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Prime Esperienze

Il richiamo della preda


di Angel1965
05.09.2026    |    644    |    1 6.0
"Incominciò a scoparla, assestando colpi potenti e profondi che la facevano avanzare sul materasso..."
Il Richiamo della Preda
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Angel, dopo aver mantenuto il patto, non riesce a resistere alla tentazione e si intrufola nella casa di Daniela. La trova in un momento di intimità e la possiede con una furia animalesca, fino a riempirla del suo sperma. Un gioco di potere e desiderio che sfida ogni limite, mentre i genitori di le…
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Il ronzio del tosaerba del vicino era un tappeto costante, un brusio di fondo che mascherava i suoni più piccoli e intimi della casa. Angel rimase seduto sul divano di pelle, il sorriso di soddisfazione ancora stampato sulle labbra, mentre l'immagine di Daniela che si allontanava si dissolveva nella sua mente. Ma la fantasia che aveva appena coltivato, quella di prenderla nella sua stanza, era così viva, così potente, che quasi la sentiva reale. Si alzò, si riallacciò i pantaloni con un gesto deciso e prese il bicchiere di whisky. Lo portò alle labbra, sentendo il ghiaccio scontrarsi contro il vetro, mentre i suoi occhi fissavano la porta sul retro. La porta da cui era entrata e da cui se n'era andata. E se ci fosse tornato? L'idea lo prese come una scossa elettrica. Posò il bicchiere con un colpo secco sul tavolino. Il patto era mantenuto, ma non era detto che dovesse aspettare la prossima volta.

Uscì silenziosamente dalla porta posteriore, il caldo umido della sera lo avvolse. L'erba era umida sotto i suoi piedi scalzi. Attraversò il giardino che separava le due case, un'ombra che si muoveva nell'arancione del tramonto. La porta sul retro della casa di Daniela era socchiusa, un invito silenzioso. La spinse dolcemente e scivolò dentro. La cucina era vuota, ma sentì delle voci ovattate provenire dal giardino. I suoi genitori. Il suo cuore batteva forte, un tamburo selvaggio nella cassa toracica. Salì le scale a piedi nudi, facendo attenzione a non far cigolare nessun gradino. La porta della sua stanza era aperta. Lì, sul letto, c'era lei.




Daniela era distesa sulla schiena, la sua vestaglia leggera aperta sulle anche, scoprendo la pelle abbronzata. Aveva gli occhi chiusi e una mano tra le gambe, le dita che si muovevano lentamente, in cerchi. La sua figa era già bella bagnata e depilata, una perla levigata e lucida sotto la luce tenue della stanza. Angel non fece un suono. Come un falco che piomba sulla preda, si gettò sul letto, la sua bocca sulla sua figa prima che lei potesse aprire gli occhi. La leccò come se non ci fosse un domani, con una fame che lo divorava. La spennellò con la lingua, larga e piatta, poi appuntita, non lasciando nemmeno un centimetro libero. Assaggiò il suo sapore, salato e dolce, sentì il suo clitoride pulsare sotto il suo palato.

La sentì gemere, un suono basso e roco che le uscì dalla gola mentre il suo corpo si irrigidiva. Si bagnò ancora di più, un'ondata di calore che inondò la sua bocca. Si inarcò, la schiena che si sollevava dal materasso, e girò gli occhi all'indietro, fino a mostrare solo il bianco. Era in estasi, completamente persa nella sensazione. Continuò così per qualche minuto, un'eternità di piacere concentrato, finché lei non gli afferrò i capelli. La sua presa era forte, quasi dolorosa. Lo costrinse a sollevare il capo, i suoi occhi scuri che lo trafiggevano, pieni di una voglia animalesca. "Possiedi la mia figa," sussurrò, la voce roca dal desiderio.

Angel non ci pensò un secondo. Si sollevò sulle ginocchia, allineò il suo cazzo già duro e pulsante alla sua entrata bagnata e la penetrò con tutta la foga che aveva in corpo. Entrò in un colpo solo, affondando fino in fondo. Un caldo avvolgente lo strinse, una presa viscosa e incredibilmente viva. Incominciò a scoparla, assestando colpi potenti e profondi che la facevano avanzare sul materasso. Ogni spinta era un'affermazione di possesso, un modo per segnare il suo territorio. Lei emetteva dei gridolini di godimento, acuti e inarrestabili, che si mescolavano al fruscio delle lenzuola. Le voleva rompere la figa, vederla perdere il controllo completamente.

Continuò a sfondarla, senza pietà, sentendo i suoi muscoli interni contrarsi attorno a lui. La sentì venire, un'ondata di contrazioni potenti che la scossero dalle fondamenta. Gridò il suo nome, o qualcosa di simile, un suono inarticolato di puro piacere. Sotto di lui, sentì una specie di resistenza che si opponeva alla sua penetrazione, un diaframma muscolare che cedeva e si stringeva, amplificando la sensazione fino a farle male. Sentì che stava per arrivare anche lui, il calore che gli saliva dalle palle, la tensione che si accumulava alla base della schiena. Cercò di capire le sue intenzioni, se voleva che si fermasse. Ma poi, lei gli risolse ogni dubbio. "Vienimi dentro," gridò, la voce spezzata dall'orgasmo. "Riempi sta troia."

Obbedì senza pensarci. Con un ultimo colpo profondo, si svuotò in lei. Un getto bollente di sperma le colpì le profondità, seguito da un altro, e un altro ancora. La riempì tutta, sentendo il calore del suo sperma mescolarsi a quello della sua figa. Rimase dentro di lei per un istante, godendo l'ultimo sussulto del suo corpo, poi si tirò fuori lentamente. Dal suo buco appena penetrato, colò un liquido bianco e denso, un rivolo lustro che scivolava lungo le sue labbra e si perdeva nel letto. Mamma che bella cosa. Daniela, con gli occhi ancora velati dall'estasi, raccolse con le dita una parte di quello che era uscito. Lo portò alle labbra e se lo gustò con voglia, pulendosi le dita.

Erano soddisfatti entrambi, un silenzio carico di complicità si era stabilito nella stanza. Ma era ora di andare via. Si rialzò, si rivestì in fretta, i suoi movimenti sicuri e silenziosi. Le diede un'ultima occhiata, lì sul letto, con le gambe aperte e il suo sperma che le lucidava ancora la pelle. Poi uscì dalla stanza, scese le scale e uscì dalla porta sul retro, facendo attenzione che nessuno dei vicini, intenti a potare le loro rose ignari, lo vedesse sparire nell'oscurità.
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