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Sottomessa al Piacere-La Befana- #8di9


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
03.08.2026    |    11.162    |    3 6.0
"Il primo schizzo arriva improvviso, bianco e caldo, e le gocce cadono direttamente sul petto di Chiara, tra i seni nudi tesi per la posizione..."
--MICHELA--

Le altre applaudono, qualcuno batte le mani sul tavolo, il cameriere mi offre un asciugamano per il viso, ma io lo ignoro, voglio che il sapore resti incollato alla mia pelle il più a lungo possibile. La Padrona si ricompone, si passa un dito sulle labbra e assapora la sua stessa umiliazione, incurante di tutto il resto.

«Visto, ragazze?» dichiara, la voce che taglia il silenzio come un bisturi. «Così si gode, così si serve la propria superiora.» Mi inginocchio accanto al suo posto, il respiro lento, il corpo che brucia di adrenalina e di voglia di essere ancora usata. So che non sono stata solo la sua preferita: sono stata la dimostrazione vivente che una donna può distruggere e ricostruire sé stessa tutte le volte che vuole. Straccio, troia, regina, tutto nello stesso pasto.

La risata che si allarga intorno al tavolo è l’eco di una giungla primitiva e inarrestabile. Sento i miei muscoli tesi, la mascella serrata, il cuore che batte sordo come un tamburo di guerra. Chiara mi guarda come se fossi non solo la regina della tavolata, ma una divinità crudele, una divinità affamata dei suoi orgasmi e della sua vergogna. Nei suoi occhi una resa totale, la fame di chi ha deciso di essere sacrificata per il piacere di qualcun altro, e non potrebbe mai più tornare indietro. Sento la sua pelle tremare appena mentre mi avvicino, la bocca invasa dal sapore intenso della Padrona che ancora mi scorre sulle labbra. Quando la bacio, Chiara non trattiene nulla: mi afferra la nuca con le mani affilate, mi spinge la lingua in gola con una disperazione che non è più solo desiderio, ma una vera e propria richiesta di annientamento. Non è più la stagista impacciata che piagnucolava per essere notata; adesso è un animale che ha imparato a godere della propria schiavitù, e dal modo in cui mi stringe sento che nella sottomissione ha scoperto la sua forma di potere.

Attorno a noi le ragazze trattengono il respiro, chi con invidia, chi con una tensione quasi adolescenziale. Nessuno osa interrompere questa nuova geografia di potere che ci ha visto cambiare posto in poche ore. Ma so già che non durerà. So che Daniela non ama le gerarchie stabili: ama frantumarle, ricomporle e polverizzarle ancora senza pietà.
Infatti, la Padrona osserva la scena con un sorriso di chi sta per lanciare un ultimo, devastante colpo di grazia. Mi guarda, poi fissa Chiara, poi di nuovo me, come se stesse scegliendo a chi tra noi due spetta la gloria dell’annientamento finale. In quel momento capisco che la prova non è affatto finita, che mi è concesso solo un attimo di trionfo prima di essere chiamata a collaborare nella distruzione definitiva di Chiara. E io sono pronta: non c’è più pietà in me, solo obbedienza alla volontà della Padrona.

Daniela accavalla le gambe sotto al tavolo, si schiarisce la voce e lancia il comando con una naturalezza che non ammette tentennamenti: «Adesso basta giochi da signorine. Voglio vedere se sapete davvero servire, o se siete solo chiacchiere. Le donne qui presenti prenderanno i cazzi in mano e li masturberanno finché i signori non avranno svuotato ogni goccia addosso a Chiara.» Si volta verso di me, occhi di sfida: «Tu la tieni ferma. Se si ribella, pagherai anche tu.»

L’ordine è così assurdo, così mostruosamente esatto che per un secondo nella stanza cala il gelo. Poi tutte le ragazze si alzano come automi, alcune ridacchiando, altre con un lampo nevrotico negli occhi. Chiara, pietrificata, cerca il mio sguardo come una supplica, come se aspettasse ancora che le offra una via di fuga. Ma non sono più la sua complice, sono il suo carnefice designato. La afferro per i polsi e la adagio supina sul tavolo, la testa piegata di lato, i capelli che si spargono tra i calici rovesciati come una pozza di inchiostro. Le gambe di Chiara vengono aperte e immobilizzate da due ragazze, mentre la Padrona si avvicina ai camerieri e li invita a liberarsi i pantaloni.

Il primo ragazzo si avvicina nervoso, il viso acceso di vergogna e desiderio. È giovane, ha la mano incerta ma il cazzo già teso, la punta lucida di pre-eccitazione. Luciana glielo prende subito in mano, lo massaggia con movimenti da esperta, ridendo a ogni sussulto del giovane. Patrizia si diverte a chiamarla «troia del dipartimento» mentre le schiaccia la faccia sul tavolo e le urla di tenere la bocca aperta. Io assisto a tutto, la mia funzione è tenerla ferma, soffocare i suoi tremori, e sento la sua pelle vibrarmi sotto i palmi come una corda tesa che non cede mai del tutto.

I camerieri si fanno avanti uno dopo l’altro, ognuno diverso nello stile e nella resistenza, ma tutti uniti dalla voglia di vivere una notte da racconto orale, da leggenda privata da raccontare agli amici più fidati. Le donne fanno a gara a chi li fa sborrare per primo, c’è chi accarezza i coglioni con dita sottili, chi gioca con la lingua sulla punta, chi alterna schiaffi e carezze per confondere e sfinire la vittima. Chiara comincia a respirare forte, le guance arrossate, gli occhi pieni di lacrime di tensione e di piacere.

Il primo schizzo arriva improvviso, bianco e caldo, e le gocce cadono direttamente sul petto di Chiara, tra i seni nudi tesi per la posizione. Luciana aumenta il ritmo della mungitura e fa spruzzare il ragazzo per una seconda volta, trascinando la mano su e giù per il piacere degli spettatori. Le altre applaudono, qualcuna si china a raccogliere una goccia con le dita e la porta alla bocca come fosse glassa di pasticceria. Segue il secondo, poi il terzo, poi il quarto: la tela di Chiara si dipinge di sperma, schizzi ovunque, sulle cosce, sulla pancia, persino sulle palpebre chiuse. Lei non si copre mai, non si lamenta nemmeno quando uno dei ragazzi le schizza direttamente in bocca. Anzi, quando la Padrona le ordina di deglutire ogni goccia, lei lo fa senza esitare, con una compostezza da sacerdotessa martirizzata.

Daniela si avvicina con un tovagliolo di lino, lo bagna appena nel vino e poi lo passa con un gesto solenne sulle labbra di Chiara, per ripulirle la bocca ma lasciando ovunque il resto della materia organica. Poi, con uno sguardo che brucia di possesso, le spalma la dolce crema su tutto il corpo con movimenti lenti, quasi materni. Sento il profumo acido dello sperma mescolarsi al Barolo, alla pelle di Chiara, alla mia stessa saliva, ed è un odore che mi si imprimerà nel cervello per sempre.

Quando la tela è completa, la Padrona si inginocchia accanto a Chiara, le prende la testa tra le mani e le sussurra qualcosa che nessun altro può sentire. Poi si rialza, trionfante, e proclama: «Adesso ti rivesti. Non voglio che ti lavi, non voglio che rimuova nemmeno una goccia. Tornerai a casa così, e domani in ufficio voglio ancora sentire l’odore di questa serata sulla tua pelle. Se domani sarai pulita, se avrai anche solo provato a toglierti di dosso quello che hai guadagnato, ti punirò davanti a tutti. E la prossima volta non sarai più la tela, sarai la coppa da cui tutte berranno.»

L’ordine non viene discusso, non viene nemmeno commentato. Tutte e tutti capiscono che questa è la regola nuova, la regola totale: il corpo di Chiara non le appartiene più, appartiene al rito collettivo, a un nuovo codice di umiliazione e piacere. Le ragazze la aiutano a vestirsi: solo la camicetta e la gonna, tutto il resto non è più necessario a parte il plug bianco le tiene ancora il buco del culo spalancato. La seta si macchia subito delle gocce rimaste. Nessuna gliele toglie. Le altre la fissano con occhi che sono insieme compassione e puro appetito animale: domattina, in pausa caffè, sarà la nuova celebrity dell’azienda.

La mia bocca è ancora impastata dal sapore della Padrona. Sento che sto per svenire per la stanchezza (e per il troppo piacere che ogni singolo plug mi ha donato), ma tengo la posizione sulle ginocchia, le mani incrociate dietro la schiena, i seni che oscillano pesanti e roventi. Anche Daniela sembra soddisfatta. Chiede il conto con una scocciata eleganza, come se una cena trasformata in sabba non fosse altro che la noiosa conclusione di una trattativa d’affari. Quando il totale della serata arriva, con la mancia e i danni dei piatti rotti, la Padrona ride e lo paga con un sorriso che non ammette repliche.

*** NOTE ***

---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del natale 1999, siamo giunti al nuovo anno. Un 2000 che avrà nuovi stimoli e occasioni perverse di raccontare l'evoluzione di Michela, ma non solo.
Iniziamo l'anno nel modo più corretto e peccaminoso possibile, dal 6 Gennaio. La storia sarà suddivisa in 9 parti e come al solito rimanete connessi e commentate ogni singolo capitolo.

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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