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Sottomessa al Piacere-La cliente esigente#1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
03.11.2025    |    14.880    |    4 8.5
"I miei occhi si fissano su quei tre plug da principiante allineati sulla scrivania lucida come fermacarte del cazzo, le gemme rosse, blu e verdi incastonate nelle basi circolari che scintillano..."
*** MICHELA ***

Anche oggi sono qui in ufficio, seduta sulla sedia di pelle nera che scricchiola sotto il mio peso, ad aspettare gli ordini della mia padrona Daniela. Le mie mani tremano leggermente mentre sistemo i documenti sulla scrivania lucida. Anche se la mia anima, anzi, il mio corpo sudato e teso è in attesa di trovare un nuovo modo di sfogare la sua perversione, quella sensazione bruciante che mi fa stringere le cosce e trattenere il respiro.

Come ogni mattina il mio culo ospita quel maledetto plug di 8cm, un invasore di metallo freddo che pulsa ritmicamente dentro di me. La gemma blu sulla base emette bagliori intermittenti che si riflettono sulle pareti dell'ufficio quando mi muovo, come i lampeggianti di un'ambulanza in un tunnel autostradale. Sento le pareti interne tese fino al limite, dilatate e dolenti, trasformando quella parte intima del mio corpo in un antro artificiale che non mi appartiene più.

Sette giorni interi di umiliazioni quotidiane hanno alimentato questo fuoco perverso che mi divora dall'interno. Sette giorni di labbra forzate contro tacchi a spillo lucidi e appuntiti come stiletti, di ginocchia sbucciate sul pavimento di marmo freddo dell'ufficio che hanno lasciato croste violacee e doloranti, di schiaffi secchi che mi hanno marchiato le natiche con impronte rosse a forma di dita che pulsano ancora al tocco. Il mio armadio una volta ordinato ora trabocca di stringi-vita che mi strizzano fino a togliermi il respiro, corsetti con stecche rigide che mi incidono la carne morbida e infiniti altri indumenti perversi che trasformano il mio corpo in un'offerta vivente alla mia Padrona. Oggi, però, è un giorno diverso, un abisso più profondo e oscuro: devo incontrare la mia prima cliente dopo questa metamorfosi umiliante, una donna di nome Enrica con occhi di ghiaccio azzurro quasi trasparenti e unghie pronte ad affondare nelle mie carni tremanti. L'ansia mi contorce le viscere come se qualcuno stesse girando lentamente un coltello arrugginito nel mio ventre, torcendolo in profondità fino a farmi gemere.

Daniela mi ha ordinato di infilarmi questo miniabito di raso rosso da puttana da marciapiede, un pezzo di stoffa osceno che mi fa sembrare una bambola gonfiabile pronta per essere scopata da chiunque. Il raso luccica come olio su una pelle unta, appiccicato alle mie curve come una seconda pelle sudata, ma è così corto che basta un soffio per mostrare la mia fica depilata che pulsa come una ferita aperta, gocciolante e affamata sotto gli occhi di ogni stronzo che passa. La scollatura è un buco nero che lascia le mie tette da quarta misura quasi a saltar fuori, i capezzoli duri come chiodi che premono contro il tessuto, un invito a palparmi senza ritegno. Il bustino ottocentesco con le stecca di balena mi strangola la vita come una morsa da sadico, le stecche che mi schiacciano le costole, spingendo le tette in alto e modellandomi come una clessidra da bordello. Sembro una pornostar da quattro soldi, ma mi sento come se stessi per crepare, ogni respiro un inchino alla cazzo di volontà di Daniela. Le calze bianche, agganciate al bustino con gancetti d'argento che mi mordono la pelle, hanno quella riga nera verticale che corre lungo il retro della gamba come un invito osceno. I sandali da schiava con cinturini multipli, mi stringono le caviglie fino a lasciarvi segni violacei, hanno tacchi così affilati e sottili che ogni passo è come camminare su lame roventi, mandando fitte acute attraverso l'arco del piede fino alla spina dorsale, mescolandosi a quel formicolio elettrico che mi fa pulsare tra le gambe come un cuore impazzito.

Il plug anale, quel mostro di acciaio da 8 cm di diametro che sembra un pugno di ferro ghiacciato, è piantato nel mio culo come un palo di tortura medievale, dilatandomi le pareti interne fino a farmi sentire un buco ambulante senza identità. La base gemmata preme contro la pelle sensibile tra le natiche, lasciando un cerchio rossastro che brucia ad ogni movimento. Il ronzio meccanico è fiacco e irregolare, forse la batteria sta crepando dopo ore di vibrazione incessante, ma la pressione inesorabile contro quel punto interno mi fa vedere stelle e mi strappa mugolii involontari come una cagna in calore abbandonata. L'odore dolciastro e ferroso della mia figa perennemente bagnata si sparge nell'aria condizionata dell'ufficio, un puzzo animale e invitante che si mescola al profumo costoso di Daniela, tradendo quanto sono viscida, umida e disperata sotto questo guscio professionale in disfacimento.

Come ogni mattina, quella stronza di Luciana mi deve depilare come ha ordinato la padrona. Entra in ufficio, chiude la porta e mi ordina di spalancare le gambe come una prostituta in vetrina, esponendo così il mio corpo marchiato dalla sottomissione: le tette pesanti che oscillano, la fica depilata che già gocciola al solo pensiero di essere toccata, e il culo dilatato dal plug mostruoso che mi spacca in due. L’aria puzza di crema depilatoria e del mio sudore misto a eccitazione, un odore che mi fa venire la nausea ma anche la voglia di strisciare ai piedi di Daniela.

Luciana, con quel ghigno da stronza dominante stampato in faccia, indossa un grembiule da infermiera sadica, le mani guantate che sembrano pronte a strappare via la pelle. Inizia spalmando la crema depilatoria sulla mia fica con movimenti lenti e deliberati, le dita che sfregano contro le labbra gonfie, premendo sul clito sensibile fino a farmi contorcere.

«Guarda che lurida troia sei diventata, Michela,» ringhia con voce rauca, gli occhi fissi sul mio sesso che si contrae involontariamente.

«Questa figa si apre come una porta sfondata dopo tutte le scopate che ti ha dato Daniela. Sembri un buco da bordello, sempre bagnata e pronta per un cazzo qualsiasi.» Le sue dita scivolano dentro senza pietà, prima una, poi due, affondando fino alle nocche nel mio canale slabbrato, girandole come se stesse mescolando una zuppa, ridendo del suono umido e schifoso che produce. Io gemo come una vacca in calore, il dolore misto al piacere che mi fa spingere i fianchi in avanti, implorando di più nonostante l’umiliazione che mi brucia la faccia.

*** LUCIANA ***

Questa puttana si contorce al mio tocco come un'anguilla sul gancio, la sua pelle calda e umida che trasuda desiderio misto a vergogna. Sento la sua fica pulsare attorno alle mie dita, contraendosi ritmicamente mentre si bagna fino a gocciolare sulla poltrona di pelle. Daniela l'ha trasformata in un giocattolo perfetto, docile ma sempre affamato, e io mi godo ogni secondo a umiliarla, ficcando le dita in questo buco slabbrato che ormai non si chiude più, le pareti interne morbide e cedevoli come velluto bagnato.

Mi piace farla soffrire, vedere la sua pelle arrossarsi sotto le mie dita come fragole mature, ma mi piace di più osservare l'estasi perversa che le trasforma il volto: gli occhi che si rovesciano all'indietro mostrando il bianco lucido, la bocca socchiusa che trema come foglia al vento, le narici che si dilatano come quelle di una cavalla in fuga.

Devo stare attenta a non farla godere, trattenendola proprio sull'orlo del precipizio dove il dolore si trasforma in piacere, altrimenti la padrona mi punirà con la stessa frusta di cuoio intrecciato che pende alla parete, però è meraviglioso percepire i suoi umori caldi sui miei polpastrelli, quel liquido viscoso e trasparente che cola come miele tiepido, lasciando una scia lucente sulla mia pelle.

*** MICHELA ***

Non si ferma lì, la bastarda. Tira fuori le dita lucide dei miei umori e le lecca con un ghigno perverso, poi passa al rasoio, sfregandolo piano sulla pelle sensibile, rasando ogni pelo residuo con precisione crudele, tirando le labbra della fica per arrivare in ogni anfratto.

«Senti qui, vacca,» sghignazza, infilando di nuovo tre dita stavolta, pompando con forza mentre con l’altra mano continua a radere.

«Il tuo buco è così largo che potrei ficcarci un braccio intero. Daniela ti ha sfondata per bene, eh? Sei pronta a farti scopare dalla cliente oggi? A spalancare le gambe e far vedere quanto sei una fogna aperta?» Io annuisco freneticamente, la faccia un incendio di vergogna, mugolando: «Sì, cazzo, sono pronta... fammi male, Luciana, prepararmi per lei.» Lei ride forte, schiaffeggiandomi la fica con la mano libera, un ceffone bagnato che riecheggia nella stanza, facendomi urlare di dolore e estasi.

«Brava, troia. Ora stai ferma mentre finisco, o ti lego e ti lascio qui a gocciolare tutto il giorno.»

Una volta che la figa è completamente pulita e scevra da ogni possibile pelo, mi fa alzare e girare. poi inizia a depilarmi anche lì attorno al plug, tirandolo piano per esporre la pelle dilatata, ficcando un dito accanto per controllare.

«Guarda questo culo, un vero abisso,» mormora, spingendo dentro con violenza, facendomi inarcare.

«Non chiudi più, eh? Perfetto per essere usata come una toilette vivente.»

Finisce con un’ultima passata di crema lenitiva, ma invece di calmarmi, la spalma sfregando il clito fino a farmi tremare sull’orlo dell’orgasmo, poi si ferma di colpo, lasciandomi frustrata e ansimante.

«Niente orgasmi per te senza permesso di Daniela, puttana,» abbaia, dandomi un calcio leggero al culo per farmi alzare. Mi rimetto in piedi barcollante, la pelle liscia e ipersensibile, pronta per l’ufficio, con il desiderio di sottomissione che mi divora le viscere.

I miei occhi si fissano su quei tre plug da principiante allineati sulla scrivania lucida come fermacarte del cazzo, le gemme rosse, blu e verdi incastonate nelle basi circolari che scintillano sotto le luci fluorescenti dell'ufficio come trofei di una verginità anale persa molto tempo fa.

Sono ridicolmente minuscoli rispetto al mostro di acciaio chirurgico che mi spacca ora, appena visibili come ditali per bambini, ma attirano gli occhi di ogni bastardo che entra, e l'idea che qualcuno capisca cosa sono, che riconosca la progressione di dimensioni come una storia della mia degradazione, mi fa arrossire fino alla punta delle orecchie come una vergine al primo appuntamento, la fica già si contrae involontariamente in un misto di vergogna bruciante e voglia perversa di essere esposta come un animale in calore.

Mi siedo lentamente sulla poltrona di pelle nera, tirando su il vestito aderente da dietro con un movimento studiato come mi ha insegnato quella sadica raffinata di Daniela, lasciando che le mie chiappe nude e già arrossate sfregino sulla pelle fredda e screpolata della sedia. Il gelo mi fa venire la pelle d'oca su ogni centimetro di pelle esposta, brividi che si irradiano dalle natiche fino alla nuca, mescolandosi al calore pulsante del plug che mi dilata l'ano fino a farmi sentire permanentemente aperta, un contrasto di sensazioni che mi ricorda con ogni respiro affannoso quanto sono una schiava patetica e dipendente.

*** NOTE ***

Michela non è una vittima, ma un'eroina di un'odissea perversa, dove l'ufficio si trasforma in arena di desideri repressi. Ispirato da ombre freudiane e notti insonni, ho voluto esplorare il confine tra sottomissione e liberazione – un plug anale alla volta. Che la vostra lettura sia stata un brivido o un monito: benvenuti nel mio caos interiore. Grazie per aver condiviso l'abisso e vi do l'appuntamento alla settimana prossima per esagerare nuovamente, insieme.

La storia che state leggendo, con i suoi respiri affannosi e le sue carezze proibite, nasce dalle avventure autentiche della mia amica "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri scrittori su A69 hanno già affondato le loro penne nella carne viva delle sue confessioni, ma la mia Dama - insaziabile esploratrice di abissi proibiti - ha scelto ME per spingersi oltre ogni limite conosciuto. Le sue fantasie più oscure, quelle che bruciavano troppo per essere rivelate ad altri, ora pulsano attraverso le mie parole!

Non osate accusarmi di plagio! Sto semplicemente violando il velo tra finzione e realtà, trasformando in inchiostro rovente ciò che lei mi sussurra nelle notti insonni. Questo è solo l'inizio di un'opera che farà tremare le vostre certezze morali fino alle fondamenta - un romanzo che un giorno esploderà come lava incandescente tra le vostre mani!

Permettetemi di ricordarvi:

- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.

- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.

Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?

Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
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