Sottomessa al Piacere-La Befana- #5di9
giorgal73
Il plug blu da 8,5 cm mi dilata come un fiore notturno sotto la luna piena, la sua superficie liscia che preme contro le pareti interne del mio culo, ogni vibrazione dell’ovetto nella figa che si riverbera in ondate di calore liquido. L’acciaio freddo del plug contrasta con il calore pulsante della mia carne, una tensione che mi fa tremare le cosce. Le mie dita si aggrappano al bordo del tavolo, le unghie che scivolano sul legno lucido, lasciando solchi sottili come graffi di gatto. Il mio respiro è un rantolo affannoso, le labbra socchiuse in un gemito muto, la saliva che mi cola dall’angolo della bocca mentre il piacere mi squassa. Il seno pesante dondola sotto il maglioncino, i capezzoli turgidi che sfregano contro il tessuto sottile, gli anelli da 4 cm che tintinnano come campanellini a ogni spasmo. Voglio che la Padrona veda ogni dettaglio: le vene che pulsano sul collo, il sudore che mi cola tra i seni, il modo in cui il mio corpo si contorce come un animale in trappola. Voglio essere la sua opera d’arte vivente, la sua troia perfetta, la creatura che ha plasmato con le sue mani.
Patrizia e Luciana sono un groviglio di carne e desiderio. Patrizia si inginocchia, le dita che scavano nei fianchi di Luciana mentre la sua lingua si insinua tra le labbra gonfie della sua figa. Il plug giallo di Luciana vibra, un ronzio basso e costante che le fa tremare le gambe, le cosce che si stringono intorno alla testa di Patrizia in una morsa disperata. Le dita di Luciana trovano il clitoride di Patrizia, lo strofinano con movimenti circolari, le unghie che affondano nella carne sensibile. Un gemito gutturale sfugge dalle labbra di Patrizia, il suo corpo che si inarca come un arco teso, i seni sodi che ballano liberi sotto la luce dei candelabri.
Sabrina osserva, il suo corpo teso come una corda di violino. Il plug viola dentro di lei vibra con insistenza, un promemoria costante della sua sottomissione. Le sue narici fremono, il respiro affannoso, le dita che si stringono intorno al bicchiere vuoto fino a sbiancare le nocche. Il disgusto e il desiderio si combattono nei suoi occhi nocciola, le pupille dilatate che guizzano tra le scene di piacere davanti a lei e il cameriere che osserva, immobile, il viso arrossato. Il suo corpo trema, un brivido che le percorre la schiena, le gambe che si stringono l’una contro l’altra in un tentativo inutile di resistere.
Chiara è persa in un oceano di sensazioni. L’ovetto nella sua figa vibra con una forza che le fa vedere le stelle, ogni pulsazione che le strappa un gemito strozzato. Il plug small nel culo è una presenza costante, un invasore che la tiene aperta e vulnerabile. Le sue gambe tremano, i muscoli tesi come corde di violino, le dita dei piedi che si arricciano nei collant strappati. Il vestito è sollevato fino alla vita, la stoffa sottile che aderisce alla pelle sudata, le mutandine di pizzo strappate e abbandonate sul pavimento. Patrizia si avvicina, le labbra umide che si posano sul collo di Chiara, i denti che affondano nella carne tenera.
«Benvenuta tra noi, piccola troia» le sussurra, la voce roca di desiderio. Le sue dita trovano il clitoride di Chiara, lo strofinano con movimenti esperti, mentre l’ovetto continua a vibrare. Chiara urla, un suono primitivo e animalesco, il suo corpo che si inarca come un arco teso. Un fiotto caldo e denso le esce dalla figa, schizzando sulle gambe di Patrizia, che ride, un suono basso e gutturale, mentre lecca via il liquido dalla sua pelle.
--PATRIZIA--
Il plug giallo mi dilata il culo con le sue vibrazioni lente, un ronzio profondo che mi risale lungo la spina dorsale come una scossa elettrica. La fica di Luciana è un frutto maturo sotto la mia lingua—gonfia, umida, il clitoride un nocciolo duro che pulsa contro il mio palato. Le mie labbra si stringono intorno a lei, succhiando con una pressione calcolata, mentre le mie dita scivolano dentro di lei, due falangi che si piegano per trovare quel punto che la farà esplodere. Il suo sapore è salato e dolce, come miele mischiato a sudore, e il suo odore—muschio e qualcosa di più selvaggio, come terra bagnata dopo la pioggia—mi riempie le narici. Voglio che squirti. Voglio che il suo piacere schizzi addosso al cameriere, che gli coli sulle scarpe lucide, che gli macchi la camicia inamidata. Voglio che veda quanto siamo affamate, quanto siamo sue. Il suo sguardo è una carezza invisibile sulla mia schiena, e sento il peso del suo desiderio come una mano che mi spinge più a fondo tra le cosce di Luciana. Il suo cazzo deve essere duro, intrappolato nei pantaloni neri, la punta umida che preme contro la stoffa. L’idea mi fa contrarre i muscoli intorno al plug, e un gemito mi sfugge dalla gola, vibrando contro la fica di Luciana.
--LUCIANA--
La lingua di Patrizia è un coltello caldo che mi scava dentro, ogni movimento una lama che affonda e si ritrae, lasciandomi aperta, esposta. Il plug giallo nel mio culo è una presenza ingombrante, un invasore che mi dilata con le sue vibrazioni lente, un ronzio profondo che mi risale lungo la spina dorsale come una scossa elettrica. Le pareti interne del mio culo si stringono intorno a lui, pulsando in sincrono con le ondate di piacere che mi attraversano. Sento lo sguardo del cameriere come una carezza sporca sulla pelle, il suo respiro affannoso che si mescola ai nostri gemiti. La vergogna è un fuoco che mi divora le viscere, ma il piacere è un incendio più grande, più vorace. Voglio venire. Voglio che il mio squirt gli schizzi in faccia, che gli coli lungo il collo, che gli macchi la camicia bianca e inamidata. Voglio che veda quanto sono bagnata, quanto sono sua, anche se non lo sa.
--SABRINA--
Il plug viola mi scava dentro con le sue vibrazioni, un ronzio basso e insistente che mi risale lungo la schiena come una scossa elettrica. Le pareti interne del mio culo si stringono intorno a lui, pulsando in sincrono con le ondate di calore che mi attraversano. Vedo mia sorella Michela, le labbra lucide di saliva e umori, la lingua che affonda tra le cosce di Luciana con movimenti lenti e precisi. Il suo plug blu da 8,5 cm brilla sotto la luce dei candelabri, riflettendo i bagliori dorati mentre il suo corpo si inarca, le cosce tremanti. Poi i miei occhi si spostano su Chiara, il suo viso arrossato, la bocca aperta in un urlo muto mentre un fiotto caldo le esce dalla figa, schizzando sulle gambe di Patrizia. Il suo corpo giovane si contorce, i muscoli tesi, le dita dei piedi che si arricciano nei collant strappati.
Il mio corpo brucia, tradisce la mente. Voglio unirmi a loro. Voglio sentire le loro lingue su di me, i loro denti che affondano nella mia carne, le loro dita che mi aprono, mi esplorano, mi usano. Ma qualcosa mi trattiene—la voce della sorella maggiore, il ricordo di un ruolo che non riesco più a sostenere. O forse è solo paura. Paura di non essere abbastanza troia, abbastanza libera, abbastanza loro.
Le donne si spostano sul tavolo con movimenti fluidi e predatori. I piatti di porcellana vengono spinti via con un gesto brusco, cadendo a terra con un fragore che si mescola ai gemiti e ai suoni umidi dei corpi. I bicchieri di cristallo tremano, il vino rosso che si rovescia sul legno lucido come sangue fresco. I corpi nudi si intrecciano in un groviglio di carne e desiderio: lingue che leccano clitoridi gonfi e pulsanti, dita che scavano nei buchi aperti dai plug, denti che mordono capezzoli turgidi. Gli odori sono una miscela inebriante—fica bagnata, squirt salato, piscia acida, sudore muschiato—che riempie la sala privata, appiccicandosi alla pelle, alle pareti, ai capelli. I suoni sono un concerto osceno: schiocchi umidi di lingue e dita, gemiti gutturali, urla strozzate, il tintinnio metallico degli anelli di Michela che sbattono contro il legno del tavolo, le vibrazioni continue dei telecomandi che ronzano come insetti intrappolati.
Chiara è al centro di tutto, il suo corpo giovane e sodo offerto come un banchetto. Tre lingue la lavorano senza pietà: una che lecca la sua figa intorno all’ovetto vibrante, una che esplora il suo culo spalancato dal plug, una che succhia i suoi capezzoli duri come sassi. Il suo corpo si inarca, i muscoli tesi, le vene che pulsano sul collo sottile. Le lacrime le rigano il viso, mescolandosi alla saliva e al sudore, mentre urla di piacere, di vergogna, di una liberazione così totale da sembrare dolore. Le sue dita si aggrappano alla tovaglia, le unghie che graffiano il tessuto, lasciando solchi profondi come cicatrici.
*** NOTE ***
---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del natale 1999, siamo giunti al nuovo anno. Un 2000 che avrà nuovi stimoli e occasioni perverse di raccontare l'evoluzione di Michela, ma non solo.
Iniziamo l'anno nel modo più corretto e peccaminoso possibile, dal 6 Gennaio. La storia sarà suddivisa in 9 parti e come al solito rimanete connessi e commentate ogni singolo capitolo.
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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