Prime Esperienze
“La Farfalla di Bahia”
Angel1965
03.08.2025 |
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"Etti si voltò, mise le mani sul muro e mi mostrò il suo culo perfetto, bagnato, irresistibile..."
Un racconto di pelle, lingua, caldo e desiderio.Il sole di Salvador spaccava l’aria. Il silenzio del pomeriggio era rotto solo dall’acqua della piscina e dal rumore del mio cuore che accelerava.
Lei era lì. In ginocchio. In bilico sul bordo, il culo sporgente verso il cielo, la pelle lucida, il costume bianco a pois infilato tra quelle due meraviglie tonde e carnose. E sulla schiena… quella farfalla. Tatuata in grande, con le ali aperte, che sembrava respirare con lei.
Il mio respiro si bloccò. Non servivano parole. Etti sapeva di essere una visione. Sapeva che mi stava sciogliendo dentro.
Mi avvicinai piano, le mani tremavano di fame. Sfiorai con le dita il suo fianco, scesi fino al bordo del triangolino, poi infilai la lingua tra le sue chiappe. Il suo culo era teso, perfetto, una calamita di pelle e desiderio. Le diedi un bacio lento, poi un altro. E la sua voce si fece sussurro:
«Faz o que você quiser comigo…»
Le abbassai lo slip, lentamente, scoprendola del tutto. La sua figa era bagnata già prima ancora che la toccassi. Mi inginocchiai e iniziai. La lingua esplorava ogni centimetro, si fermava sul clito, lo succhiava, lo leccava, lo stuzzicava fino a farle tremare le cosce. Le mani le afferravano i fianchi, lei gemeva, muoveva il bacino, si offriva come una dea nuda da adorare.
«Assim… continua… goza pra mim…»
Le entrai dentro con la lingua. Profondo. Lei si inarcò, le unghie affondate nelle mie spalle, il respiro spezzato, il piacere che montava. Venne con un sussulto, forte, bagnata, calda, urlando il mio nome. Ma non era finita.
Si voltò, si sdraiò sul bordo, le gambe aperte, la figa in vista, ancora pulsante. Mi fissò. Mi voleva. Così com’ero. Nudo. Duro. Affamato.
Mi spogliai. La sollevai e la presi. Entrai in lei con forza. Era calda, stretta, viva. Le spinte iniziarono lente, profonde, poi più veloci, più violente. Lei cavalcava il piacere. Io cavalcavo lei. Ogni spinta era un colpo di tamburo nella carne. I nostri corpi si schiantavano con un ritmo animale. Le sue labbra sul mio collo, la lingua che mi leccava l’orecchio, i gemiti che diventavano urla.
Venimmo insieme. Forte. Selvaggi. E ancora non bastava.
Lei mi prese per mano. Mi trascinò in bagno. Aprì la doccia. L’acqua calda scese come pioggia tropicale. Etti si voltò, mise le mani sul muro e mi mostrò il suo culo perfetto, bagnato, irresistibile.
«Lava minha figa com sua boca…»
Obbedii. Di nuovo in ginocchio. Di nuovo tra le sue gambe. Le baciai il clito, lo succhiai, lo leccai finché non la sentii esplodere ancora, con un urlo soffocato nella mano.
Poi la sollevai. Le gambe attorno alla mia vita. La presi con tutto me stesso. Forte. Dentro. Senza tregua. L’acqua scorreva su di noi, ma sembrava inutile: eravamo fuoco. Pelle. Istinto puro.
La sbattevo contro il muro, baciandole la bocca, il seno, il collo. Lei si aggrappava a me come se non volesse lasciarmi mai più. Il sesso diventò infinito. Un’onda che non voleva morire. Ogni spinta un grido. Ogni orgasmo, una rinascita.
Etti venne di nuovo. E ancora. E ancora. E io la seguivo, senza staccarmi, senza svuotarmi davvero, come se fossimo fusi insieme.
Alla fine rimanemmo lì, sotto l’acqua. La sua testa sul mio petto. Le sue mani sul mio sesso ancora duro.
«Na próxima… o dia inteiro. Sem parar.»
E io… già sapevo che quella farfalla non sarebbe più volata via da me.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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