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Sottomessa al Piacere - La direttrice 2
giorgal73
26.08.2025 |
16.922 |
2
"Quel suono acuto mi coglie di sorpresa, e mi ritrovo a crollare in ginocchio sul pavimento gelido..."
«Padrona! Ti prego, non… » cerco di intervenire, ma vengo rapidamente zittita.«Silenzio Cagna! Luciana, levale la camicia.»
Luciana obbedisce senza esitazione, strappandomi via la camicia con un gesto rapido e deciso, lasciandomi esposta e umiliata. Le mie braccia tentano di coprire il seno, mentre lacrime di frustrazione e vergogna iniziano a pungere i miei occhi.
«Via quel cazzo di reggiseno.»
Con abile destrezza, Luciana sgancia il reggiseno, e i miei capezzoli reagiscono immediatamente, indurendosi come traditori sotto lo sguardo delle donne.
«Patrizia, pantaloni e mutandine.»
«È una follia… Padrona, fermale…» imploro disperatamente, ma le mie suppliche restano inascoltate. Patrizia, determinata, mi strappa via i pantaloni e le mutandine, afferrando con crudeltà i collant e riducendoli a brandelli.
Nuda, indifesa, con il cuore che batte all'impazzata e il sesso che pulsa di vergogna e umiliazione, mi sento una nullità assoluta, prigioniera di un'eccitazione che nasce dalla mia stessa degradazione.
Intorno a me, le tre donne mi osservano con uno sguardo superiore e crudele, e il loro potere mi travolge, facendomi sentire piccola e vulnerabile, mentre il mio corpo tradisce la mia mente con una risposta incontrollabile.
Tra le gambe percepisco un lago pronto a esondare.
«Oddio... non mandatemi così fuori… » piagnucolo, il sudore che mi cola lungo la schiena nuda, formando rivoli freddi tra le scapole. Il cuore mi martella nel petto come un animale in gabbia, e sento le guance avvampare di un rossore che si estende fino al collo, mentre le mie dita tremano incontrollabilmente ai miei fianchi esposti.
«Tranquilla Cagna, ora ti faremo indossare il tuo nuovo abbigliamento. Sapendo di trovarti con quei vecchi stracci, ieri ho fatto delle compere speciali. Immagina, sono andata dal commesso e gli ho detto che cercavo abiti adatti a una cagna troia e molto puttana, e lui ha capito immediatamente cosa intendevo!»
«Ma io qui sono il… capo. La direttrice generale. Non posso vestirmi come una prostituta di strada… »
«Ti ho detto di stare tranquilla! Naturalmente, il tuo aspetto sarà solo estremamente attraente in pubblico, ma dietro le quinte, dovrai essere sempre pronta a obbedire a ogni mio comando. È chiaro?»
Luciana è la tua fedele segretaria personale. Ti accompagnerà costantemente in ufficio, assicurandosi che tu segua scrupolosamente gli ordini che io impartirò. E se fallirai, sarà lei a punirti.
Patrizia, invece, che lavora nel reparto commerciale, ti seguirà fuori dall'ambiente dell'ufficio. Le stesse regole che valgono per Luciana si applicheranno anche a lei. Entrambe dovranno mostrarti rispetto in pubblico, ma solo in pubblico.
È tutto chiaro?»
«Si, Padrona,» sussurro, la voce ridotta a un filo tremante mentre chino il capo in segno di sottomissione. Le mie gambe, nude e vulnerabili, tremano visibilmente.
Daniela si avvicina, accarezzandomi il viso con una delicatezza che contrasta crudelmente con la situazione.
«Brava cagna,» mormora, il suo respiro caldo contro il mio orecchio.
«Ora indosserai ciò che ho scelto per te.»
Luciana si avvicina con passo felino e mi mette la mano destra sotto il seno, sostenendone il peso morbido, mentre con la sinistra me lo schiaffeggia con colpi secchi che lasciano impronte rosse sulla pelle pallida. Poi ripete l'operazione con l'altro seno, le sue dita che affondano nella carne come artigli.
Infine mi sculaccia con un movimento fluido, il suono dello schiaffo che riecheggia nell'ufficio silenzioso. Cerca di insinuare due dita nella mia figa già umida; mi scosto istintivamente, ma subito mi sculaccia con tale forza che il dolore mi attraversa come una scossa elettrica, e le sue dita entrano dentro di me, incontrando poca resistenza nel calore bagnato.
«Sei proprio una cagna, guarda come ti piace essere trattata,» dice con voce roca, gli occhi che brillano di trionfo.
«Per te rimango sempre "dottoressa", ricordalo Luciana,» ribatto con un filo di voce, che vibra come una foglia autunnale scossa dal vento. Luciana, però, non si lascia intenerire; le sue dita si serrano con forza sui miei capezzoli, torcendoli con una brutalità che mi strappa un urlo lacerante.
Quel suono acuto mi coglie di sorpresa, e mi ritrovo a crollare in ginocchio sul pavimento gelido. Le lacrime calde cominciano a scivolare lungo le mie guance arrossate, creando piccoli ruscelli che si uniscono in gocce sul mio petto nudo, il freddo del pavimento che contrasta con il calore doloroso della mia pelle.
«In privato, sei una lurida cagna,» sibila, il suo alito caldo contro il mio orecchio, e io annuisco, sconfitta, la sottomissione che mi avvolge completamente come un mantello di seta nera.
Luciana mi afferra per un braccio con una presa ferma e autoritaria, la sua voce tagliente come una lama affilata: «Alzati, Troia, e implorami di continuare a tirarti i capezzoli, oppure preferisci che mi concentri sulle labbra della figa?»
Mi trovo tremante mentre le parole mi escono dalla bocca: «Ti prego, Luciana… tirami i capezzoli… tirali forte.»
Le parole suonano estranee alle mie orecchie, come se fossero pronunciate da qualcun altro, eppure sono le mie labbra a formarle. Luciana sorride compiaciuta, le dita che tornano sui miei capezzoli per stringerli con una forza calcolata, abbastanza da farmi gemere ma non abbastanza da farmi urlare.
«Più forte,» ordina Daniela, osservandoci con occhi di ghiaccio. «Voglio sentirla supplicare.»
Luciana, obbedendo immediatamente all'ordine di Daniela, tira i miei capezzoli con una forza così intensa che mi fa quasi perdere i sensi. Il dolore è lancinante, come se i seni stessero per esplodere, ma non posso fare altro che gemere e piegarmi sotto il peso del suo sadismo.
Dalla mi figa cadono gocce dense a terra.
Luciana se ne accorge e, con un sorriso predatorio che le increspa le labbra sottili, afferra con la mano destra le mie labbra intime già lucide di umori. Le sue dita affusolate serrano la carne tenera e sensibile, tirandola con deliberata lentezza fino a farmi sussultare.
Sento il clitoride gonfiarsi sotto la sua presa implacabile, pulsando come una perla rovente tra le pieghe esposte, mentre un gemito involontario mi sfugge dalla gola secca.
Luciana, con lo sguardo di chi ha trovato la propria vocazione, inarca un sopracciglio e aumenta la pressione,
inizia a tirare sempre di più e a torcerle. Il dolore è insopportabile, la vista si appanna, fortunatamente Daniela interviene.
«Adesso basta! non veri come sta godendo la cagna? Stai facendo il suo gioco, piuttosto inizia a vestirla!»
«Padrona, ti supplico posso vestirmi da sola?»
«Fai bene a supplicarmi, visto che sono io a decidere cosa puoi o non puoi fare. Tuttavia, te lo concedo, fammi vedere come ti vesti!»
*** Continua ***
Seconda storia di Michela e del suo percorso nel mondo della dominazione. Se non avete letto l'inizio, vi suggerisco di farlo perché molto legato a questa seconda parte suddivisa anch'essa in tre parti.
Tutte le storie di Michela avranno come titolo principale "Sottomessa al piacere".
Quindi vi ringrazio ben 2 volte.
Vi ricordo anche che quello che state leggendo è una storia reale, un po' romanzata da me. L'autrice è "Damabiancaesib" e se volete maggiori dettagli su di lei potete visitare la sua pagina https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib, scritta da un altro autore dalle sue parole un po' di tempo fa e rielaborata da me secondo il mio stile, ma spero che la mia versione vi abbia eccitato di più e che possa essere di ispirazione per le vostre avventure.
Bene, ora tocca a voi giudicare se sono un genio incompreso o solo un tizio che si crede uno scrittore. Un voto, dai, non fate i tirchi! E se vi va, lasciate pure un commento, anche uno di quelli che fanno ridere. Oppure scrivetemi in privato per farmi una proposta indecente.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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