Sottomessa al Piacere-La Befana- #6di9
giorgal73
La testa mi esplode, ogni pensiero cancellato e sostituito da questo rosso acceso che mi brucia nelle vene. L’ovetto vibra dentro di me con la costanza di un allarme, ogni pulsazione è una scossa che mi fa saltare il respiro, che mi fa stringere i muscoli delle gambe e delle cosce in una tensione che somiglia alla paura, ma che ha la temperatura del desiderio puro, senza interruzioni.
Non c’è più nessun confine tra figa e cervello, tra piacere e dolore; l’unica cosa reale è questa vibrazione che mi attraversa dentro e fuori, come se mi stesse riscrivendo il DNA, riga dopo riga, orgasmo dopo orgasmo. Il plug nel culo è un ospite arrogante, mi scava, mi tiene spalancata per un piacere che non sapevo di poter sopportare, mi fa sentire esposta, fragile, eppure invincibile. Ogni sussulto mette in moto una valanga di nuove sensazioni, come se qualcosa dentro di me stesse fiorendo in modo pericoloso, espandendosi a occupare tutto lo spazio possibile. Ogni movimento del mio bacino accende un corto circuito tra il plug e l’ovetto, e sento il clitoride pulsare a tempo con il mio cuore, ma anche con i comandi a distanza che cambiano improvvisamente frequenza, lasciandomi senza fiato.
Tento di tenere le cosce chiuse, di controllare almeno la vergogna, ma non posso. Le gambe mi tremano a tal punto che l’unico modo che ho per rimanere eretta è aggrapparmi a Patrizia, che mi stringe forte la nuca con una mano, mentre con l’altra mi artiglia una chiappa e mi costringe a muovere il bacino a ritmo delle vibrazioni. Le sue labbra sono un’onda calda che mi inghiotte, la sua lingua si piega e si infila nella mia bocca con una decisione che mi fa sentire piccola, sottomessa, pronta a essere plasmata. Ogni suo morso è un comando, ogni passata di lingua un’istruzione. Io la bevo, la inspiro, la desidero come non ho mai desiderato niente: voglio essere lei, voglio essere per lei. Le sue labbra mi sigillano, mi marchiano. Quando mi chiama troia lo fa senza pietà, senza ironia, come se fosse l’unica parola che io possa capire in questo momento. E io gemo, e vengo, e la mia voce si rompe nella sua bocca, mentre l’ovetto mi spara un colpo di piacere dentro la figa che mi fa perdere conoscenza per una manciata di secondi.
Quando riacquisto consapevolezza, Luciana mi è addosso, la faccia tra i miei seni, la lingua che danza attorno ai capezzoli, che li lecca come se stesse cercando di succhiare fuori il midollo delle mie ossa. Sento tutte le sue dita sui miei fianchi, che mi tengono ferma con una forza che mi fa pensare che potrei essere spezzata a metà, eppure è esattamente quello che desidero: essere rotta. Le mani di Luciana sono dappertutto, e ogni tocco è una nuova ferita, una nuova apertura nella barriera della mia identità. Voglio che mi lecchino, che mi mordano, che mi abbraccino finché non esisto più come persona distinta, ma solo come carne che gode, come corpo che si offre. Sento che sto per squirtare di nuovo, che ogni muscolo del bacino si prepara a una nuova esplosione, e quando succede, la sorpresa è che il getto mi viene quasi dalle tette invece che dalla figa. Un’ondata di piacere mi attraversa tutta, mi fa urlare più forte delle urla che sento provenire dal resto del tavolo.
Apro gli occhi e trovo lo sguardo di Sabrina puntato su di me come una sentenza. Lei mi guarda da sopra il bordo del bicchiere, occhi di un nocciola industriale, carichi di domande, di invidia e di giudizio. E io capisco che in qualche modo sto tradendo la sorella maggiore, che sto andando oltre il ruolo di studentessa perbene, di stagista modello. Ma è troppo tardi. Sabrina mi fissa e capisco che vuole vedere fin dove posso spingermi, se sono capace di arrivare laddove lei non osa, oppure se crollerò, se tornerò ad essere la brava ragazza che si nasconde dietro ai libri e agli esami. Vedo la sua incertezza specchiata nella mia, ma il plug nel culo non lascia spazio a esitazioni, il mio corpo umiliato non ha più nulla da perdere e tutto da provare. Mi viene voglia di sfidarla. Di dimostrarle che sono degna di stare a questo tavolo, che posso essere la cagna preferita della Padrona, che posso persino insegnare alle altre come si gode davvero.
E poi c’è la Padrona. Le sue mani sono incrociate davanti a sé. Guarda tutte noi con un sorriso sottile che non è né approvazione né scherno, ma una specie di godimento sadico, come se si divertisse a vederci perdere pezzo dopo pezzo la dignità. I suoi occhi sono due coltelli che infilzano senza pietà, e ogni volta che li incrocio mi sento giudicata e premiata allo stesso tempo. Voglio compiacerla. Voglio che sia lei a decidere quando e come verrò. Voglio che mi dica cosa devo fare, chi devo leccare, dove devo inginocchiarmi. Voglio che mi distrugga, che mi ricostruisca, che mi riconosca come sua. Solo allora capisco che il desiderio vero non è solo quello di essere penetrata, ma di essere posseduta interamente, corpo e mente, senza nessuna zona d’ombra.
La stagista perbene è già morta e sepolta. Non esiste più. Al suo posto c’è questa donna nuova, che non desidera altro che essere sottomessa, umiliata, usata come un pezzo di carne a disposizione, un contenitore per il piacere altrui. Voglio plug più grandi, voglio che mi aprano come una bestia da macello, voglio che la Padrona mi costringa a leccare i buchi delle altre, a farmi leccare ogni centimetro del corpo, anche quelli che ho sempre considerato sporchi. Voglio essere costretta a stare a quattro zampe sul tavolo, con la figa e il culo spalancati e pronti per chiunque abbia voglia di usarli. Voglio che mi facciano sanguinare dal troppo godere, che mi spingano oltre i limiti del dolore e del piacere, voglio che mi marchino, che mi sbattano in faccia la mia nuova identità di troia di gruppo. Voglio che il cameriere mi scopi davanti a tutte, con il plug che mi tiene il culo aperto, e che siano le altre a decidere quando posso venire. Voglio che la vergogna mi coli addosso come una seconda pelle, che il ricordo di questa sera mi faccia arrossire per tutta la vita, ogni volta che incrocio uno specchio o sento il tintinnio di un bicchiere di cristallo.
Tutto accelera. I piatti di porcellana vengono spinti verso il centro del tavolo, alcuni cadono a terra e si frantumano in un rumore che sembra una risata isterica. Mi fanno sdraiare sopra la tovaglia, le braccia bloccate sopra la testa da mani sconosciute. Mi tengono aperte le gambe con la forza, qualcuna si siede sul petto per immobilizzarmi meglio. Sento le dita di Sabrina che mi spalancano la figa, la lingua di Michela che mi entra dentro con movimenti rapidi, quasi violenti. Sento il plug che viene spinto più a fondo, una mano che mi schiaffeggia il culo, un’altra che mi strofina il clitoride con una furia che mi fa perdere il senso del tempo. Vengo ancora, e ancora, ogni volta più forte, ogni volta più disperata, mentre le altre si avvicendano per leccare il mio piacere, per farmi urlare, per ricevere il getto caldo del mio squirt sulle loro bocche e sui loro visi.
I corpi nudi si intrecciano, non c’è più differenza tra le nostre carni, tra i nostri odori. Sento la pelle delle altre appiccicarsi alla mia, il sudore delle altre che mi costringe a muovermi all’unisono. Le mie urla si fondono con quelle delle altre donne, i nostri gemiti diventano un unico coro sgraziato, animale, crudele. Mi aggrappo alle mani che mi tengono ferma, le unghie che affondano nella carne, gli occhi chiusi perché la luce della sala mi sembra troppo intensa. Ogni nuovo orgasmo è una bordata di piacere acido, senza fondo, che mi scava dentro un tunnel di vergogna e di voluttà.
Non distinguo più le lingue e le dita che mi leccano, mi accarezzano, mi violentano il corpo. Sento la lingua di Sabrina passarmi dall’ano al clitoride in una corsa famelica, mentre la testa di Michela è salda tra le mie gambe, scavandomi la fica con la lingua come se stesse cercando di ribaltare l’utero. Patrizia mi schiaffeggia il culo, le sue dita mi pizzicano e mi graffiano fino a farmi quasi urlare di dolore. Luciana mi tiene ferma una coscia, le sue mani mi accarezzano la pelle nell’interno delle cosce come se stesse carezzando un cristallo prezioso. Sento il plug che viene manomesso da mani sconosciute—spinto, ruotato, estratto per un secondo e poi ributtato dentro con una violenza che mi fa vedere le stelle. Il mio corpo si adatta, si arrende, si lascia penetrare dal piacere e dalla nuova consapevolezza che questa sono io ora: una troia impresentabile, la cagna sulle ginocchia pronta a godere delle briciole di piacere che le altre decidono di lasciarmi.
*** NOTE ***
---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del natale 1999, siamo giunti al nuovo anno. Un 2000 che avrà nuovi stimoli e occasioni perverse di raccontare l'evoluzione di Michela, ma non solo.
Iniziamo l'anno nel modo più corretto e peccaminoso possibile, dal 6 Gennaio. La storia sarà suddivisa in 9 parti e come al solito rimanete connessi e commentate ogni singolo capitolo.
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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