Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > bdsm > Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap1#5
bdsm

Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap1#5


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
16.03.2026    |    16.739    |    2 6.7
"E io, in ginocchio, con il cuore che batte ancora come un tamburo e il cazzo di nuovo duro contro la coscia, penso che darei tutto quello che ho per poterlo rifare domani..."
*** DANIELA ***

«Bravi,» sussurro. «Non trattenetevi. Voglio vedere la mia puttana come nessun’altra.»

E obbediscono: ora è un balletto sadico e grottesco, il cazzo di Vittorio che entra ed esce, il dildo che allarga e tortura, il commesso che spinge e ride, sudato, goduto, mentre Michela si aggrappa allo sgabello con tutte le forze ma non tenta nemmeno una fuga. Sono orgogliosa di lei come di un animale addestrato che supera ogni record. Mi avvicino e le lecco le lacrime mentre la penetro ancora con le dita, veloci e crudeli. Sento le sue cosce che si stringono e tremano - mi basta poco per capirlo: sta per venire, il piacere esplode e le travolge i canali nervosi come una bomba a grappolo. Decido che se lo merita.

«Puoi godere, cagna,» dico, la voce tagliente come una frustata. «Al mio tre voglio che inondi tutto questo bel negozio.» Lei morde l’aria, cigolando. «Uno… Due…»

Sul tre, il suo grido mi fa arrapare come un’adolescente. Raschia l’aria, la riempie tutta, come se la scena si polverizzasse per la forza del suo orgasmo. Inonda davvero il tappeto, schizzi lucidi ovunque, la pelle che trema convulsa e le cosce che si chiudono di scatto. Vittorio gode a sua volta, non resiste più, si sfila e viene sulla sua schiena sporcando la scritta “proprietà di Daniela” con uno sbaffo biancastro, preciso come una firma in calce a un contratto. Michela continua a pulire il pavimento con le proprie secrezioni, senza mai mollare la presa sul dildo che la deforma, e io resto lì a guardare lo stravolgimento delle sue fattezze, il viso sciolto in una mistura di piacere e dolore, la bocca incollata ancora al cazzo del sarto come fosse la tetta della madre.

Guardo il commesso che è al limite « Tesoro, perché non godi anche tu dentro la bocca di Michela? La mia voce esce un po' roca, già complice del sadismo che monta con ogni secondo di questa performance.

«Vieni qui davanti, fatti vedere mentre godrai. Voglio vedere come le sporchi la lingua.» Lui si avvicina esitante, il cazzo minuscolo completamente rigido e vibrante come una punta di trapano impazzita. Per Michela basta un cenno: piega la testa all’indietro, lascia colare la bava e la sborra di Vittorio sul proprio seno segnato dal tatuaggio, e si offre col sorriso di chi si specchia nel fango e si riconosce. E il commesso quasi urla nel venire, schizza subito, un getto bianco che le piove sul viso e si mescola alle lacrime e al mascara, gocce cremose che le restano attaccate al piercing sulla lingua mentre lei lo srotola fuori come una bandiera di vittoria. Io non ho pietà: con un gesto rapido prendo il suo mento, con due dita raccolgo la sborra e gliela spalmo sulle guance. Lascio segni tribali come un’artista sull’opera che si merita.

«Così. Ora sei perfetta.»

Però manca ancora qualcosa. Afferro il capezzolo sinistro di Michela tra pollice e indice, torcendolo con precisione calcolata fino a sentire il metallo freddo del piercing contro la mia pelle, e la tiro su come una marionetta. Lei si alza tremante, le ginocchia arrossate dall'attrito con il tappeto persiano, il respiro ancora irregolare. Ora i suoi occhi lucidi e sfocati, bordati di mascara sciolto, fissano quelli del commesso - occhi di un azzurro acquoso, dilatati dalla paura e dall'eccitazione. Con la mano destra, le unghie laccate di rosso scuro che brillano sotto la luce soffusa del negozio, spingo il commesso sulla spalla, sentendo il tessuto umido della sua camicia, e gli ordino con voce bassa e tagliente: «Ora puliscila con la tua lingua. Dal viso alle gambe. Voglio vedere ogni goccia sparire.

Lui barcolla, incespica di entusiasmo animalesco. Si inginocchia davanti a Michela, la lingua già fuori prima ancora di arrivare a pochi millimetri dalla sua pelle. Comincia dal viso, la bava e lo sperma e il mascara che colano insieme, e lui ci infila la lingua come una spugna. Poi scende, lecca il collo, le tette tatuate dove il mio viso stilizzato ride di lui da dietro la pellicola di piacere e umiliazione. Si sofferma sul seno destro, indugia sul mio ritratto come se volesse succhiarne via l’essenza, poi ci gioca il tempo che serve a far ripartire la danza oscena degli anelli da 4 cm che oscillano. Michela trattiene il respiro, un rantolo carico di godimento e sopraffazione. Quando la lingua del commesso arriva alle cosce, io allargo le labbra delle grandi labbra con due dita, mostrando la sontuosa devastazione del sesso: aperto, gonfio, la scritta "SLAVE" bella nera, i dilatatori a tenerle la porta spalancata.

«Qui,» ordino, «non lasciare niente indietro.»

Lui obbedisce come se fosse nato apposta: la lecca, la succhia, ci passa dentro la lingua come uno che brancola assetato in una caverna di miele. Lascio che la scena maturi davanti ai miei occhi, e penso a quanto ogni passaggio sia perfezionato dalla forma e dall'intenzione. Seleziono nella memoria la foto che scatterei ora: Michela stavolta non ride, non getta il capo indietro in quella posa da martire che la fa sembrare una santa profanata; invece sta ferma, la schiena curvata dal piacere ancora in circolo, la bocca socchiusa come a ricevere un nuovo sacramento. Il commesso la lecca fino a quando il viso gli si impiastra, le mani che stringono forte le sue natiche ancora livide dal sesso, e il respiro si fa rantolo, gorgoglia nella gola come se stesse soffocando nei succhi della mia proprietà.

*** IL COMMESSO ***

Sono ancora in ginocchio sul tappeto persiano della sartoria, il cazzo che mi pulsa mezzo moscio tra le gambe, il respiro corto e sporco, quando vedo Daniela fare quel gesto che mi manda il sangue dritto al cervello un’altra volta.
Però manca ancora qualcosa, dice lei con quella voce di velluto e lama. Afferra il capezzolo sinistro di Michela tra pollice e indice, lo torce con una precisione chirurgica e crudele. Sento il metallo freddo dell’anello da 4 cm che le sfiora la pelle mentre lo stringe, e la tira su come se fosse una bambola di carne. Michela si alza tremante, le ginocchia rosse e segnate dal tappeto, il respiro che le esce a singhiozzi. Il suo viso è una maschera perfetta di umiliazione e godimento: mascara nero che cola in rivoli sottili, il mio sperma e quello di Vittorio che le colano dalla guancia, dal mento, tra le tette tatuate. Il ritratto di Daniela sul seno destro sembra guardarmi e ridere di me.

Daniela mi pianta la mano destra sulla spalla – unghie laccate di rosso scuro che affondano appena nella camicia bagnata di sudore – e mi spinge giù con forza elegante.

«Ora puliscila con la tua lingua. Dal viso alle gambe. Voglio vedere ogni goccia sparire.»

Il cuore mi esplode nel petto. Non rispondo. Non posso. Mi getto in avanti come un cane che ha aspettato tutta la vita quest’ordine. Le ginocchia mi fanno male sul tappeto ma non me ne frega un cazzo. La lingua mi esce prima ancora che il mio viso arrivi a dieci centimetri dalla sua pelle.

Comincio dal viso. Il sapore è immediato, denso, salato, un po’ amaro: il mio sperma mischiato al suo, al mascara, al sudore leggero di lei. Lecco la guancia destra, lenta, raccogliendo ogni filo bianco che le scende verso la bocca.
Lei tiene gli occhi socchiusi, le palpebre pesanti di mascara sciolto, le labbra gonfie e arrossate appena dischiuse come un frutto maturo. Quando la mia lingua le sfiora l'angolo della bocca, dove un rivolo biancastro si è rappreso in una mezzaluna lucida, sento il suo respiro caldo e umido che mi invade i polmoni come vapore. Tira fuori la lingua - rosa, carnosa, con il piercing d'acciaio che luccica sotto la saliva - e io ne approfitto per regalarle un po' del liquido denso e salato che sto raccogliendo, facendoglielo scivolare lentamente dalla mia lingua alla sua.

Scendo sul collo, la pelle è bollente, profumata di Chanel e di sesso. Poi arrivo alle tette.
Cristo. Il seno destro… il ritratto di Daniela è lì, coperto da una patina lucida del mio sperma. Lecco proprio sopra le labbra tatuate di Daniela, come se potessi assaggiare la padrona attraverso la schiava. Succhio il capezzolo destro, sento l’anello d’acciaio freddo contro la lingua, lo faccio tintinnare piano mentre lo tiro con i denti. Michela trattiene un gemito, il corpo le trema. Gli anelli da 4 cm alle grandi labbra oscillano sotto di me come due pendoli ipnotici.

Scendo ancora. Le cosce sono bagnate di saliva e di quello che è colato giù. Le allargo con le mani – la pelle è morbida, calda, profuma di figa aperta e di plug. Daniela, alle mie spalle, allarga lei stessa le grandi labbra di Michela con due dita, mostrandomi tutto: la voragine rosa e lucida, i dilatatori da 26 mm che tengono tutto spalancato, la scritta “SLAVE” nera e perfetta, il clitoride gonfio che pulsa.

«Qui» ordina Daniela, voce bassa e tagliente. «Non lasciare niente indietro.»

Mi ci tuffo come un assetato. La lingua entra tra le labbra dilatate. Lecco dentro, fuori, intorno ai dilatatori, succhio gli anelli pesanti uno per uno, li faccio tintinnare contro i denti. Sento il calore della sua figa sulla faccia, il modo in cui si contrae quando passo la lingua sul piercing del clitoride. Il naso mi si riempie del suo odore, la bocca è piena del suo gusto. Sto soffocando di piacere. Le mani mi stringono le natiche ancora rosse e livide dal pugno di prima, le dita affondano nella carne morbida mentre continuo a leccare come se da questo dipendesse la mia vita.

Michela sta ferma, la schiena leggermente curva, la bocca aperta in un respiro silenzioso, come una santa profanata che accetta il sacramento. Io invece sono un relitto: il viso impiastrato, il mento che cola, il cazzo che ha ricominciato a indurirsi solo per la vergogna e l’eccitazione di essere usato così.
Quando ho finito, quando non c’è più una sola goccia bianca sulla sua pelle perfetta, mi tiro indietro ansimando. Il sapore di lei mi resta in bocca per ore.

Daniela mi guarda dall’alto, un sorriso lento e soddisfatto.
«Bravo cagnolino» dice soltanto.

E io, in ginocchio, con il cuore che batte ancora come un tamburo e il cazzo di nuovo duro contro la coscia, penso che darei tutto quello che ho per poterlo rifare domani.

*** NOTE ***

Il racconto che ho iniziato a narrarti rappresenta un'anteprima rispetto alle altre storie che ho condiviso finora. Cronologicamente, si inserisce alla perfezione dopo le avventure già descritte. Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente. Considera che, più di un semplice racconto, questa avventura si trasforma in un vero e proprio romanzo completo: non aspettarti una narrazione breve, tutt'altro...

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
6.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap1#5:

Altri Racconti Erotici in bdsm:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni