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trio

Carne e dominio


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
25.03.2026    |    570    |    1 6.0
"Senza preavviso, spinse un dito dentro, e lui gemette, il ritmo che si spezzava per un secondo prima di riprendere con ancora più forza..."
Gis, Nicole e un uomo senza nome si
abbandonano a una notte di passione
sfrenata. Tra ordini dominanti, penetrazioni
intense e piacere estremo, Gis viene
travolta da sensazioni che la portano al
limite, mentre Nicole e il suo compagno
esplorano i confini del desiderio.
Il corpo di Gis tremava tra le loro mani, la pelle bagnata di sudore e desiderio, i capezzoli duri come sassi sotto le
dita di Nicole che li tormentavano senza pietà. Lui non aspettò oltre: con un movimento brusco, la afferrò per i
fianchi e la spinse verso il letto, facendola barcollare in avanti. Le ginocchia di Gis colpirono il materasso con un
gemito strozzato, le cosce che si aprivano istintivamente, come se il suo corpo sapesse già cosa stava per
accadere. Nicole non perse tempo. Con una mano le strinse i capelli, tirandoli indietro appena abbastanza da
costringerla a inarcare la schiena, l’altra scivolò lungo la spina dorsale, seguendo la curva della colonna vertebrale
fino ad arrivare al culo sodo, che strizzò con possessività.
«Così, puttana. Inginocchiata come si deve», la voce di Nicole era un ordine roco, carico di una dominanza che
non lasciava spazio a repliche. Gis ansimò, le labbra dischiuse, la lingua che lambiva il labbro inferiore come se già
assaporasse ciò che stava per ricevere. Lui si era fatto indietro di un passo, le dita che lavoravano frettolose sulla
cintura, il metallo della fibbia che scattava aperto con un clink secco. I pantaloni scivolarono giù lungo i fianchi,
liberando l’erezione che pulsava, grossa e scura, le vene gonfie che correvano lungo l’asta come corde tese. La
punta già lucida, un filo di pre-sborra che colava lento, appiccicoso, lungo il dorso della mano mentre lui se la
stringeva alla base, pompando una volta, due, gli occhi incollati su Gis che lo fissava con fame.
«Apri quella bocca», comandò Nicole, e Gis obbedì all’istante, le labbra che si schiudevano in un cerchio
perfetto, la lingua che si abbassava per accogliere il cazzo che le si avvicinava. Lui non glielo diede subito. Invece,
le passò la punta sulle labbra, dipingendole di umido, poi lungo la guancia, lasciando una scia viscida che Gis non
osò cancellare. «Leccalo», ordinò Nicole, e Gis allungò la lingua, tracciando il percorso che lui aveva disegnato,
assaporando il sapore salmastro, muschiato, che esplose sulle sue papille. Un gemito le sfuggì dalla gola, le mani
che si aggrappavano alle lenzuola, le unghie che affondavano nel tessuto come se cercassero un appiglio in quel
mare di sensazioni.
Lui non attese oltre. Con un affondo secco, le spinse la testa in avanti, il cazzo che scivolava tra le labbra di Gis
fino a colpirle la gola. Lei tossì, gli occhi che si riempivano di lacrime, ma non si ritirò. Anzi, le mani salirono ad
aggrapparsi alle sue cosce, le unghie che graffiavano la pelle mentre cercava di prendere più a fondo quel
membro che le riempiva la bocca fino a farle dolere la mascella. «Così, troia. Prendilo tutto», ringhiò Nicole, e Gis
sentì le dita di lei affondarle tra i capelli, guidandola avanti e indietro, costringendola a un ritmo che non lasciava
spazio al respiro. La saliva le colava dagli angoli della bocca, gocciolando sul materasso, mentre lui le teneva la
testa ferma e cominciava a fotterle la bocca con colpi corti, precisi, ogni affondo che le faceva sbattere le labbra
contro la base del cazzo.
«Dio, guardate com’è brava», sussurrò Nicole, e Gis sentì le dita di lei scivolare lungo la schiena, poi giù, tra le
natiche, dove il dito medio si insinuò senza preavviso nel suo buco stretto. Gis urlò attorno al cazzo che le
ostruiva la gola, il corpo che si contraeva per il dolore e il piacere mescolati, il dito che si muoveva dentro di lei
con una lentezza sadica. «È così bagnata, cazzo. Vuole tutto, vero?» Nicole rise, e Gis annuì quanto poteva, la
bocca piena, gli occhi che supplicavano. Lui le afferrò i capelli con entrambe le mani ora, tirandole indietro la
testa fino a farle uscire il cazzo dalla bocca con un pop umido. «Allora prendilo», disse, e senza preavviso, la
spinse giù sul materasso, facendola rotolare sulla schiena.
Le gambe di Gis si aprirono all’istante, le ginocchia piegate, i piedi piantati sul letto mentre si offriva a loro, la
figa che luccicava, gonfia, le labbra aperte come un fiore in attesa di essere colto. Nicole non si fece pregare. Si
chinò, la lingua che uscì a leccare lungo tutta la fessura, dalla base del buco fino al clitoride, poi indietro, con una
lentezza che fece tremare Gis. «Per favore», supplicò lei, le mani che affondavano nei capelli di Nicole, cercando
di spingerla più a fondo. «Fottimi. Vi prego, fottimi.»
Lui non aveva bisogno di altri inviti. Si posizionò tra le gambe di Gis, il cazzo che sfiorava l’entrata della sua figa,
bagnato della sua stessa saliva. Con un colpo secco dei fianchi, affondò dentro di lei fino in fondo, riempiendola
in un solo movimento. Gis gridò, la schiena che si inarcava, le unghie che graffiavano le spalle di Nicole mentre lui
cominciava a martellarla senza pietà, ogni affondo che la faceva scivolare più su nel letto, i testicoli che
sbattevano contro il suo culo ad ogni spinta. «È così stretta, cazzo», ansimò lui, le mani che le afferrarono le
caviglie, spingendole indietro fino a piegarle quasi sulle spalle, aprendola ancora di più, esponendola
completamente.
Nicole non stava a guardare. Si spostò dietro di lui, le dita che si insinuarono tra le natiche sudate, trovando il
buco che già pulsava. Senza preavviso, spinse un dito dentro, e lui gemette, il ritmo che si spezzava per un
secondo prima di riprendere con ancora più forza. «Ti piace, eh? Ti piace essere preso mentre scopi questa
troietta?» Nicole rise, e lui rispose con un grugnito, le spalle che si tendevano mentre cercava di mantenere il
controllo. Gis, nel frattempo, era persa. Il cazzo che le martellava la figa, il dito di Nicole che le penetrava il culo,
le sensazioni che si mescolavano fino a farle perdere la testa. «Non fermatevi», ansimò, le parole che si
trasformavano in singhiozzi. «Fatemi venire. Per favore, fatemi venire.»
Lui non aveva intenzione di fermarsi. Anzi, tirò fuori il cazzo dalla figa fradicia di Gis e, senza preavviso, lo spinse
contro il suo buco posteriore, già allargato dal dito di Nicole. «Pronta per questo, troia?» le chiese, e Gis annuì, i
denti che affondavano nel labbro inferiore mentre si preparava. Lui affondò con un colpo solo, il cazzo che si
faceva strada nel suo culo stretto, facendola urlare. Il dolore si mescolò al piacere, il bruciore che si trasformava
in una scossa elettrica che le percorreva la spina dorsale. Nicole non perse tempo. Si sdraiò sotto Gis, la bocca
che cercava il suo clitoride, la lingua che cominciò a lavorarlo in cerchi veloci, mentre lui la prendeva nel culo con
colpi lunghi, profondi, che la facevano sobbalzare ad ogni affondo.
Gis non resse a lungo. Il primo orgasmo la colpì come un’onda, il corpo che si contraeva, le pareti del culo che si
stringevano attorno al cazzo di lui, facendolo gemere. «Cazzo, sì. Stringimi così», ringhiò, e Gis sentì le sue spalle
cedere, il sudore che le colava tra i seni mentre veniva travolta dal piacere. Lui non si fermò. Anzi, aumentò il

ritmo, il culo di Gis che cominciava ad abituarsi alla fullness, a prendere il cazzo sempre più a fondo, fino a
quando anche lui perse il controllo. Con un ultimo affondo, si seppellì dentro di lei, il cazzo che pulsava mentre
veniva, riempiendola di sborra calda, spessa, che colava fuori dal suo buco quando finalmente si ritirò.
Nicole rise, soddisfatta, mentre Gis crollava sul letto, il corpo tremante, le gambe aperte, il culo ancora
leggermente sollevato come in offerta. «Credo che abbia bisogno di una doccia», disse Nicole, passandosi le dita
tra le labbra di Gis, raccogliendo i fluidi misti che colavano fuori da lei. Gis gemette, troppo esausta per
muoversi, ma quando Nicole le portò le dita alla bocca, non esitò. Leccò via tutto, gli occhi che si chiudevano
mentre assaporava il mix di loro tre, il sapore della sua stessa eccitazione, della sborra di lui, del sudore che li
aveva uniti in quella notte infinita.
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