tradimenti
Il fuoco di ciò che è proibito
Angel1965
07.07.2026 |
100 |
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"Le dita tremarono leggermente, non
per l'esitazione, ma per l'eccesso di adrenalina che gli scorreva nelle vene..."
Angelo e Gis hanno passato anni anascondere il loro desiderio dietro finzioni
sociali, finché la tensione accumulata
esplode nell’ingresso di una casa vuota.
Angelo afferra Gis, la schiaccia contro la
porta di legno, e tutti i timori di
conseguenze, scandalo o della moglie di
Angelo svaniscono: re…
Quello fu il punto di rottura. Non c'era più spazio per le parole, per le mezze misure o per quelle finzioni sociali
che avevano tenuto in piedi il loro rapporto per anni. Angelo afferrò il viso di Gis tra le sue mani, le dita che
affondavano nella pelle morbida delle sue guance con una forza che lasciava il segno, e la baciò. Non fu un bacio
tenero, né quel tipo di bacio cauto che si scambia all'ombra dei parenti. Fu un bacio violento, famelico, un morso
di puro desiderio represso per troppo tempo. Le loro labbra si schiacciarono l'una contro l'altra, le lingue si
scontrarono in una lotta umida e disperata, i denti si urtarono leggermente in uno scroscio di dolore e piacere
che fece tremare entrambi. Angelo sentì il sapore del rossetto di lei, qualcosa di fruttato e chimico che
mescolato alla saliva gli diede alla testa più di qualsiasi drink.
Gis rispose con la stessa intensità, anzi, sembrò voler competere con la sua brama. Le sue mani abbandonarono il
suo petto e si lanciarono nei suoi capelli, le dita che si intrecciavano alle radici e tiravano all'indietro,
costringendolo a esporre il collo, per poi riportarlo violentemente contro di sé. Gli arruffò i capelli con furia,
distruggendo la pettinatura ordinata che portava sempre, tirandolo più vicino finché non c'era più un millimetro
di aria tra i loro corpi. Il respiro di lei usciva a singhiozi dal naso, caldo e rapido, mentre la sua bocca si apriva per
accoglierlo, succhiando la sua lingua con un suono schioccante e sporco.
La spinta fu improvvisa e inequivocabile. Angelo la girò e la spinse contro la porta d'ingresso. Il legno massiccio
cedette sotto l'impatto con un tonfo sordo, un rumore secco che risuonò nel silenzio della casa vuota, un
segnale d'allarme che nessuno sarebbe venuto a controllare. Il corpo di Gis si pressò contro il suo, morbido e
forte allo stesso tempo, un contrasto che fece impazzire i sensi di lui. Sentiva il calore che emanava attraverso la
seta trasparente della camicetta, la durezza dei suoi seni che schiacciavano contro il torace, il ritmo frenetico del
suo cuore che batteva all'unisono con il suo.
Le mani di Angelo scivolarono rapidamente dai fianchi di lei, scendendo con decisione verso i suoi glutei. Afferrò
il suo culo sodo attraverso il tessuto rigido della gonna nera, le dita che si conficcano nella carne, stringendo con
una possessività animalesca. Gis gemette nella sua bocca, un suono basso e gutturale, animalesco, che vibrò
contro le labbra di lui e scese dritto nel suo inguine. Lei non si ritrasse, anzi, inarcò la schiena spingendo indietro
i fianchi, offrendogli ancora più da afferrare, invocando quella violenza con ogni fibra del suo essere.
In quel momento, Angelo non pensò più a sua moglie. L'immagine del suo viso, la voce delle sue amiche, la gita
fuori porta, tutto svanì in un grigio insignificante. Non pensò alla casa, ai mobili intorno a loro, alla possibilità che
qualcuno potesse passare davanti alla finestra. Non pensò alle conseguenze, allo scandalo, al disastro familiare
che ne sarebbe derivato. C'era solo una realtà tangibile: la donna che aveva tra le braccia, quella donna che era
vietata, che era "sbagliata", e che per questo bruciava come il fuoco. Pensò solo a quanto la voleva, a come
aveva sognato questo momento di notte, a quanto si era odiato per non aver agito prima.
I suoi movimenti divennero frenetici. Mentre continuava a succhiare il suo labbro inferiore, mordicchiandolo
quasi fino al sangue, le sue mani trovarono la chiusura della gonna di Gis. Le dita tremarono leggermente, non
per l'esitazione, ma per l'eccesso di adrenalina che gli scorreva nelle vene. Trovò la cerniera sul fianco, il metallo
freddo contro la pelle calda della mano di lei, e con un gesto brusco iniziò ad abbassarla. Il rumore secco dei
dentini che si staccavano fu coperto dai loro respiri affannosi.
Un pensiero unico e dominante attraversò la sua mente, chiaro e perentorio come un ordine militare, spazzando
via ogni residuo di civiltà. Non voleva portarla in camera da letto, non voleva la dolcezza di un materasso o la
privacy di quattro mura. Voleva prenderla lì, nell'ingresso, come una bestia. Il resto lo avrebbe lasciato
all'immaginazione di chiunque avesse potuto vederli, ma lui sapeva, in quel istante, con una certezza assoluta
che gli fece brillare gli occhi, che l'avrebbe spaccata in due. Lì, su quel pavimento freddo, senza pietà e senza
rimorsi. La gonna scivolò giù per le cosce di Gis, accumulandosi ai suoi piedi, e Angelo sentì le ginocchia che gli
cedevano solo all'idea di ciò che stava per fare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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