Il pranzo di ferragosto parte 4
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Il cognato di Gis ignora ogni limite, penetrando un territorio intimo e proibito. Lei, tra dolore e piacere, si abbandona a un desiderio sfrenato, trasformando la stanza in un teatro di passioni clandestine.
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Il dito del cognato insistette, una pressione lenta e deliberata sull'anello contratto di Gis. Lei non si mosse, ma il suo respiro si fece più corto, un sibilo affannoso contro l'imbottitura del cuscino. Lui sentì il tremito impercettibile che percorreva le sue cosce, una preghiera muta che il suo corpo esprimeva al posto della sua voce. Con l'altra mano, si liberò finalmente dei pantaloni, spingendoli giù insieme agli slip fin sopra le ginocchia. Il suo cazzo, già duro e pulsante, si liberò nell'aria umida della stanza, la cappella liscia e lucida. Non cercò lubrificazione. La sborra che ancora le colava dalla fica e il sudore della loro fuga sarebbero bastati. Avvicinò la punta del suo membro a quel piccolo buco stretto, sfiorandolo. Gis sobrò, un suono secco di puro desiderio.
Lui spinse. La resistenza iniziale fu dolce, quasi un gioco. L'anello muscolare cedette millimetro per millimetro, avvolgendo la sua cappella in un calore avvolgente e incredibilmente stretto. Un gemito basso e profondo sfuggì alle labbra di lei, un suono di dolore e piacere mescolati che lo fece impazzire. Lui si fermò un attimo, lasciandola abituare alla sensazione di essere piena lì, in un luogo che solo poche ore prima sarebbe stato inconcepibile. Poi, con una lentezza torturante, continuò a spingersi dentro, fino a che le sue palle non si appoggiarono contro la pelle liscia delle sue natiche. Era tutto dentro. Gis era immobile, il viso sepolto nel cuscino, le mani che afferravano le lenzuola fino a fargliene venire le nocche bianche.
Iniziò a muoversi. All'inizio erano movimenti corti, quasi impercettibili, una semplice oscillazione dei fianchi per farle sentire ogni singola centimetro di cazzo che la possedeva. Poi, sentendola rilassarsi e spingere indietro, aumentò la lunghezza della spinta. Estrasse quasi completamente il membro, per poi riaffondare con un colpo secco e profondo. Il suono delle loro pelli che si scontrava, secco e umido, riempì la stanza, sovrastando il ronzio lontano del condizionatore. Gis iniziò a muoversi, un piccolo dondolio dei fianchi che invitava a di più.
"Ah... sì... cognato..." sussurrò lei, la voce roca e spezzata. "Così... sbattimi forte..."
Lui obbedì. La presa per i fianchi, le dita che si affondavano nella sua carne morbida, e iniziò a scoparla il culo con un ritmo deciso, quasi bestiale. Ogni spinta la sbatteva contro il materasso, facendole schiacciare il seno contro le lenzuola. Lei alzò leggermente il capo, solo il tempo per parlare, le parole che uscivano a raffiche tra un gemito e l'altro.
"Mi hai sbattuto... in tutti i sensi..." ansimò, la voce carica di una rabbia di piacere. "Prima la fica... ora il culo... mi hai presa come una puttana..."
Le sue parole furono benzina sul fuoco del suo desiderio. Lui la prede più forte, i colpi diventando più violenti, più profondi, sentendo le sue pareti interne contrarsi attorno a lui in un abbraccio disperato.
"Mi sono sentita... una vera troia..." continuò lei, la voce ora un pianto di estasi. "La tua troia... nascosta qui... mentre loro dormono... Dio, che cosa mi stai facendo..."
Si scostò le braccia dal cuscino, appoggiandosi sui gomiti per archettare la schiena in modo ancora più pronunciato, offrendogli il suo culo completamente. Il movimento cambiò l'angolazione, e il suo cazzo le premette contro un punto più profondo, più sensibile. Un urlo le sfuggì, incontrollabile.
"Tu mi hai fatto impazzire, cognato!" gridò, dimenticando ogni precauzione. "Il tuo cazzo... cazzo... è indimenticabile! Nessuno mi ha mai scopata così!"
E poi, come aveva promesso a se stessa, cominciò a scostare come una puttana. Non si limitò più a spingere indietro in risposta ai suoi colpi. Iniziò un movimento rotatorio, una danza sfrenata dei fianchi che lo massaggiava, lo succhiava, lo stordiva mentre era dentro di lei. Le sue natiche si muovevano in cerchi, poi si contraevano, poi si aprivano, in una coreografia di pura lussuria. Lui la guardava, ipnotizzato, vedendo il suo cazzo sparire e riapparire in mezzo a quella carne mobile e desiderosa. Era la cognata, la moglie di suo fratello, la sorella di sua moglie, e lì, in quel letto degli ospiti, si stava comportando come la più esperta delle escort, tutta per lui. Si sentì un dio, un demone, il padrone del suo peccato. Le diede una ultima, potentissima spinta, tenendosi seppellito dentro di lei mentre lei continuava a girare i fianchi, godendo fino all'inverosimile.
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