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Lui & Lei

Incontro di Passione a Rio de Janeiro


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
19.04.2025    |    222    |    0 6.0
"— «Sì! Così! Non fermarti! Fammi male, porco!» Le presi i capelli e la usai come voleva essere usata..."
Rio de Janeiro, Lapa.
Caldo, umido. L’aria sa di sesso e alcol.
Ero seduto da solo in un bar affollato, la camicia aperta sul petto sudato, le dita attorno a una caipirinha che sembrava evaporare appena la toccavo. Samba in sottofondo, risate, corpi che si sfiorano come se tutto fosse già una danza di preliminari.

Poi entrò lei.

Daniela.

Diciotto anni, bionda naturale, un corpo da cartolina porno.
Vestita di niente, un vestitino verde smeraldo che si aggrappava al suo culo come se avesse paura di cadere.
Tacchi alti, sguardo basso e un sorriso da puttanella che sapeva esattamente chi ero e cosa volevo.

— «Angelo?»
La sua voce, morbida e sporca come una carezza tra le cosce.
Annuii, mentre già la immaginavo cavalcarmi, i suoi capelli bagnati di sudore che mi schiaffeggiavano il petto.

— «Piacere, Daniela. Ma puoi chiamarmi come vuoi… padrone, se ti va.»
Lei rise, si leccò il labbro.
— «Mmm, stasera voglio essere la tua bambolina. Ma attento… sono di quelle che si rompono solo se le usi male.»

Ordinai da bere. Non staccava gli occhi da me mentre succhiava lentamente il bordo del bicchiere, e con le dita disegnava cerchi sulle sue cosce nude.

— «Che ti aspettavi da me, Angelo? Una carezza e via?»
— «Mi hanno detto che sei la migliore. Che quel culo tuo è una leggenda.»
— «Non esageravano,» disse piegandosi in avanti, facendomi vedere tutto il panorama del suo seno nudo sotto il vestito. «E se mi tocchi come si deve… ti regalo l’inferno.»

Pagai.
La presi per un braccio e uscimmo. Rio bolliva, ma lei era fuoco puro.

Salimmo in appartamento. Appena chiusa la porta, mi gettai su di lei.

Le mani sulle sue chiappe sode, la lingua dentro la sua bocca. Lei gemeva e si strusciava, come se volesse farsi spogliare a morsi.

— «Hai voglia, italiano, eh?»
— «Hai idea da quanto ti sogno?»
— «Allora fammi tua. Ma ricordati: prima comando io.»

Mi spinse sul letto. Si spogliò lentamente, senza mai togliere gli occhi dai miei.

Quel corpo snello, teso, il perizoma che le entrava nel culo da far male.
Lo fece scivolare giù con le dita, lentamente, fino a restare nuda, aperta, offerta.

— «Guarda che roba. È tutta per te. Ma devi meritarla.»

Mi gettai su di lei, la leccai ovunque. Le mordicchiai i capezzoli duri, le infilai due dita nella fica mentre lei gemeva forte.

— «Sì, così… fammi venire con le dita prima… fammelo sentire dentro…»

Il suo corpo si inarcò. Veniva già, tremava.

Poi mi guardò.

— «Ora mettimi a quattro zampe. Voglio che mi scopi da dietro. Voglio sentire il tuo cazzo dentro al mio culo.»

Obbedii.
Aveva il culo più perfetto che avessi mai visto. Lento, entrai.
Caldo, stretto, umido.
Lei urlava, si muoveva contro di me.

— «Sì! Così! Non fermarti! Fammi male, porco!»

Le presi i capelli e la usai come voleva essere usata.
La stanza era un bordello, piena dei nostri versi, dell’odore del sesso.

Le venni dentro. Tremava. Ma non era finita.
Mi guardò, col culo ancora pieno.

— «Ancora. Voglio un’altra botta. E voglio anche la tua lingua nel mio culo.»

Obbedii di nuovo.

Passammo ore a scopare. Ovunque.
Sotto la doccia, sul pavimento, sul balcone con vista sulla città.
Le eiaculai in bocca, lei mi venne addosso almeno quattro volte.
Alla fine eravamo due corpi sudati, tremanti, esausti.

Mi sdraiai accanto a lei.
Le accarezzai la schiena, le labbra, il culo.

— «Mai scopato così in vita mia.»
— «Nemmeno io. E pensa che era solo un assaggio. Vuoi prenotarmi anche per domani?»
— «Per tutta la settimana.»
— «Allora preparati… perché io sono droga, Angelo. E tu sei già mio schiavo.»

Chiudemmo gli occhi.

Rio si svegliava.
Noi no.



[EPILOGO SPINTO]

Mi svegliai con la sua bocca già sul mio cazzo.

— «Sorpresa, italiano.»

E ricominciammo.

Quella puttanella brasiliana mi aveva stregato.

E io… non volevo più tornare indietro.
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