasmette fino alla schiena e le fa battere i talloni sul lettino. Tolgo aria dalla stanza, sembra quasi di poterla sentire rarefatta, lattiginosa, intrisa solo delle nostre voci sussurrate e del suo respiro liquido, a tratti gorgogliante di saliva mischiata a pianto.

«C-cazzo... vaffanculo, Doc!» Strangola tra i denti le parole, eppure spinge inconsapevolmente il bacino contro la mia mano, cerca altro oltre la soglia del dolore. La sensazione mi arriccia i nervi, mi sale in una vampata calda fino al clitoride che pulsa rabbioso sotto la barriera del mio slip piatto. Respiro lentamente, ignorando per un momento la voglia di leccarmela da sola mentre la studio dall’interno come uno scultore cinefilo che analizza la materia prima del suo capolavoro, la mia mano viva come un pesce tropicale che scava nelle profondità sconosciute. Ogni centimetro di tessuto caldo che sento vibrare attorno al pugno è pura poesia anatomica, e la resistenza feroce di Michela accende una strana scintilla paterna dentro di me, il bisogno di domare questa creatura ribelle e colmarla d’orgoglio e devastazione insieme. Così ricordo perché amo il mio lavoro: nessuna performance, nessuna commedia di sottomissione, nessuna ribellione mi sazia come il miracolo della carne arrendevole, il segreto di una donna che si apre oltre ogni sua voglia o difesa.

Mi chino sul suo orecchio, la mia gota lambisce la base dei suoi capelli umidi: «Ascoltami, piccola troia ribelle. Non farò mai nulla che il tuo corpo non possa sopportare. Lo senti che ti sto riscrivendo il DNA, vero?» Muovo il pugno in piccoli cerchi controllati, sento umori caldi gocciolare, il respiro di Michela diventare afono e punteggiato di singhiozzi. Il suo culo lavora intorno alla mia mano come una bocca che cerca saliva, succhia e si contrae, quasi volesse risucchiarmi intera.

Daniela è silenziosa, ma la vedo che si sta torturando il capezzolo sinistro tra pollice e indice, la pelle tirata che diventa paonazza sotto la stretta. È bellissima: il suo viso regale contratto nel tentativo disperato di non lasciarsi andare, come se anche in questo laboratorio di crudeltà fosse costretta a mantenere un rispetto pubblico. Ma la sua bocca tradisce tutto, le labbra si aprono a fessura, il respiro inizia a sbuffare in piccoli soffi, quasi impercettibili, come se già fosse in apnea.

Tiro fuori la mano lentamente, il suono della pelle che si richiude sulla mia pelle è viscido e soddisfacente come un tappo che si stappa. Michela collassa, incollata al lettino, gambe scosse da tremolii continui. Il suo culo sanguina lievemente, un alone rosato che si mescola al lubrificante e all’essudato trasparente: una macchia perfetta di devastazione controllata. Con una carezza chirurgica prendo una garza e ripulisco le sue cosce, il gesto lento e amorevole, quasi a lenire uno strappo dell’anima.

«Tutto a posto, niente emorragie. Solo qualche piccola crepa venosa. Sei un’insaziabile pozzo senza fondo,» le sussurro, e mentre lo dico mi accorgo che un brivido di eccitazione vera mi sta nascendo sotto la corazza di sadica superbia. Il mio camice è fradicio tra le cosce, il calore che mi irradia dentro.

Parte 3 di 8 - Continua

*** NOTE ***

Questa nuova storia di Michela torna a essere incentrata sul rapporto di dominazione a tema lesbico, esplorando dinamiche di potere intense e relazioni asimmetriche tra donne, dove il consenso si intreccia con l'abbandono totale e la sottomissione volontaria. Vi ricordo che la storia (vera) è stata vissuta negli anni Novanta del secolo scorso, un periodo profondamente diverso dall'attuale: non c'era l'ubiquità di internet e dei social media, che oggi facilitano comunità sicure e anonime per esplorare kink e orientamenti sessuali; al contrario, le esperienze BDSM e lesbiche dovevano navigare in un contesto sociale più conservatore, spesso ostile, con pregiudizi diffusi e una visibilità limitata per la comunità LGBTQ+. Le leggi dell'epoca erano meno protettive in termini di diritti individuali e privacy – ad esempio, non esistevano normative avanzate contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o regolamenti specifici per locali alternativi – rendendo ogni incontro un rischio calcolato, con potenziali conseguenze legali per atti considerati "osceni" o "immorali". L'esibizionismo emerge come elemento integrante, non solo come atto di provocazione erotica ma come sfida audace alla norma sociale, amplificato dalla dominazione che impone umiliazione pubblica e esposizione vulnerabile. Gli ambienti ritratti, come club sotterranei o periferie industriali, erano meno protetti e regolamentati rispetto ai moderni spazi safe con codici di condotta e safe word standardizzati, dove la sicurezza fisica e psicologica non era sempre garantita, aggiungendo un velo di pericolo reale che intensificava l'adrenalina e il brivido dell'esperienza.

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
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