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Il dito nel buio


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
28.06.2026    |    265    |    1 8.7
"Lei lo sente e sorride, spingendo il dito più a fondo, trovando un punto dentro di me che fa esplodere il mio cervello..."
Gis, la cognata provocante, spinge Angelo
oltre i limiti del desiderio e della vergogna.
Mentre il marito aspetta, lei lo seduce,
sfidando il suo controllo e rivelando un
piacere inconfessabile che minaccia di
distruggere tutto.
Il sole del pomeriggio filtra a strisce attraverso le persiane chiuse a metà, disegnando linee di luce polverosa sul
pavimento di legno. Sono seduto alla mia solita sedia in cucina, una tazza di caffè ormai fredda tra le mani. Il
giornale è aperto davanti a me, ma le parole sono solo un groviglio di nero. Non sto leggendo. Sto aspettando.
Da quindici giorni, aspetto.
E poi la sento. Il leggerissimo, ritmico clic-clac dei suoi tacchi sul parquet del corridoio. Non è il suono pesante di
mia moglie, ma qualcosa di più svelto, quasi furtivo. Mi irrigidisco leggermente sulla sedia, le mie spalle si
stringono per un istante. Non devo girarmi. So già chi è.
Gis.
Entra in cucina senza fare rumore, se non per quel suono dei suoi tacchi. Indossa solo quello che indossa sempre
quando pensa di essere sola con me: un perizoma nero a filo che scompare tra le chiappe sode e abbronzate, e
un reggiseno di pizzo bianco, troppo piccolo, che fa strabuzzare le sue tette grosse e perfette, come due meloni
pronti a scoppiare. Il suo corpo è una provocazione ambulante, un'opera d'arte scolpita nel peccato. Ha quella
faccia da troia che mia moglie non ha mai avuto: labbra carnose sempre leggermente aperte, uno sguardo che sa
esattamente cosa fa a un uomo, anche a uno di sessant'anni come me.
"Angelo," mi dice, la sua voce un sussurro rauco. "C'è ancora caffè?"
Non mi guarda. Si dirige verso la macchinetta, sapendo perfettamente che la risposta è no. Si piega per aprire
uno sportello basso, e il suo culo si alza verso di me, un invito esplicito. Il perizoma scompare completamente,
lasciando vedere tutto. Il buco stretto e scuro, le labbra della sua figa che si intravedono, umide. Respiro
profondamente, l'aria mi si blocca in gola. Mio cazzo, vecchio e pigro, inizia a svegliarsi nei pantaloni del pigiama.
È un'umiliazione. Sono un uomo adulto, ho vent'anni più di lei, sono sposato con sua sorella. Eppure sono qui,
con il cazzo duro come una pietra per una quarantatreenne che mi tratta come il suo cane da riporto.
"Gis," dico, la mia voce più roca del previsto. "Mia moglie potrebbe rientrare da un momento all'altro."
Lei si raddrizza, si gira lentamente verso di me. Un sorriso le gioca sulle labbra. Un sorriso cattivo. "Lo so. Per
questo è più divertente."

Si avvicina. Non cammina, fluttua. Si piazza dietro la mia sedia, e poi sento il suo calore. Le sue mani mi poggiano
sulle spalle, le dita lunghe e affusolate che iniziano a massaggiarmi, a grattare leggermente la pelle attraverso la
stoffa della mia maglietta. Il suo odore mi avvolge, un mix di crema solare, sudore e una nota di femmina
eccitata. Chiudo gli occhi. Lascio che le sue mani scendano, lungo le mie braccia, poi risalgano sul mio petto.
"Sei sempre così teso, cognato," sussurra, il suo respiro caldo sul mio orecchio. "Devo aiutarti a rilassarti."
Una delle sue mani scende ancora, lentamente, verso il mio addome. La seguo con il respiro trattenuto. Supera
la vita dei miei pantaloni. E poi la sento. La sua mano si posa sul mio cazzo duro, lo stringe con decisione
attraverso il tessuto. Un gemito fugace mi sfugge dalle labbra. Non posso trattenerlo. È come se avessi tenuto la
diga per quindici giorni e ora lei stava premendo sul punto debole.
"Ah," fa lei, una piccola vittoria nella sua voce. "Allora non sono solo io a pensare a cose cattive."
Mi alzo di scatto, la sedia sbatte contro il muro. La spingo indietro, non con violenza, ma con una forza che non
sapevo di avere. La sua schiena sbatte contro il frigorifero, un tonfo sordo. Il suo sorriso non svanisce. Anzi, si
allarga. È quello che voleva. Voleva che reagissi. Voleva che la stessi per un pelo dal perdere il controllo.
"Basta," dico, ma la mia voce è debole, senza convinzione.
"Dimostramelo, Angelo," mi sfida, gli occhi che mi bruciano. "Dimostrami che basta."
E crollo. Non c'è più niente da tenere insieme. Faccio un passo, le mie mani le afferrano il viso, e la bacio. È un
bacio violento, disperato. Le mie labbra si schiantano contro le sue, i miei denti le mordono il labbro inferiore.
Lecco il sapore del sangue, un sapore metallico ed eccitante. Lei ricambia con la stessa furia, la sua lingua invade
la mia bocca, le sue mani mi strappano la maglietta, le sue unghie mi graffiano la schiena.
La sollevo da terra. Non pesa quasi nulla. La appoggio sul tavolo della cucina, facendo cadere a terra la tazza e il
giornale. Spalanco le sue gambe, il perizoma è un filo bagnato che taglia la sua carne. Glielo strappo via con un
movimento secco. La sua figa è lì, aperta, rosa, già lucida di umori. Non ho tempo per le premesse. Il mio cazzo è
una bestia che vuole uscire. Libero il mio membro duro e pulsante dai pantaloni, e senza un'altra parola, lo
spingo dentro di lei.
Entra tutto di un colpo. È stretta, bollente, perfetta. Un urlo le esce dalla gola, un urlo di puro piacere. Inizio a
scoparla, duro, senza pietà. Ogni colpo è una rabbia accumulata per quindici giorni. Ogni spinta è un tradimento
verso mia moglie, verso me stesso. Le tette ondeggiano al ritmo delle mie battute, il reggiseno bianco è l'unica
cosa che indossa ancora. Le afferro un seno, lo stringo fino a farle gemere di nuovo. Il tavolo scricchiola sotto di
noi, minacciando di crollare.
"Siì, coglione, scopami!" urla lei, le mani che mi graffiano le spalle. "Scopami come se volessi uccidermi!"
La prendo con più forza ancora, le sue gambe si avvolgono intorno alla mia vita, tirandomi più a fondo. Il suono
dei nostri corpi che si scontrano è l'unica musica nella cucina silenziosa. Il mio respiro è affannoso, il sudore mi
cola sulla fronte. Sto per venire, sento il calore che mi sale dalle palle. Ma lei ha altri piani.
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Mentre sono al culmine della spinta, sento una sua mano scivolare tra le mie chiappe, umida dei suoi stessi
succhi. All'inizio non capisco. Poi un dito, affusolato e deciso, preme contro il mio buco del culo. Io mi blocco,
confuso. Nessuno ha mai toccato lì.
"Rilassati, Angelo," sussurra lei, il suo respiro affannato all'orecchio. "Lascia che Gis ti faccia scoprire qualcosa."
E il suo dito entra. Lentamente. La sensazione è nuova, strana, un misto di dolore e un piacere acuto, elettrico,
che non avevo mai provato. Il mio cazzo, che era dentro di lei, diventa una pietra miliare, più duro che mai. Lei lo
sente e sorride, spingendo il dito più a fondo, trovando un punto dentro di me che fa esplodere il mio cervello.
Un gemito profondo, animale, mi esce dal petto.
"Vedi? Avevi il culo vergine, vecchio mio," mi dice, e le parole sono una pugnalata di umiliazione e puro
godimento.
Il suo dito inizia a muoversi, a scoparmi il culo in ritmo con il mio cazzo che scopa la sua figa. È una
sovrastimolazione totale. Non reggo. L'orgasmo mi travolge come un'onda. Vengo dentro di lei, getti e getti di
sperma bollente, urlando il suo nome. Il mio corpo si contorce, trema, mentre il suo dito continua a premere su
quel punto magico, prolungando il piacere fino a farlo diventare insopportabile.
Quando finisco, crollo su di lei, esausto, il cuore che mi batte all'impazzata. Restiamo così per un lungo
momento, il nostro respiro pesante che riempie la stanza. Il suo dito esce lentamente dal mio culo, lasciandomi
un senso di vuido e una vergogna calda. Mi alzo, il cazzo ancora semi-duro e lurido del nostro sesso. La guardo.
Lei è lì, sul tavolo, le gambe aperte, il mio sperma che le cola lungo le cosce. Ha un'espressione di trionfo
assoluto. Ha vinto. Ha distrutto un ventennio di matrimonio in dieci minuti. E ha scoperto una parte di me che
io stesso non conoscevo. E guardandola, non so se voglia ucciderla o scoparla di nuovo.
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