Nipote Devota - La Mano che Educa - #9di13
giorgal73
**Premessa**
Questa storia, come tutte le altre che ho scritto, nasce da fatti reali. Non è una vicenda personale, ma l’esperienza di una coppia amica che ha deciso di affidarmela. I contenuti uniscono dinamiche BDSM a situazioni delicate legate a temi incestuosi.
Questo capitolo narra i fatti accaduto nel secondo incontro avvenuto un paio di settimane dopo il primo. Alcune dinamiche vengono ripetute, come Chiara che viene legata in bagno, per il semplice fatto che è una scena ricorrente e che effettivamente avviene ciclicamente. Il Racconto sarà diviso in 13 parti, ogni settimana ne pubblicherò 3.
Accompagnate Alessandro ed Elena in questo percorso con mente aperta e senza giudizi. Non si tratta di un racconto singolo, ma di una storia lunga e complessa, che verrà pubblicata in più parti — tre a settimana.
Vi chiedo un commento per capire se la storia vi piace e vi intriga e anche il pollice in su. Se poi siete stregati dal mio cervellino e volete conoscermi dal vivo, scrivetemi e magari vivremo la nostra avventura che potrebbe diventare la nuova serie Hot di A69.
**Elena**
Prendiamo tutte posto nella doccia, una piccola bara di vapore e di piastrelle azzurre, e le gocce bollenti trasformano la pelle di Chiara in una superficie lucida e morbida, come la cera calda di una candela. Bianca la fa sedere sul bordo, le apre le cosce con la stessa naturalezza con cui si sparecchia un tavolo dopo il pasto. Io resto in piedi, incerta se guardare o toccare, ma la voce di Bianca mi guida subito e mi scopro docilmente, quasi allegramente, al suo comando.
«Insapona bene, non aver fretta. Parti dalle spalle. Poi giù.» Le parole sono precise, chirurgiche. Non c’è rabbia, solo una direzione che non ammette repliche. Mi insapono le mani e comincio dalle scapole di Chiara, che all’inizio si irrigidisce, morde piano il labbro e mi lancia un’occhiata di traverso. Ha ancora addosso i segni della notte: le dita rosse e un piccolo morso sul collo, e per un attimo mi chiedo se le faccia male davvero o se non sia solo una recita come quella che stiamo improvvisando qui, tra le piastrelle.
La schiuma scivola giù sulle sue braccia, sulle clavicole scavate e sulle scapole appuntite. Poi Bianca mi dice di andare più in basso, di «lavare bene la schiena», e allora mi chino, la massaggio con i pollici, sento la pelle che cede e si tende sotto le mie carezze, mentre Chiara comincia a respirare in modo strano, più corto, come se ogni passaggio sulla pelle bruciasse anziché lavare via.
«Più piano,» sussurra Bianca, e io obbedisco, rallento il ritmo, allargo la schiuma fino al coccige, poi scivolo sui fianchi e torno su, verso le costole sottili che si muovono come le assi di una barca in tempesta. Chiara protesta, dice che le fa il solletico, che si vergogna, che non vuole. Ma la voce è molto più sottile della volontà, e quando Bianca la zittisce con uno schiaffo secco sul fianco, Chiara tace subito, serra i denti e guarda il pavimento della doccia come se potesse sparirci dentro.
Mi sento strana, quasi gelosa della maniera in cui Bianca controlla tutto, anche me. La guardo di sfuggita, notando come le sue mani si muovono sicure, come legge la postura di Chiara senza doverla nemmeno osservare: è già tutto scritto nella carne.
Le mani di Bianca mi spingono più avanti, mi invita a scivolare davanti a Chiara e a insaponare anche il petto. «Occhio ai capezzoli, sono delicati,» dice con un sorriso storto che mi ribalta lo stomaco. Chiara si copre d’istinto ma Bianca le blocca i polsi, li tira indietro, le fa inarcare i seni verso di me, quasi a offrirmeli come una preda sacrificale. Io allungo le dita, la schiuma è già quasi sparita, ma ne faccio colare ancora un po’, poi comincio a carezzare i seni piccoli, sodi e perfetti, sentendo sotto la mano il cuore che batte forte e la pelle che si raggomitola ai miei tocchi.
Le mie dita sono leggere, per paura di farle male o forse per paura di farmi scoprire da Bianca, ma la donna mi guarda e scuote la testa: «Non aver paura. Le piace.» Poi si avvicina e, senza avvertimento, afferra un capezzolo di Chiara e lo torce con forza, mentre con l’altra mano la costringe a tenere fermo il petto. Chiara lascia andare un suono strozzato, che non è proprio un urlo ma nemmeno un gemito: una via di mezzo che mi sembra la cosa più vera che abbia mai sentito.
«Continua,» mi ordina. E io continuo: stringo tra le mani i seni di Chiara, li massaggio come avessi paura di romperli, ma scopro che sono forti, che resistono, che anzi sembrano vogliano sempre di più. Bianca mi mette dietro la testa una mano gelida e mi spinge in avanti, mi schiaccia il volto sul petto della ragazza, e sento il suo odore misto a quello del sapone, qualcosa di infantile e animalesco insieme.
Mi trovo a succhiare il capezzolo arrossato senza neanche pensarci, come se fosse la cosa più naturale del mondo, e intanto le dita dell’altra mano scivolano da sole sempre più in basso, lungo la pancia piatta, giù tra le gambe appena socchiuse. Chiara si irrigidisce di nuovo, ma Bianca le accarezza la testa come si fa con un animale da compagnia e la invita a lasciarsi andare. «Fai come se non ci fossi,» le sussurra, ma nessuna delle due può più fingere che tutto questo non sia reale.
Le mie dita incontrano la pelle calda dell’interno coscia, poi sfiorano la fessura umida di Chiara, che sotto il getto caldo della doccia è già completamente bagnata. Ma so bene che non è solo l’acqua: la sento palpitare sotto le mani, la sento quasi vibrare, e l’idea che sia io a farle questo, proprio io, mi fa girare la testa come dopo tre bicchieri a stomaco vuoto.
Bianca mi osserva, sorride compiaciuta. «Entra pure,» mi dice, e sento che la frase significa molto di più di quello che sembra. Obbedisco ancora: l’indice e il medio si fanno largo tra le pieghe molli, incontro un’ostruzione minima e poi scivolo dentro, mentre Chiara si aggrappa ai bordi della doccia, le nocche bianche dallo sforzo. Non so se piange o ride, il viso è bagnato e non solo per l’acqua. Sotto le dita, la sua vagina pulsa di una vita propria, e ogni mio movimento la fa fremere più forte.
L’altra mia mano resta su un seno, lo stringe, lo tormenta, mentre la bocca continua a succhiare e mordicchiare il capezzolo ancora sensibile. Bianca, nel frattempo, si siede accanto a noi sul bordo della vasca e mi prende la mano che prima era piena del seno di Chiara, la guida tra le sue cosce nude, e capisco subito che vuole che la tocchi anche lei. La sua pelle è più ruvida, più calda, e lo capisco subito dal modo in cui mi stringe le dita tra le labbra della vulva, senza alcuna esitazione.
Per un attimo mi sento moltiplicata: una mano tra le cosce di Chiara, una tra quelle di Bianca, la testa conficcata nel petto della ragazza e il resto del corpo sospeso come in una nuvola di vapore. Bianca sussurra parole che non capisco, poi prende a domare il corpo di Chiara con movimenti lentissimi, le strofina il clitoride con l’indice mentre io la penetro piano, senza smettere mai di guardarla negli occhi.
Chiara ora non protesta più. Si lascia andare, mugola piano, assume una postura abbandonata che non ho mai visto in nessuno. Bianca le lecca le lacrime miste a doccia dalle guance, la bacia sulle labbra con una tenerezza spaventosa, e poi le morde il mento. Quando Bianca mi ordina di accelerare il ritmo lo faccio senza domande, la mia mano si muove più veloce, le dita le entrano con facilità mentre sento che qualcosa in lei si tende sempre di più.
Bianca capisce il momento esatto: quando Chiara è vicinissima a venire, le si avvicina e le sussurra all’orecchio: «Se vuoi venire, devi chiederlo. Devi chiederlo a Elena.» Chiara si blocca, cerca il mio sguardo, poi lo abbassa. Mi sento addosso il suo bisogno, la vergogna e l’eccitazione che si intrecciano come cinghie. Bianca insiste: «Chiedi a Elena di farti venire.» Col cuore impazzito, sento la voce di Chiara che tremante mi implora, piano: «Per favore, fammelo fare. Voglio sentire cosa mi fai.» Bianca la premia con un altro schiaffo leggero sulla faccia, poi mi ordina di non fermarmi. E io non mi fermo. Le dita le entrano e le escono, la mano di Bianca stimola il suo clitoride in sincrono, e in pochi secondi Chiara si piega in due a conchiglia, la schiena che si inarca, il respiro che si interrompe come se il mondo perdesse gravità. Viene, e lo fa nel modo più rumoroso, più sfacciato che abbia mai sentito: geme, singhiozza, ride e piange insieme, il corpo che vibra e si contrae, le gambe che mi stringono la mano intrappolata dentro. Bianca la bacia di nuovo—questa volta sulla bocca, profondo e vorace, e io sento che non sto più solo osservando, sto entrando anche io nel vortice, nella stessa corrente che rendeva lucida d’umori la pelle di Chiara.
Quando si calma, Chiara si affloscia come una bambola di pezza, le braccia abbandonate e i capelli bagnati sulle spalle. Bianca la abbraccia da dietro, le sussurra qualcosa che non afferro ma suona come un mantra di conforto, di orgoglio. Poi si volta verso me, con una luce nuova negli occhi, e mi dice a voce bassissima: «Brava. Non credevo che ti saresti spinta così avanti.» Non rispondo, il cuore mi batte ancora nelle orecchie e sento che tra le gambe sono così bagnata che le mie stesse mutandine scivolano appena provo a muovermi.
Ce ne restiamo poco lì, la doccia che scorre ancora, Bianca ci invita a risciacquare Chiara con dolcezza—usiamo solo le mani, niente spugne. Le accarezzo la pelle come si fa con i corpi feriti, cerco di non lasciarmi andare all’istinto di stringerla e leccarla tutta, ma ogni tanto mi tradisco e le sfioro il seno o la pancia con più attenzione del dovuto. Quando spegniamo l’acqua, il vapore ci avvolge tutte e tre in un abbraccio umido e tiepido, e per un attimo non c’è alcun senso di imbarazzo, solo una stanchezza felice.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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