Prime Esperienze
Bosco Porco Ballata di Angelina & Angelo
Angel1965
04.08.2025 |
418 |
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"Il culo di lei si alzava e si abbassava,
seguendo il ritmo feroce di quel cazzo famelico..."
Un racconto erotico poetico in due attiCapitolo I – Lagonegro, tra i rami e le cosce
C’era umido tra i rami e odore di terra bagnata.
Angelina camminava scalza, la camicetta sbottonata.
Il seno ondeggiava come invocazione.
Il bosco la guardava. Anche lui voleva l’unzione.
«Ti aspettavo, porco mio…»
sussurrò tra le foglie e un sospiro.
Angelo rise, le dita nel tabacco.
Aveva il cazzo duro come un masso.
Lei si inginocchiò nel fango,
non per preghiera, ma per inghiottirlo fino in fondo.
La gola le si strinse, gli occhi le lacrimarono,
ma non si fermò:
il dolore era solo un’altra forma di orgasmo.
La ficca le pulsava tra le cosce aperte,
più viva di mille vergini in festa.
Ogni colpo era un battesimo,
ogni schianto contro l’osso del bacino
una bestemmia benedetta.
«Scopami con tutta la rabbia del paese»,
gridò lei, aggrappata a un tronco di faggio.
Angelo obbedì.
La prese da dietro,
tra i rami che le rigavano la schiena
come fruste d’amore antico.
Le vecchie li spiavano dalle persiane,
parlavano di “vergogna” ma le dita tremavano.
Angelina lo sapeva.
Il suo corpo era eresia,
un inno alla figa libera, alla passione senza padroni.
Nel buio del bosco, lui venne dentro.
Nel silenzio dopo il grido, solo il respiro.
Poi le leccò la fica con dolcezza da mostro redento,
mentre lei fumava e rideva:
«Questa terra non mi molla,
ma io la scopo meglio di chiunque altro.»
E Lagonegro dormì. Ma non dimenticò.
⸻
Capitolo II – Il Fienile del Piacere
Era notte piena quando arrivarono al fienile.
La luna colava latte sporco tra le travi.
Il silenzio era greve, ma la voglia, no.
Quella gemeva già sotto la pelle,
e nella ficca bagnata di Angelina.
Spalancò il portone col piede nudo.
Non c’era letto, ma bastava il fieno.
Si gettò tra le balle come una santa stanca.
«Scopami come se fossi la fine del mondo.»
Angelo si tolse i jeans e il cazzo balzò fuori
come un animale che sente il richiamo del sangue.
Le scostò le gambe con le ginocchia,
le baciò il collo, poi le tette,
poi si spinse dentro senza freni,
come un temporale senza previsioni.
Il fienile prese vita.
Scricchiolavano le assi, tremavano le ombre.
Il culo di lei si alzava e si abbassava,
seguendo il ritmo feroce di quel cazzo famelico.
Ogni colpo era un ruggito.
Ogni squirt, un battesimo.
Angelina gridava nomi che non erano suoi.
Forse santi. Forse demoni.
Forse solo echi di puttane dimenticate.
Ma il suo corpo sapeva,
che quello non era sesso.
Era epica. Era fuoco.
Quando lui la prese anche nel culo,
lei rise come una strega.
«Riempimi tutta, Angelo. Fammi tua in ogni buco.»
E lui lo fece.
Senza pietà. Senza pausa.
Finché non furono sudore, seme e saliva.
Un impasto sacro, unto d’estasi.
⸻
Epilogo
Nel fienile del piacere non restò che odore.
Di legno, di umori, di peccato.
Angelina e Angelo uscirono all’alba,
mani intrecciate e sorrisi da dannati.
Non si dissero addio.
Perché certe notti, certe scopate,
non finiscono.
Restano sotto pelle.
Come spine dolci.
Come il ricordo di un cazzo in gola
che ti insegna a non avere più paura di vivere.
⸻
Fine.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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